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ICF: Nuovi Orizzonti Pedagogici in Ambito Sanitario

By 2/2025No Comments

Titolo: ICF: Nuovi Orizzonti Pedagogici in Ambito Sanitario

Title: ICF: New Educational Horizons in Healthcare

Autore: Valeria Della Porta

Come citare: Della Porta, V. (2025). ICF: Nuovi orizzonti pedagogici in ambito sanitario. Quaderni di Pedagogia e Pratiche Educative, 1(2). https://www.quadernidipedagogia.it/icf-nuovi-orizzonti-pedagogici-in-ambito-sanitario/

Sintesi
Nel 2001 durante la 54° Assemblea Mondiale della Sanità si approvò un nuovo strumento di Classificazione Internazionale del funzionamento della disabilità e della salute (ICF) che riguarda tutti gli individui e non solo quelli disabili. Venne indicato un approccio biopsicosociale alla persona, con uno sguardo molto più pedagogico che clinico. Con successiva integrazione, nel 2027, dell’ICF-CY (International Classification of Functioning, Disability and Health – Children e Youth), la disabilità è vista come un fenomeno sociale multidimensionale, come una condizione di salute che può influenzare la partecipazione sociale e l’attività di un individuo, in relazione a fattori contestuali, ovvero ambientali e personali, concretizzandosi nel concetto
di inclusione, globalità e corresponsabilità. La salute diventa uno stato del funzionamento umano che coinvolge l’intera persona nel suo ambiente di vita.
Ciò aiuta a pensare al di là di un modello strettamente medico, soprattutto dove ci sono classificazioni medicalizzanti usate per la certificazione degli alunni, che stigmatizzano la diversità del comportamento e dell’apprendimento. La Diagnosi clinica non è fondamentale in ambito educativo, perché, sia per il pedagogista che per l’educatore prof.le socio-pedagogico, la persona è vista come un’unità nella quale tutto è connesso, nell’interazione tra organi, funzioni e capacità.
Occorre conoscere il retroterra culturale, economico ed affettivo, che rappresentano il “pane quotidiano” degli educatori prof.li socio-pedagogici e dei pedagogisti, formati per focalizzarsi sull’ambiente esterno del
soggetto e non a cercare prioritariamente un eventuale disturbo dentro di lui, coinvolgendo le energie
solidali e professionali del territorio allo scopo di promuovere una comunità educante per la prevenzione
primaria e secondaria, anche attraverso il supporto fra pari.

Parole chiave: Biopsicosociale, Neurosviluppo, Socio-educativo, Neuropsichiatria infantile, Pedagogia


Abstract
In 2001, the 54th World Health Assembly approved a new International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF) tool, which addresses all individuals, not just those with disabilities. It advocated a biopsychosocial approach to the individual, with a much more pedagogical than clinical focus.
In 2027, with subsequent integration of the ICF-CY (International Classification of Functioning, Disability and Health – Children and Youth), disability has been framed as a multidimensional social phenomenon, a health condition that can influence an individual’s social participation and activity, depending on contextual factors, both environmental and personal, embodied in the concepts of inclusion, globality, and coresponsibility.
Health becomes a state of human functioning that involves the entire person in their living environment.
This focus helps thinking beyond a strictly medical model, especially where medicalized classifications,
used to certify students, stigmatize diversity in behavior and learning. Clinical diagnosis is not essential in the educational field. For both educationalists and socio-pedagogical educators, the individual is viewed as a unity in which everything is connected, in the interaction between organs, functions, and abilities. It is essential to understand the cultural, economic, and emotional background, which constitutes the “daily bread and butter” of socio-pedagogical educators and pedagogists. They are trained to focus on the individual’s external environment and not to primarily seek out a possible internal disorder, engaging the solidarity and professional energies of the local community, with the aim of promoting an educational community for primary and secondary prevention, including through peer support.

Keywords: Biopsychosocial, Neurodevelopment, Socio-educational, Child neuropsychiatry, Pedagogy

Bibliografia

Amendola, S. (2022). Neuropedagogia, Emozioni, Apprendimento. Edizioni ASPaideia.

Bernardoni, A. (1975). La psichiatria contro la scuola. Arti grafiche Conegliano.

Bernardoni, A. (2018). La vita quotidiana come storia senza paura e senza psichiatria. Edizioni ETS.

Canevaro, A. (2006). Pedagogia speciale: la riduzione dell’handicap. Erickson.

Nicodemo, G. (2018). Educatori professionali tra socio-assistenziale e socio-sanitario: Le modifiche intercorse nel 2017. Qualeducazione, 36(2), 167–171.

Organizzazione Mondiale della Sanità. (2007). ICF-CY. Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute – Versione per bambini e adolescenti. Erickson.

Organizzazione Mondiale della Sanità. (2021). Guida ai servizi di salute mentale nelle comunità: Promuovere approcci centrati sulla persona e basati sui diritti. https://www.who.int/publications/i/item/9789240025707.

Russo, L. (2021). Progetto P.I.P.P.I. (Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione). Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Sen, A. (2010). La misura della nostra vita. Mondadori.

Vygotskij, L. S. (1986). La tragedia di Amleto. Editori Riuniti.

Vygotskij, L. S. (1987). Fondamenti di difettologia. Bulzoni.

Vygotskij, L. S. (1990). Pensiero e linguaggio. Laterza

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Editoriale. Una rivista che intende restituire all’esperienza il suo valore intrinseco

By 2/2025No Comments

Titolo: Una rivista che intende restituire all’esperienza il suo
valore intrinseco

Autore/i: Gianvincenzo Nicodemo

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Sintesi

L’editoriale presenta la rivista Quaderni di pedagogia e pratiche educative, nata per valorizzare l’esperienza concreta di educatori e pedagogisti, spesso poco rappresentata rispetto alla teoria nel panorama scientifico.

Promossa dall’APEI, è una rivista scientifica con revisione a doppio cieco, ma anche una “rivista di comunità” che raccoglie contributi direttamente dai professionisti. Il suo riferimento teorico è l’epistemologia della pratica, secondo cui il sapere nasce dall’azione e dalla riflessione sull’esperienza; per questo il racconto delle pratiche è considerato una vera forma di conoscenza.

La rivista mira a rafforzare la comunità professionale attraverso il confronto e la condivisione, contribuendo alla costruzione dell’identità degli educatori.

I contenuti includono: esperienze educative, ricerche applicate, contributi teorici e recensioni. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento per una cultura educativa basata sull’esperienza e sul dialogo.

Abstract

The editorial presents the journal Quaderni di pedagogia e pratiche educative, created to highlight the concrete experience of educators and pedagogists, which is often underrepresented compared to theory in the scientific landscape.

Promoted by APEI, it is a scientific journal with double-blind peer review, but also a “community journal” that gathers contributions directly from professionals. Its main theoretical reference is the epistemology of practice, according to which knowledge arises from action and reflection on experience; for this reason, the narration of practices is considered a true form of knowledge.

The journal aims to strengthen the professional community through dialogue and sharing, contributing to the development of educators’ professional identity.

Its contents include: educational experiences, applied research, theoretical contributions, and book reviews. The goal is to become a reference point for an educational culture based on experience and dialogue.

Keyword Editoriale, Pedagogia, pratica professionale, esperienze pedagogiche, pedagogia professionale

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Rimettere al centro la pedagogia: una risposta educativa alla tragedia di La Spezia

By NewsNo Comments

di Samuele Amendola, Pedagogista


La tragica morte dello studente di 18 anni accoltellato in classe da un suo coetaneo all’Istituto Professionale “Domenico Chiodo” di La Spezia scuote profondamente non solo la comunità scolastica locale, ma l’intero Paese. Un giovane ha perso la vita in un luogo che dovrebbe rappresentare crescita, relazione e futuro; una ferita profonda che interroga tutti noi, come cittadini e come adulti responsabili dei percorsi educativi delle nuove generazioni.

Di fronte a eventi così drammatici, le prime risposte pubbliche tendono spesso a concentrarsi sul rafforzamento delle misure di sicurezza, sull’inasprimento dei controlli o sull’introduzione di nuove forme di repressione. Pur riconoscendo l’importanza di prevenire l’ingresso di oggetti pericolosi negli spazi scolastici, è necessario affermare con chiarezza che una tragedia di questa portata non può essere letta esclusivamente in termini di ordine pubblico. Ridurre la complessità educativa a una questione di sicurezza rischia di spostare lo sguardo dalle vere domande: che cosa sta accadendo nella quotidianità degli adolescenti? Quali solitudini, assenze educative, bisogni non ascoltati attraversano oggi la scuola?

La scuola non è e non deve diventare un luogo blindato. È, prima di tutto, una comunità educativa, uno spazio di relazioni quotidiane in cui si apprendono non solo contenuti disciplinari, ma modi di stare con gli altri, di affrontare anche le situazioni conflittuali, di dare senso alle emozioni. In questa prospettiva, la risposta più urgente non è solo normativa o repressiva, ma profondamente pedagogica.

È indispensabile riconoscere la necessità di una presenza strutturale di pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici all’interno delle scuole. Queste figure possono accompagnare nella quotidianità il percorso di crescita degli adolescenti e delle loro famiglie, leggendo i bisogni educativi emergenti, sostenendo i docenti nella relazione educativa e offrendo spazi di ascolto e di mediazione pedagogica.

In questo quadro, assume un ruolo centrale l’importanza di discutere in classe di quanto accaduto, non per spettacolarizzare il dolore, ma per condividerlo e quindi alleviarlo. Le assemblee di educazione reciproca, se pensate e condotte con intenzionalità pedagogica, diventano luoghi fondamentali di crescita.

Di fronte a eventi forti o vissuti come totalizzanti, gli adolescenti vivono emozioni intense, spesso contrastanti: paura, rabbia, smarrimento, senso di ingiustizia. Dal punto di vista pedagogico, è essenziale creare spazi che permettano di trasformare le emozioni in sentimenti attraverso la parola.

Senza questo passaggio, il rischio è che queste esperienze restino confinate a un livello istintivo e impulsivo, legato al primo sistema di segnalazione del nostro organismo. Le assemblee di educazione reciproca, facilitate da pedagogisti ed educatori professionali, accompagnano invece gli studenti verso il secondo sistema di segnalazione, quello del linguaggio e del pensiero razionale.

Dare parola a ciò che si prova significa rendere l’esperienza  pensabile, comunicabile e condivisibile. Parlare non è un atto accessorio: è un processo educativo di regolazione emotiva e di costruzione di consapevolezza.

Rimettere al centro la pedagogia significa spostare lo sguardo dal controllo dei comportamenti alla cura dei processi di crescita. Non reprimere ciò che si vive in termini emozionali, ma accompagnare verso il pensiero; non etichettare il disagio, ma offrirgli parole; non rispondere alla violenza solo con barriere, ma con relazioni educative significative.

classe che discute in cerchio

Educare ai sentimenti per ricostruire la scuola come comunità: la sfida pedagogica del nostro tempo

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di Samuele Amendola – Pedagogista ed Educatore –  Vicepresidente Nazionale APEI e Presidente APEI Sicilia

Nel cuore della scuola italiana si apre oggi una sfida di fondamentale importanza pedagogica: restituire centralità all’educazione alle relazioni e ai sentimenti in quanto fondamento dell’intero processo di apprendimento di un essere umano. Una sfida che non può riguardare un settore specialistico né l’inserimento a scuola di una disciplina aggiuntiva, ma che chiama in causa l’identità culturale e pedagogica della scuola stessa. Come emerge chiaramente dall’articolo del pedagogista Samuele Amendola, in pubblicazione sul prossimo numero della rivista scientifica Quaderni di pedagogia e pratiche educative, dal titolo “Educazione alle relazioni e ai sentimenti come sfondo integratore dell’apprendimento”, la dimensione relazionale, delle emozioni e dei sentimenti, non può essere trattata come una “materia” separata, né delegata ad interventi sporadici tenuti da presunti esperti. Deve rappresentare, invece, lo sfondo integratore che permette ai saperi di diventare esperienza, significato e quindi crescita e che fa sì che le esperienze di vita quotidiane e le biografie personali trovino riscontro ed occasioni di confronto nei contenuti delle discipline curriculari. In un tempo segnato dalla fluidità relazionale, dalla solitudine educativa, dall’assenza di punti di riferimento e dall’impoverimento dei legami comunitari, la scuola è chiamata a recuperare la sua funzione più autentica: essere luogo di formazione integrale della persona, dove mente, cuore e relazione procedono insieme. Questa visione è profondamente pedagogica: non riguarda “l’emozionalismo”, ma il riconoscimento che ogni apprendimento nasce e si sviluppa in un contesto di relazione significativa.

Perché “educazione sessuo-affettiva” è un’espressione fuorviante

Nel dibattito educativo contemporaneo si utilizza sempre più spesso l’espressione educazione sessuo-affettiva. Tuttavia, dal punto di vista pedagogico, questo termine presenta molte criticità. In primo luogo, esso rischia di ridurre l’educazione ai sentimenti e alle relazioni alla sola dimensione della sessualità, subordinando l’esperienza relazionale a un ambito specifico anziché riconoscerla come sfondo formativo dell’intera crescita umana, all’interno di quella che Maria Montessori definiva “educazione cosmica”. Inoltre, l’educazione sessuo-affettiva spesso si traduce in interventi informativi o tecnicistici perdendo di vista la dimensione educativa autentica, che consiste nell’accompagnare pedagogicamente i processi di consapevolezza, di riflessione e maturazione relazionale nel tempo. Questa impostazione favorisce anche una frammentazione dell’azione educativa, affidata a interventi episodici e separati dal curricolo scolastico. Per questo è pedagogicamente più corretto parlare di educazione alle relazioni e ai sentimenti, collocando la sessualità all’interno di un orizzonte di senso più ampio.

I sentimenti come trama educativa dell’apprendimento

L’educazione ai sentimenti, nella sua valenza pedagogica, non coincide con l’immediatezza delle emozioni, in quanto, come ricorda Bauman, “le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”: è un processo culturale, relazionale e valoriale, quindi educativo, che permette alla persona di orientarsi nel mondo, di dare senso alle esperienze e di costruire la propria personalità. L’articolo richiama con chiarezza come il sentimento diventi strumento educativo, attraverso il quale l’alunno impara a conoscere se stesso e gli altri e a vivere in una comunità fondata sulla responsabilità e sul rispetto di tutti e di ciascuno. Non si tratta di “insegnare” ciò che si prova, ma di creare ambienti che favoriscano la maturazione dei sentimenti, trasformando l’aula in una comunità riflessiva in cui ogni esperienza, come il dialogo, il conflitto, la cooperazione, la cura educativa, diventi occasione di crescita condivisa. Una scuola che assume questa prospettiva non aggiunge un nuovo contenuto al curricolo ma lo trasforma dandogli una cornice di senso più ampia e legata alle esperienze di vita degli alunni. Letteratura, storia, scienze, educazione civica, arte, musica, educazione motoria: ogni disciplina diventa un laboratorio di umanità, un contesto in cui il sapere disciplinare incontra le dimensioni etiche, relazionali e sentimentali dell’esperienza scolastica e più in generale umana.

Corresponsabilità e autenticità pedagogica

Una delle riflessioni più attuali dell’articolo riguarda la scuola come comunità educante: un ambiente in cui docenti, famiglie, educatori, dirigenti e studenti condividono la responsabilità della crescita. La relazione educativa viene riconosciuta come incontro autentico, luogo in cui l’alunno si sente visto, ascoltato e accompagnato. Non esiste educazione ai sentimenti senza coerenza educativa degli adulti: la qualità delle relazioni tra gli adulti nella scuola è la prima forma di testimonianza pedagogica per gli studenti.

Perché servono le Unità di Pedagogia Scolastica

Uno dei punti più innovativi riguarda il ruolo delle Unità di Pedagogia Scolastica, composte da pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici, viste come risorsa strategica per la scuola di oggi. Il documento sottolinea come queste figure garantiscano una lettura pedagogica dei bisogni educativi e un accompagnamento competente nella costruzione di percorsi relazionali. La loro presenza non risponde a un’emergenza, ma a una visione: promuovere benessere scolastico, prevenire il disagio attraverso la progettazione pedagogica e quindi prevenzione educativa primaria, sostenere la didattica relazionale dei docenti, costruire alleanze significative con le famiglie e il territorio.

Superare il tecnicismo: l’educazione non è un “protocollo”

Il documento mette in guardia dal rischio sempre più evidente di tecnicizzazione dell’educazione ai sentimenti. Quando la scuola affida questo compito a interventi estemporanei o programmi standardizzati, si perde la dimensione formativa profonda che deriva da una relazione educativa costante, riflessiva, guidata da intenzionalità pedagogica. Educare ai sentimenti richiede continuità, progettualità pedagogica e professionalità educativa, non attività occasionali. Non si tratta di aggiungere ore, ma di trasformare lo sguardo: vedere nella quotidianità scolastica, nei gesti, nelle parole, nei conflitti, nei silenzi, il vero terreno educativo e formativo.

Verso una pedagogia umanistica del sentire e dell’incontrare

L’orizzonte che emerge è quello di una pedagogia umanistica, che restituisce all’educazione la sua missione originaria: formare l’umano nell’uomo. Una scuola che educhi al sentire, al pensare, al vivere insieme; una scuola che sappia generare significati, responsabilità, relazioni; una scuola che aiuti bambini e ragazzi a costruire un progetto di vita fondato sulla dignità, sul rispetto, sulla solidarietà. Educare ai sentimenti significa, in definitiva, aiutare la vita. Significa offrire agli studenti non solo strumenti per conoscere il mondo, ma anche per abitarlo con consapevolezza, empatia, senso di comunità.

Per una scuola che fa crescere persone

La scuola che vogliamo costruire non è quella che moltiplica contenuti, ma quella che moltiplica significati. Non è la scuola che parla ai ragazzi, ma quella che parla con loro. Non è la scuola che riempie, ma quella che accompagna. E questa trasformazione, culturale prima che organizzativa, può diventare realtà solo mettendo al centro la pedagogia e valorizzando le professionalità educative all’interno di una comunità scolastica che cresce e apprende insieme.

Sicurezza e cultura: il valore del contributo pedagogico in un contesto tecnico 

By 1/2025No Comments

Sicurezza e cultura: il valore del contributo pedagogico in un contesto tecnico 

Safety and culture: the value of pedagogical input in a technical context 

Ramona Fossa 

Abstract. L’articolo espone la collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri di Genova per la redazione di un progetto educativo e di prevenzione sulla sicurezza con approccio pedagogico. 

Dimostro come la sicurezza, oltre l’adempimento tecnico, diventi cultura condivisa attraverso obiettivi educativi chiari, linguaggi accessibili e metodologie attive. 

Parole chiave: Pedagogia; sicurezza; cultura della prevenzione; interdisciplinarità; progettazione educativa; educazione civica; inclusione scolastica. 

Abstract. This paper reports on the collaborative initiative the Order of Engineers of Genoa for the drafting of an educational and prevention project on safety with the pedagogical approach. 

It illustrates how safety, beyond mere technical compliance, can be cultivated as a shared culture through well-defined educational objectives, accessible communication, and proactive methodological strategies. 

Keywords: Pedagogy; safety; prevention culture; interdisciplinarity; educational planning; civic education; school inclusion.