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Legge di bilancio 2026. Molta retorica educativa, pochi diritti per chi educa

APEI – Associazione Pedagogisti Educatori Italiani ha concluso un’approfondita analisi tecnica e politico‑istituzionale della Legge di Bilancio 2026, con particolare riferimento alle ricadute sulle professioni educative e pedagogiche.

La manovra finanziaria conferma una crescente attenzione ai temi dell’educazione, del benessere dei minori, della prevenzione del bullismo e della violenza, nonché al rafforzamento del welfare territoriale. Tuttavia, a questa attenzione tematica non corrisponde un adeguato riconoscimento delle professioni educative, che continuano a essere trattate come funzioni accessorie e non come ambiti professionali regolati, in evidente contraddizione con la Legge 55/2024.

Un elemento di rilievo positivo è rappresentato dall’introduzione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) nel settore dell’assistenza sociale. I LEP costituiscono un passaggio storico verso l’uniformità dei diritti sociali sul territorio nazionale e riconoscono finalmente l’educatore professionale socio‑pedagogico all’interno delle équipe multidisciplinari dei servizi sociali, aprendo prospettive concrete di assunzione e stabilizzazione.

Permane, tuttavia, una criticità grave e urgente: l’assenza dei pedagogisti nella definizione dei LEP. Una quota rilevante delle assunzioni già finanziate – anche attraverso fondi PNRR – riguarda infatti questa figura professionale. In assenza di una modifica normativa, si rischia di compromettere la stabilizzazione di centinaia di professionisti già operanti nei servizi pubblici territoriali.

Ulteriori criticità emergono nell’allocazione delle risorse destinate ai progetti educativi. La Legge di Bilancio finanzia interventi su bullismo, educazione al rispetto, relazioni e servizi socio‑educativi per minori senza prevedere alcun vincolo all’impiego di educatori e pedagogisti qualificati. L’educazione viene così affidata a enti esterni, società partecipate e progetti episodici, svuotando di contenuto il riconoscimento professionale sancito dalla legge dello Stato.

“La Legge di Bilancio 2026 parla molto di educazione – dichiara Alessandro Prisciandaro, Presidente nazionale di APEI – ma continua a ignorare chi l’educazione la realizza quotidianamente nei servizi, nelle scuole e nei territori. Senza il riconoscimento pieno di educatori e pedagogisti, l’educazione rischia di restare uno slogan politico e non un diritto esigibile. È necessario correggere immediatamente il testo, inserendo i pedagogisti nei LEP e vincolando i finanziamenti all’impiego di professionisti qualificati, in coerenza con la Legge 55/2024.”

L’educazione non può essere ridotta a una voce di spesa o a un progetto temporaneo: è un diritto costituzionale che si realizza solo attraverso professionisti competenti, riconosciuti e stabilizzati.

CONTATTI: Cell 329/7309309 MAIL: presidenza@apei.it

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