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Numero 2 / 2025. Chi l’ha detto che non si può

By 2/2025No Comments

Numero 2 / 2025. Chi l’ha detto che non si può? Educatori professionali socio-pedagogici e pedagogisti nei servizi socio-sanitari e della salute

Numero 2/2025 (numero intero)

EDITORIALE:


CONTRIBUTI SCIENTIFICI:

  1. Educazione alle relazioni e ai sentimenti come sfondo integratore dell’apprendimento Samuele Amendola
  2. Salute Mentale di Comunità: un’esperienza di ri-generazione di spazi e relazioni – Paola Rosiello
  3. “ADHD” o incompleti processi evocativi? “Iperattività” pedagogica nel tempo e nello spazio – Annamaria Barbieri, Ermanno Taracchini
  4. L’applicazione della teatroterapia nella formazione delle équipe multidisciplinari nei contesti socio-sanitari: un’esperienza nei Servizi per le Dipendenze (SER.D) del Friuli-Venezia Giulia, Italia – Moreno Castagna
  5. ICF: Nuovi Orizzonti Pedagogici in Ambito Sanitario – Valeria Della Porta
  6. L’inserimento dell’Educatore Professionale Socio-Pedagogico nel CCNL Sanità Pubblica: analisi normativa, valenza – Moreno Castagna
  7. Il PAPS come approccio pedagogico operativo: riflessioni sul ruolo dell’educatore socio-pedagogico nei contesti di confine – L. Pavanì
  8. Metodologia Freinetiana per riattivare la progettualità nelle persone con demenza – M. Moretti
  9. Dal sapere medico al sapere pedagogico: la medicina narrativa come via per una medicina di genere inclusiva – Evelyn Grazia Nericcio
  10. Prendere forma: neuroplasticità e pratica deliberata per il gesto grafico – Camilla Sciandra
  11. L’Educatore Professionale Socio Pedagogico e il suo ruolo nella partita dell’educazione e della riabilitazione: Quanti e quali giocatori occupano il campo negli ambiti socio sanitari? – Stefano Truccolo

La Giornata dell’Educazione 2026: una celebrazione che nasconde un’inquietante sottrazione di campo professionale

By Editorials by Apei National President3 Comments

La Giornata Internazionale dell’Educazione, celebrata ogni 24 gennaio per volontà dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per riconoscere il valore dell’educazione come diritto umano fondamentale e motore di pace e sviluppo, quest’anno ha visto una presenza assertiva e sistematica di dichiarazioni e interventi da parte di psicologi e associazioni di psicologia che legano l’educazione alla salute mentale, ampliando così la portata della psicologia ben oltre i confini della disciplina sanitaria.

Nel corso delle ultime settimane, numerose dichiarazioni di professionisti in ambito psicologico – spesso riprese dai media e dalle agenzie di stampa – hanno enfatizzato il ruolo della psicologia come elemento centrale nei processi educativi. Un esempio significativo è l’intervento di Francesca Mastrantonio, psicologa e psicoterapeuta, che definisce la Giornata come “una sfida educativa e di salute collettiva”, sostenendo che “il disagio giovanile” attuale sia anche risultato di un “vuoto educativo” che la psicologia potrebbe colmare attraverso competenze emotive e relazionali.

In linea con questa narrazione, emerge una visione in cui l’educazione non è più una sfera di attività e sapere dominata dalla scienza pedagogica, ma viene progressivamente ricodificata come terreno di intervento e competenza psicologica – e più genericamente “salutistico-psicologico”. Tale spostamento, spesso non dichiarato ma implicito, non è un semplice ampliamento interdisciplinare: è un tentativo di ridefinire la proprietas intellectualis dell’educare.

La psicologia, infatti, in quanto professione sanitaria, ha un ruolo imprescindibile nella cura, nella diagnosi e nel trattamento di disagio mentale e disturbi psicologici. Al contrario, la pedagogia è la scienza dell’educazione, con competenze specifiche relative alla progettazione culturale e formativa dei processi di apprendimento, delle relazioni educative e dei sistemi educativi. I professionisti abilitati in questo ambito – gli Educatori Professionali socio-pedagogici (EPsp) e i Pedagogisti – sono formati e regolamentati proprio per queste competenze. Questa distinzione non è mera gerarchia accademica ma fondamento epistemologico di due ordini di sapere e di pratica professionale.

Eppure, osservando l’uso mediatico e istituzionale del linguaggio in occasione della Giornata di quest’anno, sembra che la psicologia stia cercando di legittimarsi come centrale anche nelle narrazioni educative. Dichiarazioni come quella della presidente dell’associazione Iiris si concentrano su concetti quali gentilezza, relazioni ed ascolto – temi certamente rilevanti – ma presentati come se fossero un’esclusiva o un dominio privilegiato della psicologia.

Questa tendenza non è casuale né isolata. L’educazione – in Italia come altrove – si trova in un contesto normativo e sociale in cui sempre più spesso le funzioni educative e formative vengono affidate a figure non specificamente formate in pedagogia. Ad esempio, nei recenti bandi di concorso o nelle procedure di assunzione presso i livelli essenziali di prestazione (LEP), accade che si assumano Assistenti Sociali, Psicologi e EPsp ma non pedagogisti, con l’esplicita giustificazione di mantenere un equilibrio tra competenze diverse. Tuttavia, nella sostanza, il risultato è spesso una prevalenza di psicologia su pedagogia nei ruoli educativi. Questo fenomeno non garantisce maggiore qualità educativa, ma semplifica e uniforma l’educazione alle logiche sanitario-psicologiche, perdendo di vista la specificità pedagogica.

In occasioni come la Giornata Internazionale dell’Educazione, la presenza della psicologia diventa quasi naturale, con dichiarazioni che tendono a enfatizzare la salute mentale, il benessere emotivo e le competenze socio-relazionali come se fossero componenti uniche dell’educazione stessa. Se da un lato non si può negare quanto la psicologia possa contribuire alla riflessione sull’esperienza educativa, dall’altro è evidente che si corre il rischio di offuscare e ridurre il ruolo della pedagogia, che ha una funzione epistemica e metodologica distinta.

La pedagogia non è mai stata solo una disciplina di superficie o un complemento secondario. È la disciplina che storicamente ha studiato, concettualizzato e strutturato i processi educativi, indipendentemente dall’ottica sanitaria o clinica. Privilegiare un’accezione psicologizzata dell’educazione significa normalizzare l’idea che educare sia essenzialmente un atto di cura individuale. Questo ribaltamento epistemico rischia di minare le fondamenta stesse di un sapere educativo che deve essere collettivo, politico, culturale e comunitario.

In conclusione, la Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 ha offerto molteplici spunti di riflessione – sull’importanza dell’inclusione, della partecipazione degli studenti, e sulla centralità dei giovani nella co-creazione dei sistemi educativi, temi sottolineati anche da UNESCO – ma ha anche evidenziato una tensione culturale più profonda: quella tra una visione sanitaria-psicologica dell’educazione e una visione pedagogica, strutturale e formativa.

Se non si vuole assistere a un vero e proprio ribaltamento storico e culturale dell’educazione come disciplina e pratica sociale, è urgente riaffermare con forza la centralità scientifica della pedagogia e la legittimità professionale degli educatori e dei pedagogisti come attori principali del campo educativo – senza che la psicologia, pur con il suo valore, ne assuma impropriamente i simboli e le funzioni.

Ped. Alessandro Prisciandaro

La formazione degli educatori e dei pedagogisti nel contesto della istituzione del nuovo ordine professionale

By 1/2025No Comments

La formazione degli educatori e dei pedagogisti nel contesto della istituzione del nuovo ordine professionale

The Training of Educators and Educationalists in the Context of the Establishment of the New Professional Order

di Gianvincenzo Nicodemo


Abstract. Il termine per l’iscrizione in prima applicazione agli elenchi degli aventi diritto in relazione agli albi degli educatori professionali socio-pedagogici e dei pedagogisti scadrà il 31 marzo 2026. La Legge 55/2024 ha istituito queste professioni ordinistiche, apportando cambiamenti significativi alle professioni educative, sociali e ai servizi correlati. Fra le novità principali c’è il valore abilitante attribuito alla laurea in scienze dell’educazione L19. Questo saggio propone riflessioni utili a orientare i percorsi universitari in base alla nuova normativa 

Parole chiave: educatori professionali, formazione accademica, pedagogisti, scienze dell’educazione, università 

Abstract. The deadline for the initial registration in the lists of those entitled, aimed at the establishment of the registers of socio-pedagogical professional educators and pedagogists, is 31 March 2026—this deadline has already been extended several times. Law 55/2024, which establishes the regulated professions of socio-pedagogical professional educator and pedagogist, introduces a profound change not only to the field of educational professions, but to the entire sector of social professions and socio-educational, social care, and socio-health services. Among the changes introduced, the one that primarily concerns university pathways is the recognition of qualifying value to the degree in Educational Sciences (L19). This essay aims to bring to the discussion table some elements intended to suggest, to those responsible at the university level, the perspective towards which to orient university study programmes in light of the aforementioned legislation. 

Keywords: academic background; educationalists; educational sciences; social educators; university

Bibliografia

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