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Pedagogy and Artificial Intelligence: between immediacy and critical reflection

By Editorials by Apei National President52 Comments

Alessandro Prisciandaro, presidente nazionale Apei

L’intelligenza artificiale generativa (IAg) ha reso l’informazione accessibile in modo immediato e capillare. Tuttavia, la velocità con cui le risposte vengono prodotte rischia di sostituire la profondità cognitiva con l’immediatezza. Se, come evidenziato da studi internazionali, solo una minoranza di utenti verifica e confronta le informazioni ricevute da un chatbot, si apre una questione pedagogica cruciale: come evitare che l’automatizzazione del sapere conduca a una riduzione del pensiero critico e alla creazione di soggetti cognitivamente eterodiretti.

Recenti studi (MIT Media Lab, 2024) mostrano che l’uso non guidato dell’IA riduce il coinvolgimento cognitivo e la varietà espressiva dei testi prodotti. Una rassegna sistematica del 2024 conferma che l’over-reliance all’IA può compromettere capacità analitiche e decisionali. Al contempo, istituzioni come UNESCO e OECD hanno richiamato la necessità di sviluppare competenze di AI literacy, fondamentali per integrare pensiero critico, etica e verifica delle fonti nei processi educativi.

Nel luglio 2025, l’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (APEI) ha realizzato un questionario online sull’uso dell’IA, che ha raccolto oltre 500 risposte da educatori e pedagogisti in Italia. L’obiettivo era esplorare le pratiche, le percezioni e le esigenze formative della categoria.

– Diffusione: 46% usa l’IA saltuariamente, 22% regolarmente, 27% ne ha sentito parlare ma non la usa, 5% non la conosce.
– Ambiti di utilizzo: scrittura e revisione testi (29%), progettazione educativa (27%), aggiornamenti normativi (25%), nessun uso specifico (29%).
– Progettazione educativa: 36% non l’ha mai usata ma vorrebbe provarla, 30% la usa qualche volta, 22% non la ritiene utile, 12% la usa spesso.
– Efficienza: 38% dichiara risparmio di tempo parziale, 29% significativo, 28% non saprebbe valutare.
– Fiducia: 67% solo dopo verifica, 22% poca, 6% nulla, 5% completa.
– Qualità percepita: 53% vede benefici solo con uso critico, 18% solo in alcuni contesti, 16% indecisi, 13% rischio di banalizzazione.
– Formazione: quasi 80% richiede percorsi mirati (55% se accessibili, 28% assolutamente, 11% non interessati).

L’indagine evidenzia tre aspetti chiave: 

  • la curiosità diffusa ma accompagnata da scarsa fiducia; 
  • il rischio di omologazione educativa derivante dall’uso dell’IA per testi e progetti;
  • una forte domanda formativa che segnala la necessità di linee guida e percorsi pedagogici di accompagnamento. La pedagogia è dunque chiamata a un ruolo attivo: non subire l’IA, ma integrarla criticamente per stimolare riflessione, autonomia e pluralità delle fonti.

L’IA generativa non sostituirà l’educatore, ma rischia di creare una cultura pedagogica omologata. La pedagogia deve insegnare a utilizzare l’IA senza subirla, promuovendo lentezza del pensiero, confronto tra pari e spirito critico. In questo senso, la pedagogia rappresenta una garanzia per la democrazia e per la formazione di cittadini capaci di discernimento, non di mera accettazione passiva.