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La mutazione della società in campo economico e sociale

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Riassunto: Il presente contributo analizza, in chiave puramente esemplificativa, i principali aspetti della trasformazione economica e sociale nella modernità. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Sed euismod, metus vel gravida interdum, felis orci dictum lectus, at fermentum purus ligula at ipsum. Nunc euismod est vel leo facilisis, a ullamcorper ipsum volutpat. Aliquam erat volutpat. L’analisi si propone di offrire un quadro sintetico ma completo, capace di evidenziare criticamente i punti di forza e le debolezze del modello considerato.

The main aspects of the economic and social trasformation

Abstract: This contribution aims to provide an introductory reflection on the role of local financial systems in contemporary economic evolution. The analysis begins with the historical experience of public banks and then focuses on today’s challenges related to social inclusion and technological innovation. The objective is to show how the dialogue between tradition and change can serve as a fundamental resource for sustainable development.

Lo sport come agenzia educativa tradita: il calcio giovanile tra violenza, egoismo e assenza di presidi pedagogici

By NewsNessun commento

L’episodio avvenuto a Collegno nel settembre 2025, durante il torneo Under 14 Super Oscar, è emblematico. Un padre quarantenne ha scavalcato la recinzione ed è entrato in campo per picchiare con estrema violenza il portiere avversario di appena tredici anni, provocandogli fratture e ricovero ospedaliero. Un gesto che non solo ha segnato profondamente la vittima, ma ha anche scosso educatori, allenatori e coetanei, mettendo in luce quanto fragile sia la funzione formativa del calcio giovanile in assenza di un presidio educativo stabile.

Nelle società sportive dilettantistiche, la formazione dei giovani calciatori è affidata quasi esclusivamente a tecnici sportivi e dirigenti. Ciò comporta una riduzione dell’esperienza sportiva a mera performance agonistica, trascurando la dimensione educativa e sociale. In questo vuoto pedagogico proliferano:

• comportamenti violenti e antisportivi, alimentati dalla pressione di genitori e dirigenti;

• logiche affaristiche, con selezioni precoci dei “talenti” e marginalizzazione dei ragazzi considerati meno promettenti;

• infiltrazioni mafiose e malavitose, che utilizzano il calcio dilettantistico come strumento di controllo sociale e di interesse economico.

Lo sport perde così la sua funzione di palestra di democrazia, per trasformarsi in un contesto che normalizza la violenza e l’egoismo.

La pedagogia critica sottolinea da tempo che le agenzie educative – scuola, famiglia, sport – non devono mai essere separate dal compito di formare cittadini responsabili e rispettosi delle regole democratiche. Se lo sport tradisce questa funzione, rischia di legittimare modelli autoritari, competitivi e clientelari, in netto contrasto con i principi fondanti della convivenza civile.

L’aggressione di Collegno non è un fatto isolato, ma un campanello d’allarme che denuncia la fragilità del sistema educativo sportivo. È dunque necessario un intervento strutturale che vada oltre le misure punitive o repressive.

La presenza del pedagogista nelle scuole calcio dovrebbe essere resa obbligatoria. Le sue funzioni sarebbero molteplici:

• mediazione educativa tra tecnici, famiglie e giovani atleti;

• formazione continua degli allenatori sui temi del rispetto, dell’inclusione e della prevenzione dei conflitti;

• supporto alle famiglie nel riconoscere il valore educativo dello sport, limitando derive iper-competitive;

• presidio di legalità contro logiche malavitose e interessi distorti.

Il pedagogista, con le sue competenze in progettazione educativa e gestione dei processi formativi, restituirebbe al calcio la sua funzione primaria: essere palestra di cittadinanza e luogo pulito di crescita personale e sociale.

Il caso di Collegno, come altri simili registrati negli ultimi anni in tutta Italia, dimostra che lo sport giovanile è diventato un campo fragile, esposto a derive violente e affaristiche. Per restituire allo sport il suo autentico valore formativo e democratico è urgente un investimento educativo: l’introduzione obbligatoria del pedagogista in tutte le scuole calcio.

Lo sport non può essere lasciato in balia dell’egoismo e della violenza: deve tornare a essere una comunità pulita, capace di trasmettere ai giovani i valori fondanti della nostra società democratica – rispetto, solidarietà, giustizia e legalità.

Vietato lo smartphone a scuola. Intanto sul mercato arriva il “professore tascabile”

By NewsNessun commento

Di Alessandro Priscaindaro

Pedagogista, presidente nazionale Apei

Il paradosso è lampante: lo Stato proibisce ciò che l’industria trasforma in strumento educativo alternativo.

Un divieto che ignora la realtà.

I dati raccontano un’altra storia. Più di un bambino su tre tra i sei e i dieci anni usa lo smartphone ogni giorno, quasi il doppio rispetto a cinque anni fa. Tra gli undicenni e i tredicenni, oltre il 60% possiede già almeno un account social. Il telefono, insomma, è già il compagno quotidiano di milioni di minori: a casa, in strada, nei compiti, nelle amicizie. Proibirlo a scuola serve forse a segnare un confine, ma non a cancellare un fenomeno che ormai appartiene alla vita reale dei ragazzi.

L’illusione della tecnologia educativa

In questo scenario, ecco comparire i nuovi cellulari per bambini. Limitati nelle funzioni ludiche, sì, ma potenziati da un’intelligenza artificiale che promette di insegnare meglio e più in fretta di qualsiasi docente. Spiegazioni immediate, esercizi interattivi, verifiche automatiche. Per i genitori, un aiuto comodo ed economico; per la scuola, un concorrente invisibile che si infiltra senza chiedere permesso.

La verità è che, quando la formazione si riduce a trasferimento di nozioni, un telefono intelligente funziona meglio: più rapido, più preciso, più aggiornato.

La pedagogia che abbiamo smarrito

E qui sta il nodo. Abbiamo dimenticato che la scuola non è mera erogazione di contenuti, ma pedagogia: l’arte di accompagnare la crescita, rispettare i tempi individuali, tirare fuori i talenti nascosti. È relazione, non download. È scoperta, non quiz automatico.

Se la scuola rinuncia a questa missione, allora sì: un’applicazione può sostituirla, e con più efficienza.

I numeri della fragilità digitale

L’illusione che l’esposizione costante agli schermi renda più competenti è presto smentita. L’indagine ICILS 2023 mostra che il 14% degli studenti di terza media non raggiunge le competenze digitali minime, con picchi drammatici al Sud e nelle Isole. E solo la metà dei quindicenni sa distinguere una notizia falsa da una fonte affidabile.

Nel frattempo, crescono i rischi: cyberbullismo in aumento (+12%), casi di adescamento online tra i 10 e i 13 anni, episodi di pedopornografia digitale in crescita del 6%. Altro che educazione: la connessione spesso isola, disorienta, ferisce.

Un bivio culturale

Siamo dunque davanti a una scelta che non è tecnica, ma culturale. Vogliamo una scuola che accompagni davvero ciascun ragazzo, uno per uno, nel suo percorso di crescita? O preferiamo accettare l’idea che l’educazione possa essere affidata a un telefonino intelligente, pronto a spiegare e correggere in tempo reale?

Il rischio è chiaro: una scuola che abdica alla pedagogia diventa superflua. E a quel punto, il cellulare vince. Non perché sia migliore, ma perché avremo dimenticato cosa significa educare.

Pedagogia e Intelligenza Artificiale: tra immediatezza e riflessione critica

By Editoriali del Presidente nazionale Apei52 Comments

Alessandro Prisciandaro, presidente nazionale Apei

L’intelligenza artificiale generativa (IAg) ha reso l’informazione accessibile in modo immediato e capillare. Tuttavia, la velocità con cui le risposte vengono prodotte rischia di sostituire la profondità cognitiva con l’immediatezza. Se, come evidenziato da studi internazionali, solo una minoranza di utenti verifica e confronta le informazioni ricevute da un chatbot, si apre una questione pedagogica cruciale: come evitare che l’automatizzazione del sapere conduca a una riduzione del pensiero critico e alla creazione di soggetti cognitivamente eterodiretti.

Recenti studi (MIT Media Lab, 2024) mostrano che l’uso non guidato dell’IA riduce il coinvolgimento cognitivo e la varietà espressiva dei testi prodotti. Una rassegna sistematica del 2024 conferma che l’over-reliance all’IA può compromettere capacità analitiche e decisionali. Al contempo, istituzioni come UNESCO e OECD hanno richiamato la necessità di sviluppare competenze di AI literacy, fondamentali per integrare pensiero critico, etica e verifica delle fonti nei processi educativi.

Nel luglio 2025, l’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (APEI) ha realizzato un questionario online sull’uso dell’IA, che ha raccolto oltre 500 risposte da educatori e pedagogisti in Italia. L’obiettivo era esplorare le pratiche, le percezioni e le esigenze formative della categoria.

– Diffusione: 46% usa l’IA saltuariamente, 22% regolarmente, 27% ne ha sentito parlare ma non la usa, 5% non la conosce.
– Ambiti di utilizzo: scrittura e revisione testi (29%), progettazione educativa (27%), aggiornamenti normativi (25%), nessun uso specifico (29%).
– Progettazione educativa: 36% non l’ha mai usata ma vorrebbe provarla, 30% la usa qualche volta, 22% non la ritiene utile, 12% la usa spesso.
– Efficienza: 38% dichiara risparmio di tempo parziale, 29% significativo, 28% non saprebbe valutare.
– Fiducia: 67% solo dopo verifica, 22% poca, 6% nulla, 5% completa.
– Qualità percepita: 53% vede benefici solo con uso critico, 18% solo in alcuni contesti, 16% indecisi, 13% rischio di banalizzazione.
– Formazione: quasi 80% richiede percorsi mirati (55% se accessibili, 28% assolutamente, 11% non interessati).

L’indagine evidenzia tre aspetti chiave: 

  • la curiosità diffusa ma accompagnata da scarsa fiducia; 
  • il rischio di omologazione educativa derivante dall’uso dell’IA per testi e progetti;
  • una forte domanda formativa che segnala la necessità di linee guida e percorsi pedagogici di accompagnamento. La pedagogia è dunque chiamata a un ruolo attivo: non subire l’IA, ma integrarla criticamente per stimolare riflessione, autonomia e pluralità delle fonti.

L’IA generativa non sostituirà l’educatore, ma rischia di creare una cultura pedagogica omologata. La pedagogia deve insegnare a utilizzare l’IA senza subirla, promuovendo lentezza del pensiero, confronto tra pari e spirito critico. In questo senso, la pedagogia rappresenta una garanzia per la democrazia e per la formazione di cittadini capaci di discernimento, non di mera accettazione passiva.

Professioni educative: dal riconoscimento alla paralisi. Il tempo delle proroghe è finito

By 1/2025, News45 Comments

Alessandro Prisciandaro, Presidente nazionale Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani

Un lungo cammino verso il riconoscimento

Il riconoscimento giuridico delle professioni educative e pedagogiche in Italia è il frutto di un percorso lungo, fatto di battaglie culturali, iniziative politiche e conquiste normative.
Dal D.Lgs. 65/2017 sul sistema integrato “0-6 anni”, passando per la Legge 205/2017(cosiddetta “Legge Iori”), fino ad arrivare alla storica Legge 55/2024 che ha istituito l’Ordine delle Professioni Educative e Pedagogiche con i suoi due albi — quello degli Educatori Professionali Socio-Pedagogici (EPSP) e quello dei Pedagogisti — si è compiuto un passaggio fondamentale: dallo stato di invisibilità istituzionale al pieno riconoscimento di un ruolo strategico per la società.

Sentenze della magistratura amministrativa, contratti collettivi nazionali di lavoro (in particolare nel settore socio-sanitario e nei servizi educativi per l’infanzia) e norme regionali hanno progressivamente consolidato la figura professionale, definendone competenze e ambiti di intervento.

L’attuazione: un ingorgo senza fine

Tuttavia, a distanza di oltre un anno dall’entrata in vigore della Legge 55/2024, l’attuazione dell’Ordine è rimasta impantanata. Le procedure di iscrizione, in questa fase affidate ai commissari nominati presso i Tribunali dei capoluoghi di regione, hanno visto un’affluenza senza precedenti: oltre 250.000 professionisti hanno presentato domanda, spesso affrontando code interminabili per rispettare le scadenze.

Ma la gestione delle pratiche si è rivelata un ostacolo enorme:

  • Tribunali sovraccarichi e privi di personale dedicato;
  • Commissioni costrette a ritmi insostenibili;
  • Un sistema di comunicazione e digitalizzazione delle procedure ancora rudimentale.

In questo contesto, le scadenze sono state prorogate già più volte — l’ultima, con la Legge 109/2025, ha spostato il termine per la presentazione delle domande al 31 marzo 2026.

Perché la proroga non risolve nulla

La proroga non è una soluzione, ma un rinvio del problema.
Se nulla cambierà nell’organizzazione, nel marzo 2026 ci troveremo nella stessa identica situazione:

  • con migliaia di domande ancora inevase;
  • con commissari stremati;
  • con il Ministero della Giustizia impegnato su fronti ben più pressanti, come le scadenze PNRR, le riforme da completare, la digitalizzazione dei processi giudiziari ancora in alto mare.

E, come già accaduto, il nostro Ordine rischierà di scivolare in fondo alla lista delle priorità politiche.

Perché questo susseguirsi di norme inconcludenti?

Sorge spontanea una domanda: chi sta governando questo processo epocale che vede, per la prima volta in Italia, la nascita di un Ordine multi-albo delle professioni educative, fino a ieri considerate le “cenerentole” delle professioni sociali?

Si possono fare molte congetture:

  • Complotto? Lobby di professioni concorrenti che, dopo aver registrato il fallimento del loro modello, hanno cercato di riversare sull’educativo il loro esubero di competenze e spazi.
  • Convenienza economica? Il sistema del welfare regge anche grazie a un esercito di “braccianti del sociale” mal pagati; meglio se senza titoli, perché più ricattabili e disposti ad accettare paghe da fame.

Ma il vero motivo, a ben vedere, è un altro: non c’è un governo del processo istitutivo.
O, meglio, c’è un caotico intervento di tante piccole e poco rappresentative associazioni, una vera “armata Brancaleone” che, con la sua baraonda, impedisce un’azione controllata e un vero governo della fase costitutiva.

L’APEI ha chiesto ufficialmente che ai tavoli ministeriali siano presenti solo le associazioni professionali più rappresentative, riconosciute in precedenza dalla Legge 4/2013.
La scelta del Ministero, invece, è stata quella di invitare tutti — anche le associazioni contrarie all’Ordine — con conseguenze nefaste sotto gli occhi di tutti.

Le conseguenze

Questa paralisi sta producendo danni gravi:

● Demotivazione e sfiducia tra i professionisti che hanno rispettato tempi e procedure;

● Tensioni nel mercato del lavoro, con datori di lavoro in crisi di reperimento di personale qualificato;

● Rischio di svilimento del valore della professione, con l’apertura a sanatorie che diluiscono il riconoscimento professionale conquistato.

La proposta APEI

L’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (APEI) ha messo sul tavolo una proposta concreta:

● Sgravare i Tribunali dalla gestione delle domande, affidando la prima fase a strutture dedicate e già operative;

● Immettere subito nel mondo del lavoro i professionisti che hanno i requisiti, dando risposta alle esigenze del settore;

● Stabilizzare l’Ordine con procedure snelle e digitalizzate, senza compromettere la qualità delle valutazioni.

Una soluzione che calmerebbe le tensioni del mondo datoriale, ridarebbe fiducia ai professionisti e consentirebbe di far partire davvero l’Ordine, invece di tenerlo bloccato su un binario morto.

Il tempo delle proroghe è finito: ora serve coraggio politico per dare seguito alle promesse e rendere operativo, efficiente e credibile l’Ordine delle Professioni Educative e Pedagogiche.

ped Alessandro Prisciandaro

Presidente Nazionale APEI

Associazione Pedagogisti Educatori Italiani

BOX – Le tappe del riconoscimento delle professioni educative e pedagogiche

AnnoProvvedimento / EventoContenuto rilevante
2017D.Lgs. 65/2017Istituisce il sistema integrato “0-6 anni” e definisce requisiti professionali per gli educatori nei servizi per l’infanzia.
2017Legge 205/2017, commi 594-601Riconoscimento della figura dell’Educatore Professionale Socio-Pedagogico e del Pedagogista.
2018DM 378/2018 e Nota MIUR 14176/2018Specifica i requisiti formativi minimi per lavorare nei servizi educativi per l’infanzia.
2019-2023Sentenze TAR e Consiglio di StatoConsolidano il riconoscimento delle competenze educative nei contesti socio-sanitari e scolastici.
2024Legge 55/2024Istituisce l’Ordine delle Professioni Educative e Pedagogiche con Albo EPSP e Albo Pedagogisti.
2024CCNL Sanità e CCNL Enti LocaliInseriscono EPSP e Pedagogisti tra i profili professionali riconosciuti.
2025Legge 109/2025 (conv. D.L. 90/2025)Proroga al 31 marzo 2026 la scadenza per le domande di iscrizione.

Il benvenuto del Presidente nazionale dell’Apei e direttore editoriale della rivista Alessandro Prisciandaro

By 1/2025, News2 Comments

ai Lettori e ai Collaboratori di

“Quaderni di Pedagogia e Pratiche Educative”

Carissimi lettori, collaboratori e amici della nostra Rivista,

con grande entusiasmo e profondo senso di responsabilità, mi rivolgo a voi in qualità di Direttore Editoriale di Quaderni di Pedagogia e Pratiche Educative, uno spazio che concretizza un dibattito professionale, nato nella mailing list “YAHOOGROUPS” negli anni 2000 e che prosegue senza sosta nei gruppi WP, FB, Linkedin, Instagram, TikTok gestii dall’APEI e che da tempo,rappresentano un punto di riferimento per chi si occupa di educazione, formazione e pratiche pedagogiche nei diversi contesti sociali e professionali.

Assumere questo incarico significa per me raccogliere un’eredità preziosa, fatta di pensiero critico, rigore scientifico e passione educativa. Desidero innanzitutto esprimere la mia più sincera gratitudine al Direttore Scientifico Gianvincenzo Nicodemo e a tutto lo straordinario Staff, per il lavoro svolto con dedizione, visione e competenza, e per il costante impegno nel rendere la rivista un luogo di dialogo aperto e plurale.

Il mio impegno sarà quello di sostenere su questo cammino, consolidando la qualità delle pubblicazioni e, allo stesso tempo, favorendo l’apertura verso nuove prospettive, nuove voci e nuovi sguardi del mondo professionale. Intendo valorizzare il contributo di studiosi, professionisti, educatori e di chiunque voglia condividere esperienze, riflessioni e buone pratiche in ambito educativo e pedagogico.

A tutti voi lettori e collaboratori rivolgo un invito sincero a continuare a partecipare attivamente alla vita della nostra rivista, con i vostri articoli, i vostri studi e le vostre testimonianze, perché solo attraverso il confronto e la condivisione possiamo alimentare il pensiero pedagogico e promuovere una cultura educativa sempre più consapevole e generativa.

Vi ringrazio sin d’ora per il vostro supporto e per il cammino che, insieme, continueremo a costruire.

Con stima e passione,

ped. Alessandro Prisciandaro

Direttore Editoriale

*”Quaderni di Pedagogia e Pratiche Educative”

www.quadernidipedagogia.it