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Numero 2 / 2025. Chi l’ha detto che non si può

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Numero 2 / 2025. Chi l’ha detto che non si può? Educatori professionali socio-pedagogici e pedagogisti nei servizi socio-sanitari e della salute

Numero 2/2025 (numero intero)

EDITORIALE:


CONTRIBUTI SCIENTIFICI:

  1. Educazione alle relazioni e ai sentimenti come sfondo integratore dell’apprendimento Samuele Amendola
  2. Salute Mentale di Comunità: un’esperienza di ri-generazione di spazi e relazioni – Paola Rosiello
  3. “ADHD” o incompleti processi evocativi? “Iperattività” pedagogica nel tempo e nello spazio – Annamaria Barbieri, Ermanno Taracchini
  4. L’applicazione della teatroterapia nella formazione delle équipe multidisciplinari nei contesti socio-sanitari: un’esperienza nei Servizi per le Dipendenze (SER.D) del Friuli-Venezia Giulia, Italia – Moreno Castagna
  5. ICF: Nuovi Orizzonti Pedagogici in Ambito Sanitario – Valeria Della Porta
  6. L’inserimento dell’Educatore Professionale Socio-Pedagogico nel CCNL Sanità Pubblica: analisi normativa, valenza – Moreno Castagna
  7. Il PAPS come approccio pedagogico operativo: riflessioni sul ruolo dell’educatore socio-pedagogico nei contesti di confine – L. Pavanì
  8. Metodologia Freinetiana per riattivare la progettualità nelle persone con demenza – M. Moretti
  9. Dal sapere medico al sapere pedagogico: la medicina narrativa come via per una medicina di genere inclusiva – Evelyn Grazia Nericcio
  10. Prendere forma: neuroplasticità e pratica deliberata per il gesto grafico – Camilla Sciandra
  11. L’Educatore Professionale Socio Pedagogico e il suo ruolo nella partita dell’educazione e della riabilitazione: Quanti e quali giocatori occupano il campo negli ambiti socio sanitari? – Stefano Truccolo

Violenza a scuola e crisi educativa: il prezzo del vuoto formativo ed educativo

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di Assunta Di Basilico

Il recente episodio di violenza avvenuto in un istituto scolastico di Trescore Balneario, sul quale sono ancora in corso gli accertamenti, ha scosso profondamente il Paese e riaperto una domanda che non può più essere elusa: che cosa sta accadendo oggi dentro il mondo giovanile, se anche in età così precoci la rabbia può assumere forme tanto dure e tanto estreme?

Di fronte a fatti di questa gravità, la prima reazione pubblica è spesso quella dell’indignazione, seguita dall’invocazione di norme più severe. Le norme servono, i confini servono, la chiarezza delle conseguenze serve. Ma una riflessione pedagogica seria ha il dovere di dire che la sola punizione non basta. Può contenere il fatto, ma non genera da sola trasformazione interiore. Quando la violenza emerge così presto, il problema non è soltanto disciplinare: è anche educativo, relazionale, simbolico e culturale.

La vera domanda, allora, non è solo come reprimere dopo, ma come prevenire prima. La rabbia dei bambini e degli adolescenti non nasce all’improvviso nel momento in cui esplode. Spesso cresce nel tempo, nel vuoto della parola, nella fragilità dei legami, nella difficoltà a tollerare il limite, nella fatica a riconoscere l’autorità, nella mancanza di luoghi autentici di ascolto, di dialogo e di contenimento educativo.

Quando perfino i più giovani iniziano a esprimere condotte di microcriminalità, sfida o vendetta, non siamo davanti soltanto a singoli episodi: siamo davanti a un segnale che interroga la tenuta complessiva del patto formativo.

Ed è qui che si apre un punto decisivo, troppo spesso aggirato.

La scuola, in molti contesti, rischia di perdere il proprio centro. Non perché manchino formalmente norme, progetti o riferimenti di cittadinanza: l’educazione civica è prevista per legge dal 2019 e, dal 2024, è stata anche accompagnata da nuove linee guida nazionali; inoltre, dal 2024 è intervenuta una riforma che ha inciso anche sulla valutazione del comportamento. Il nodo, però, non è l’esistenza formale degli strumenti. Il nodo è la loro resa sostanziale nella vita quotidiana della scuola.

Quando l’istituzione scolastica viene appesantita da un eccesso di progettualità frammentata, da continue sovrapposizioni organizzative, da un “progettificio” che moltiplica iniziative ma riduce il tempo disteso della relazione educativa, del dialogo, della didattica viva e dell’autorevolezza quotidiana, allora si produce un danno silenzioso ma profondissimo. Non è una critica ai progetti utili in sé. È una riflessione sul rischio che il mezzo occupi il posto del fine.

La scuola non può diventare un contenitore dispersivo di attività che sottraggono respiro alla sua missione essenziale. La sua missione è istruire, formare, educare al pensiero, al linguaggio, al limite, alla convivenza, al rispetto.

Quando il tempo della vera didattica si restringe, quando la relazione educativa si indebolisce, quando l’ordine disciplinare viene percepito come accessorio e non come struttura della crescita, allora la scuola smette gradualmente di essere luogo di orientamento forte e diventa, agli occhi di molti studenti, uno spazio opaco, demotivante, poco significativo. I dati pubblici mostrano che il disagio scolastico non coincide solo con gli episodi estremi.

Nell’anno scolastico 2024/2025, secondo Istat, il 12,3% degli studenti del terzo anno della secondaria di primo grado è a rischio di dispersione implicita; nell’ultimo anno della secondaria di secondo grado la quota è dell’8,7%. Si tratta di indicatori che parlano di fragilità reali nei percorsi di apprendimento e di tenuta educativa, anche quando non sfociano in gesti clamorosi. Per questo il punto non è scegliere tra prevenzione e fermezza.

La vera fermezza educativa nasce proprio dalla prevenzione: da adulti autorevoli, da relazioni continue, da una scuola che torna a parlare con chiarezza, a contenere con coerenza, a educare con presenza. Una scuola meno dispersa e più centrata. Meno affaticata da sovrastrutture e più capace di dedicare tempo alla didattica, alla disciplina giusta, all’ascolto, alla parola, alla corresponsabilità con le famiglie. La generazione precedente, pur con i suoi limiti, ha conosciuto più chiaramente l’idea della scuola come istituzione di formazione.

Oggi molti ragazzi sembrano invece viverla come un obbligo svuotato di significato, un passaggio da subire più che un luogo in cui crescere. Non si tratta di idealizzare il passato né di demonizzare il presente. Si tratta di riconoscere che, se la scuola perde autorevolezza culturale e tempo educativo reale, anche la motivazione degli studenti si indebolisce, e con essa si indebolisce la funzione preventiva dell’istruzione.

Il danno più grave, allora, non è soltanto quello prodotto dai singoli episodi di violenza. Il danno più grave è quello che lentamente colpisce l’istruzione quando essa smarrisce il proprio baricentro pedagogico. Una scuola che non ha più tempo sufficiente per educare davvero, per dialogare davvero, per insegnare davvero, è una scuola esposta a una progressiva perdita di forza formativa.

Ed è proprio qui che occorre intervenire: non soltanto con risposte emergenziali, ma con una restituzione coraggiosa di centralità alla didattica, alla relazione, all’educazione civica vissuta come pratica quotidiana, all’ordine disciplinare giusto, alla presenza adulta e alla prevenzione. Perché la violenza non si contrasta solo quando irrompe. Si contrasta molto prima, nel modo in cui scegliamo di abitare la scuola.

La Giornata dell’Educazione 2026: una celebrazione che nasconde un’inquietante sottrazione di campo professionale

By Editorials by Apei National President3 Comments

La Giornata Internazionale dell’Educazione, celebrata ogni 24 gennaio per volontà dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per riconoscere il valore dell’educazione come diritto umano fondamentale e motore di pace e sviluppo, quest’anno ha visto una presenza assertiva e sistematica di dichiarazioni e interventi da parte di psicologi e associazioni di psicologia che legano l’educazione alla salute mentale, ampliando così la portata della psicologia ben oltre i confini della disciplina sanitaria.

Nel corso delle ultime settimane, numerose dichiarazioni di professionisti in ambito psicologico – spesso riprese dai media e dalle agenzie di stampa – hanno enfatizzato il ruolo della psicologia come elemento centrale nei processi educativi. Un esempio significativo è l’intervento di Francesca Mastrantonio, psicologa e psicoterapeuta, che definisce la Giornata come “una sfida educativa e di salute collettiva”, sostenendo che “il disagio giovanile” attuale sia anche risultato di un “vuoto educativo” che la psicologia potrebbe colmare attraverso competenze emotive e relazionali.

In linea con questa narrazione, emerge una visione in cui l’educazione non è più una sfera di attività e sapere dominata dalla scienza pedagogica, ma viene progressivamente ricodificata come terreno di intervento e competenza psicologica – e più genericamente “salutistico-psicologico”. Tale spostamento, spesso non dichiarato ma implicito, non è un semplice ampliamento interdisciplinare: è un tentativo di ridefinire la proprietas intellectualis dell’educare.

La psicologia, infatti, in quanto professione sanitaria, ha un ruolo imprescindibile nella cura, nella diagnosi e nel trattamento di disagio mentale e disturbi psicologici. Al contrario, la pedagogia è la scienza dell’educazione, con competenze specifiche relative alla progettazione culturale e formativa dei processi di apprendimento, delle relazioni educative e dei sistemi educativi. I professionisti abilitati in questo ambito – gli Educatori Professionali socio-pedagogici (EPsp) e i Pedagogisti – sono formati e regolamentati proprio per queste competenze. Questa distinzione non è mera gerarchia accademica ma fondamento epistemologico di due ordini di sapere e di pratica professionale.

Eppure, osservando l’uso mediatico e istituzionale del linguaggio in occasione della Giornata di quest’anno, sembra che la psicologia stia cercando di legittimarsi come centrale anche nelle narrazioni educative. Dichiarazioni come quella della presidente dell’associazione Iiris si concentrano su concetti quali gentilezza, relazioni ed ascolto – temi certamente rilevanti – ma presentati come se fossero un’esclusiva o un dominio privilegiato della psicologia.

Questa tendenza non è casuale né isolata. L’educazione – in Italia come altrove – si trova in un contesto normativo e sociale in cui sempre più spesso le funzioni educative e formative vengono affidate a figure non specificamente formate in pedagogia. Ad esempio, nei recenti bandi di concorso o nelle procedure di assunzione presso i livelli essenziali di prestazione (LEP), accade che si assumano Assistenti Sociali, Psicologi e EPsp ma non pedagogisti, con l’esplicita giustificazione di mantenere un equilibrio tra competenze diverse. Tuttavia, nella sostanza, il risultato è spesso una prevalenza di psicologia su pedagogia nei ruoli educativi. Questo fenomeno non garantisce maggiore qualità educativa, ma semplifica e uniforma l’educazione alle logiche sanitario-psicologiche, perdendo di vista la specificità pedagogica.

In occasioni come la Giornata Internazionale dell’Educazione, la presenza della psicologia diventa quasi naturale, con dichiarazioni che tendono a enfatizzare la salute mentale, il benessere emotivo e le competenze socio-relazionali come se fossero componenti uniche dell’educazione stessa. Se da un lato non si può negare quanto la psicologia possa contribuire alla riflessione sull’esperienza educativa, dall’altro è evidente che si corre il rischio di offuscare e ridurre il ruolo della pedagogia, che ha una funzione epistemica e metodologica distinta.

La pedagogia non è mai stata solo una disciplina di superficie o un complemento secondario. È la disciplina che storicamente ha studiato, concettualizzato e strutturato i processi educativi, indipendentemente dall’ottica sanitaria o clinica. Privilegiare un’accezione psicologizzata dell’educazione significa normalizzare l’idea che educare sia essenzialmente un atto di cura individuale. Questo ribaltamento epistemico rischia di minare le fondamenta stesse di un sapere educativo che deve essere collettivo, politico, culturale e comunitario.

In conclusione, la Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 ha offerto molteplici spunti di riflessione – sull’importanza dell’inclusione, della partecipazione degli studenti, e sulla centralità dei giovani nella co-creazione dei sistemi educativi, temi sottolineati anche da UNESCO – ma ha anche evidenziato una tensione culturale più profonda: quella tra una visione sanitaria-psicologica dell’educazione e una visione pedagogica, strutturale e formativa.

Se non si vuole assistere a un vero e proprio ribaltamento storico e culturale dell’educazione come disciplina e pratica sociale, è urgente riaffermare con forza la centralità scientifica della pedagogia e la legittimità professionale degli educatori e dei pedagogisti come attori principali del campo educativo – senza che la psicologia, pur con il suo valore, ne assuma impropriamente i simboli e le funzioni.

Ped. Alessandro Prisciandaro

La formazione degli educatori e dei pedagogisti nel contesto della istituzione del nuovo ordine professionale

By 1/2025No Comments

La formazione degli educatori e dei pedagogisti nel contesto della istituzione del nuovo ordine professionale

The Training of Educators and Educationalists in the Context of the Establishment of the New Professional Order

di Gianvincenzo Nicodemo


Abstract. Il termine per l’iscrizione in prima applicazione agli elenchi degli aventi diritto in relazione agli albi degli educatori professionali socio-pedagogici e dei pedagogisti scadrà il 31 marzo 2026. La Legge 55/2024 ha istituito queste professioni ordinistiche, apportando cambiamenti significativi alle professioni educative, sociali e ai servizi correlati. Fra le novità principali c’è il valore abilitante attribuito alla laurea in scienze dell’educazione L19. Questo saggio propone riflessioni utili a orientare i percorsi universitari in base alla nuova normativa 

Parole chiave: educatori professionali, formazione accademica, pedagogisti, scienze dell’educazione, università 

Abstract. The deadline for the initial registration in the lists of those entitled, aimed at the establishment of the registers of socio-pedagogical professional educators and pedagogists, is 31 March 2026—this deadline has already been extended several times. Law 55/2024, which establishes the regulated professions of socio-pedagogical professional educator and pedagogist, introduces a profound change not only to the field of educational professions, but to the entire sector of social professions and socio-educational, social care, and socio-health services. Among the changes introduced, the one that primarily concerns university pathways is the recognition of qualifying value to the degree in Educational Sciences (L19). This essay aims to bring to the discussion table some elements intended to suggest, to those responsible at the university level, the perspective towards which to orient university study programmes in light of the aforementioned legislation. 

Keywords: academic background; educationalists; educational sciences; social educators; university

Bibliografia

Alga, A., & Sità, C. (2023). Riflessività e costruzione dell’identità professionale nel tirocinio dell’educatore. Pedagogia più Didattica. Teorie e Pratiche educative, 9(1), 1-14. +1

Ansa (2023). Università: Bernini, al via le lauree abilitanti per educatori e pedagogisti. 

Balduzzi, L., & Pironi, T. (2017). L’educatore al nido. Linee guida per la formazione. Carocci Editore. 

Bastianoni, P., & Spaggiari, L. (2016). Il tirocinio curricolare nel corso di laurea in Scienze dell’educazione dell’Università di Ferrara. Pedagogia più Didattica. Teorie e Pratiche educative, 2(1), 89-101. 

Bertoli, M., et al. (2022). La circolarità teoria-pratica nel tirocinio universitario: una ricerca esplorativa. Annali online della didattica e della formazione docente, 14(23), 123-145. +1

Bonaiuti, G., et al. (2021). La preparazione al tirocinio: strategie e strumenti per l’accompagnamento degli studenti. Giornale Italiano della Ricerca Educativa, 14(27), 45-62. +1

Briganti, G., & Nicodemo, G. (2024). L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista: profili professionali e ambiti di intervento alla luce della Legge 55/2024. Educazione Aperta, 15, 1-20. 

Bufalino, G. (2013). Tirocinio e inserimento lavorativo: il punto di vista delle aziende. Formazione & Insegnamento, 11(3), 167-180. 

Carvalho, A. P. de (2001). A influência das mudanças da legislação na formação dos professores: as 300 horas de estágio supervisionado. Ciência & Educação (Bauru), 7(1), 113-122. 

Consorzio universitario Almalaurea (2024). Rapporto 2024 sul Profilo dei Laureati. 

D’Aniello, F. (2022). Il pedagogista e l’educatore: sguardi e prospettive a confronto. Pedagogia Oggi, 20(1), 56-72. 

Fioravanti, M. (2003). La pedagogia come scienza: tra teoria e prassi. Nuova Secondaria, 21(5), 45-58. 

Fioravanti, M. (2007). Fondamenti di pedagogia generale. Carocci Editore. +1

Gambacorti-Passerini, L., et al. (2017). Il contributo pedagogico nei contesti di cura e inclusione. Rivista di Educazione, 15(3), 213-230. 

Gavosto, A. (2022). Gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS): una risorsa per il sistema formativo italiano. Economia e Politica Industriale, 49(2), 345-360. 

Lecce, A., et al. (2019). Il ruolo del pedagogista e dell’educatore nei sistemi formativi integrati. Pedagogia e Vita, 77(4), 112-128. 

Malacarne, A., & Bonometti, S. (2014). La riflessione sulla pratica professionale nel tirocinio. Scholé, 52(2), 189-204. 

Miatto, S., et al. (2021). Il tirocinio curricolare come spazio euristico per l’apprendimento trasformativo. Formazione, Lavoro, Persona, 11(32), 78-95. +1

MIM (2023). Decreto Ministeriale n. 1648 del 19 dicembre 2023. 

MIM (2023b). Linee guida per i corsi di laurea in Scienze dell’educazione e in Pedagogia. +1

Modica, A., & Ghizzoni, C. (2022). Storia della formazione degli educatori in Italia. History of Education & Children’s Literature, 17(1), 234-256. 

Montanari, S., & Costantini, M. (2021). L’educatore socio-pedagogico come agente di cura e riflessività. Pedagogia più Didattica. Teorie e Pratiche educative, 7(4), 1-11. 

Nicodemo, G. (2021). L’educatore professionale socio-pedagogico nei contesti di assistenza educativa. Educational Reflections, 10(2), 45-60. 

Nicodemo, G. (2023). Il pedagogista e l’educatore professionale alla luce della nuova normativa. Professionalità Studi, 15, 112-130. 

Nicodemo, G. (2025). Principi e strumenti per le professioni pedagogiche ed educative. (In corso di stampa). 

Nicodemo, G., & Manzo, A. (2024). L’educatore nei servizi per l’infanzia: nuovi requisiti e prospettive. Infanzia, 51(3), 189-204. 

Nicodemo, G., Barbizzi P. N., Consalvo P. (2024). Requisiti di accesso alla professione di educatore nei servizi educativi dell’infanzia dopo l’entrata in vigore della Legge ordinistica. Una prospettiva interpretativa. (In revisione). 

Olivieri, F. (2019). Il tirocinio dell’educatore socio-pedagogico come sviluppo dell’identità professionale. Annali online della didattica e della formazione docente, 18 (11), 235 – 250. +1

Pessoa de Carvalo, A. (2001). A influência das mudanças da legislação na formação dos professores: as 300 horas de estágio supervisionado. Ciência & Educação (Bauru)

Regini, M., Ghio, R. (Edd). (2022). Quale università dopo il PNNR. Milano university press. 

Rosa, A., & Filomia, S. (2022). Il middle management nei servizi educativi e sociali. Management dell’Educazione, 8(2), 45-62. +1

Saglietti, M., & Cerantola, G. (2020). Competenze e professionalità dell’educatore socio-pedagogico. Rivista Italiana di Educazione Familiare, 17(2), 145-162. 

Saltarelli, A., & Mantoet, M. Il diario di bordo come strumento di riflessività nel tirocinio. (Riferimento interno al saggio). 

Il caso Trieste. I ricreatori

By 1/2025No Comments

Il caso Trieste. I ricreatori 

The Case of Trieste. The Recreational Centers 

di Gianluca Marcon 

Abstract. Il capitolo analizza la nascita e l’evoluzione dei ricreatori comunali di Trieste, istituzioni parascolastiche sorte all’inizio del Novecento con finalità educative, sociali e politiche. Ricostruisce il contesto storico multietnico della città e approfondisce il ruolo di Nicolò Cobolli, evidenziando l’intreccio fra pedagogia positivista, igiene, metodo scientifico e obiettivi irredentisti. L’istituzione dei ricreatori rispondeva alla necessità di offrire ai giovani delle classi popolari un’alternativa alla strada, integrando scuola, sport, arti e attività manuali. La seconda parte esamina l’evoluzione del servizio e l’impatto delle recenti normative (Legge 205/2017 e Legge 55/2024) sul riconoscimento della figura dell’educatore socio-pedagogico, discutendo la conformità dei concorsi pubblici del Comune di Trieste. Emergono criticità in termini di requisiti di accesso e allineamento alle disposizioni nazionali. Il contributo conclude sottolineando la necessità di un pieno allineamento tra politiche locali e quadro statale per garantire un servizio educativo di qualità, inclusivo e rispettoso delle professionalità riconosciute. 

Parole chiave: educazione; irredentismo; ricreatori; Trieste; normativa. 

Abstract. The chapter examines the origins and evolution of Trieste’s municipal recreational centers, created in the early twentieth century with educational, social, and political aims. It reconstructs the city’s multiethnic historical context and explores the role of Nicolò Cobolli, highlighting the interplay among positivist pedagogy, hygiene, scientific method, and irredentist goals. The centers offered working-class youth an alternative to street life by integrating school, sports, arts, and manual activities. The second part analyzes the evolution of the service and the impact of recent legislation (Law 205/2017 and Law 55/2024) on the recognition of the socio-pedagogical educator, discussing the compliance of the Municipality of Trieste’s public competitions. It identifies critical issues about entry requirements and alignment with national provisions. The paper concludes by stressing the need for full alignment between local policies and the national framework to ensure a high-quality and inclusive educational service that respects recognized professional standards. 

Keywords: education; irredentism; recreational centers; Trieste; legislation.

Bibliografia

Comune di Trieste. (2023). Ricreatorio Comunali – Determinazione Dirigenziale n. 697/2023. Approvazione calendario attività ludico-sportive anno educativo 2022-2023. Trieste: Comune di Trieste. Recuperato da https://bandieconcorsi.comune.trieste.it/contenuti/allegati/Dx%20697_23.pdf 

Costituzione della Repubblica Italiana. (1947). Costituzione della Repubblica Italiana. Roma: Gazzetta Ufficiale. Recuperato da https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=117 

Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. (2017). Legge 27 dicembre 2017, n. 205. Bilancio di previsione dello Stato per lanno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 (17G00222). Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 302 del 29-12-2017 – Suppl. Ordinario n. 62. Recuperato da https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/12/29/17G00222/sg 

Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. (2024). Legge 15 aprile 2024, n. 55: Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali. Recuperato da https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/04/23/24G00072/SG 

Milazzi, L. (1974). I ricreatori comunali a Trieste. Udine: Del Bianco Editore 

Statuto dei Ricreatori comunali. (1908). Approvato dalla Delegazione municipale nella seduta del 27 gennaio n. 4631/08.VI. Trieste: Biblioteca Civica.  

Call for papers numero 2/2025

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Call for papers 2025. Chi l’ha detto che non si può? Educatori e pedagogisti nei servizi socio-sanitari e della salute

Call for Papers del Numero Monografico 2025 della Rivista Quaderni di pedagogia e pratiche educative dal titolo “Chi l’ha detto che non si può? Educatori e pedagogisti nei servizi socio-sanitari e della salute”.

The presence of socio-pedagogical professional educators and pedagogists is an important issue, involving many tens of thousands of professionals working in public services and in private services under agreement. Over time, the social and socio-healthcare services system has come to be structured around two professions that share the designation of “professional educator.”

The issue of the “dual educator” is a well-known problem, with roots going back several decades. The profession of professional educator entered the university system in 1991 through the track of “extra-school professional educator” within the (four-year) degree in Education Sciences. In 1998, however, following previous decades of experimentation in the healthcare field, the healthcare profession of “professional educator” was introduced. From that moment, for a long time, graduates in Education Sciences found themselves to be the profession that was always “missing something.” At first, what was “missing” was a professional definition comparable to that provided by the Bindi Decree of 1998; then, once this definition was obtained through Law 205/2017 and supplemented by Law 145/2018, what was missing was a professional order, once the register of professional educators was established under the authority of the Order of Medical Radiology Technicians and Healthcare Professions.

With the entry into force of the law establishing the professional order of pedagogical and educational professions, the framework has become clearer: two professions — that of the socio-pedagogical professional educator and that of the socio-healthcare professional educator; two degree programs (L19 on the one hand, SNT/2 on the other); two professional orders. 

The “asymmetric” dual educator, as defined in the legislation prior to Law 55/2024, has been transformed into a “symmetric” dual educator: two professions with different characteristics, which also operate within the same healthcare services, but with distinct focuses and specific features.

The new phase requires further reflection and analysis on the specific contribution of education within the wide range of activities implemented by the healthcare system, and on the differences between a rehabilitative approach and an educational approach.

Il numero 2/2025 della rivista Quaderni di pedagogia e pratiche educative sarà un numero monografico intento ad esplorare questi confini. Educatori professionali socio-pedagogici, pedagogisti, studenti, ricercatori e docenti sono invitati a presentare contributi redatti secondo le norme previste dalla Rivista.

The journal accepts the following contributions:

  • Field research relative all’attività professionale dei professionisti dell’educazione. Devono avere lunghezza compresa tra i 30.000 e i 45.000 caratteri, inclusi abstract, note, parole chiave e bibliografia
  • Theoretical contributions and reflections su problematiche di interesse connesso con l’attività professionale delle professioni pedagogiche ed educative. In questa categoria potranno essere accolti contributi di provenienza multidisciplinare (pedagogia, scienze sociali, diritto, psicologia) purché riferiti all’attività professionale concreta. I contributi di questo tipo devono avere lunghezza compresa tra i 20.000 e i 30.000 caratteri, inclusi abstract, note, parole chiave e bibliografia
  • Description of educational practices, experiences, and projects. Devono avere lunghezza inferiore ai 20.000 caratteri, inclusi abstract, note, parole chiave e bibliografia
  • Book reviews. Devono avere lunghezza inferiore ai 5.000 caratteri. Non devono includere abstract, note, parole chiave e bibliografia e non vengono sottoposti a revisione.

I contributi,, realizzati in italiano e in inglese, dovranno rispettare le modalità di invio previste e dovranno essere inviati entro il 20 novembre 2025 al seguente indirizzo rivista@quadernidipedagogia.it
The selection will be carried out on the basis of the following criteria: scientific relevance, originality, clarity, and consistency with the theme of the call.