L’entrata in vigore della Legge 15 aprile 2024, n. 55 ha segnato una svolta storica: per la prima volta le professioni educative e pedagogiche sono state ricondotte a un ordinamento unitario, con l’istituzione degli albi e dell’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative. Un passaggio atteso da anni da migliaia di educatori professionali socio-pedagogici e pedagogisti.
A quasi due anni dall’approvazione, tuttavia, il percorso attuativo non è ancora giunto alla piena operatività. In questo contesto si inserisce il DDL 1712/2025, attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato, che dichiara l’obiettivo di “sbloccare” la fase transitoria. Ma il testo solleva interrogativi rilevanti sul piano organizzativo, identitario e democratico.
Un albo unico… ma diviso
La Legge 55/2024 aveva previsto due albi distinti (pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici) all’interno di un unico Ordine.
Il DDL 1712 propone invece un albo strutturato in sezioni e sottosezioni, distinguendo tra:
- educatore professionale socio-pedagogico;
- educatore dei servizi educativi dell’infanzia;
- pedagogista.
Il rischio è quello di mantenere una distinzione formale tra educatori che operano in ambiti differenti, con possibili ricadute sulla mobilità professionale e sull’unitarietà della figura educativa. In concreto, si potrebbe creare una segmentazione che non risponde a una visione organica della professione, ma a una logica meramente classificatoria.
Nel sistema integrato 0-6, disciplinato dal Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65, la coerenza delle competenze educative rappresenta un elemento strategico. Introdurre nuove distinzioni potrebbe generare incertezza interpretativa nei territori.
Governance regionale: il rischio di ingovernabilità
Un secondo nodo riguarda il sistema elettorale dei Consigli regionali dell’Ordine.
Il testo prevede liste, ma con voto su preferenze individuali limitate. Questo meccanismo potrebbe produrre consigli frammentati, con maggioranze instabili e difficoltà decisionali. Per una professione che sta costruendo ora la propria architettura ordinistica, la stabilità degli organi è un elemento essenziale.
Al contrario, sul piano nazionale il sistema ipotizzato rischia l’effetto opposto: concentrazione del potere nella lista vincente e riduzione del pluralismo interno.
Il paradosso è evidente: frammentazione a livello regionale, accentramento a livello nazionale.
La fase transitoria: una duplicazione che rallenta
Uno degli aspetti più delicati riguarda la gestione della fase transitoria.
La Legge 55/2024 aveva previsto commissari nominati dai Presidenti dei Tribunali per la formazione degli albi e l’avvio delle elezioni.
Il DDL 1712 introduce invece una commissione ministeriale di 30 membri con poteri estesi, inclusa la verifica dei requisiti degli iscritti già esaminati in sede territoriale.
Questo comporta:
- duplicazione delle verifiche;
- allungamento dei tempi;
- possibile sovrapposizione di funzioni tra organi tecnici e funzioni tipicamente elettive.
In un momento in cui migliaia di professionisti attendono l’operatività piena dell’Ordine, ogni ulteriore passaggio rischia di tradursi in un rinvio.
Una professione strategica per scuola e welfare
Il dibattito non è solo ordinistico. Riguarda il ruolo delle professioni educative nel sistema Paese.
Educatori professionali socio-pedagogici e pedagogisti operano:
- nei servizi 0-6;
- nei contesti scolastici;
- nei servizi sociali e socio-sanitari;
- nei progetti PNRR e negli Ambiti Territoriali Sociali.
La Legge 55/2024 aveva dato una cornice giuridica stabile a queste professionalità. L’obiettivo ora dovrebbe essere rendere operativa quella cornice, non modificarne l’assetto con soluzioni che rischiano di riaprire il confronto identitario.
La questione centrale: attuare o riscrivere?
La domanda che il legislatore è chiamato a porsi è semplice: serve davvero una riscrittura così ampia, o basterebbe completare l’attuazione della normativa vigente con il regolamento elettorale?
L’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative rappresenta una conquista per il sistema educativo italiano. La priorità oggi dovrebbe essere garantire tempi certi, chiarezza normativa e stabilità istituzionale.
Il mondo della scuola e dei servizi educativi osserva con attenzione. Perché dietro le norme non ci sono solo assetti organizzativi, ma professionisti che quotidianamente operano per l’attuazione concreta dei principi costituzionali di uguaglianza, inclusione e diritto all’educazione.
Alessandro Prisciandaro
Presidente Nazionale APEI
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