Alessandro Prisciandaro, Presidente nazionale Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani
Un lungo cammino verso il riconoscimento
Il riconoscimento giuridico delle professioni educative e pedagogiche in Italia è il frutto di un percorso lungo, fatto di battaglie culturali, iniziative politiche e conquiste normative.
Dal D.Lgs. 65/2017 sul sistema integrato “0-6 anni”, passando per la Legge 205/2017(cosiddetta “Legge Iori”), fino ad arrivare alla storica Legge 55/2024 che ha istituito l’Ordine delle Professioni Educative e Pedagogiche con i suoi due albi — quello degli Educatori Professionali Socio-Pedagogici (EPSP) e quello dei Pedagogisti — si è compiuto un passaggio fondamentale: dallo stato di invisibilità istituzionale al pieno riconoscimento di un ruolo strategico per la società.
Sentenze della magistratura amministrativa, contratti collettivi nazionali di lavoro (in particolare nel settore socio-sanitario e nei servizi educativi per l’infanzia) e norme regionali hanno progressivamente consolidato la figura professionale, definendone competenze e ambiti di intervento.
L’attuazione: un ingorgo senza fine
Tuttavia, a distanza di oltre un anno dall’entrata in vigore della Legge 55/2024, l’attuazione dell’Ordine è rimasta impantanata. Le procedure di iscrizione, in questa fase affidate ai commissari nominati presso i Tribunali dei capoluoghi di regione, hanno visto un’affluenza senza precedenti: oltre 250.000 professionisti hanno presentato domanda, spesso affrontando code interminabili per rispettare le scadenze.
Ma la gestione delle pratiche si è rivelata un ostacolo enorme:
- Tribunali sovraccarichi e privi di personale dedicato;
- Commissioni costrette a ritmi insostenibili;
- Un sistema di comunicazione e digitalizzazione delle procedure ancora rudimentale.
In questo contesto, le scadenze sono state prorogate già più volte — l’ultima, con la Legge 109/2025, ha spostato il termine per la presentazione delle domande al 31 marzo 2026.
Perché la proroga non risolve nulla
La proroga non è una soluzione, ma un rinvio del problema.
Se nulla cambierà nell’organizzazione, nel marzo 2026 ci troveremo nella stessa identica situazione:
- con migliaia di domande ancora inevase;
- con commissari stremati;
- con il Ministero della Giustizia impegnato su fronti ben più pressanti, come le scadenze PNRR, le riforme da completare, la digitalizzazione dei processi giudiziari ancora in alto mare.
E, come già accaduto, il nostro Ordine rischierà di scivolare in fondo alla lista delle priorità politiche.
Perché questo susseguirsi di norme inconcludenti?
Sorge spontanea una domanda: chi sta governando questo processo epocale che vede, per la prima volta in Italia, la nascita di un Ordine multi-albo delle professioni educative, fino a ieri considerate le “cenerentole” delle professioni sociali?
Si possono fare molte congetture:
- Complotto? Lobby di professioni concorrenti che, dopo aver registrato il fallimento del loro modello, hanno cercato di riversare sull’educativo il loro esubero di competenze e spazi.
- Convenienza economica? Il sistema del welfare regge anche grazie a un esercito di “braccianti del sociale” mal pagati; meglio se senza titoli, perché più ricattabili e disposti ad accettare paghe da fame.
Ma il vero motivo, a ben vedere, è un altro: non c’è un governo del processo istitutivo.
O, meglio, c’è un caotico intervento di tante piccole e poco rappresentative associazioni, una vera “armata Brancaleone” che, con la sua baraonda, impedisce un’azione controllata e un vero governo della fase costitutiva.
L’APEI ha chiesto ufficialmente che ai tavoli ministeriali siano presenti solo le associazioni professionali più rappresentative, riconosciute in precedenza dalla Legge 4/2013.
La scelta del Ministero, invece, è stata quella di invitare tutti — anche le associazioni contrarie all’Ordine — con conseguenze nefaste sotto gli occhi di tutti.
Questa paralisi sta producendo danni gravi:
● Demotivazione e sfiducia tra i professionisti che hanno rispettato tempi e procedure;
● Tensioni nel mercato del lavoro, con datori di lavoro in crisi di reperimento di personale qualificato;
● Rischio di svilimento del valore della professione, con l’apertura a sanatorie che diluiscono il riconoscimento professionale conquistato.
L’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (APEI) ha messo sul tavolo una proposta concreta:
● Sgravare i Tribunali dalla gestione delle domande, affidando la prima fase a strutture dedicate e già operative;
● Immettere subito nel mondo del lavoro i professionisti che hanno i requisiti, dando risposta alle esigenze del settore;
● Stabilizzare l’Ordine con procedure snelle e digitalizzate, senza compromettere la qualità delle valutazioni.
Una soluzione che calmerebbe le tensioni del mondo datoriale, ridarebbe fiducia ai professionisti e consentirebbe di far partire davvero l’Ordine, invece di tenerlo bloccato su un binario morto.
Il tempo delle proroghe è finito: ora serve coraggio politico per dare seguito alle promesse e rendere operativo, efficiente e credibile l’Ordine delle Professioni Educative e Pedagogiche.
ped Alessandro Prisciandaro
Presidente Nazionale APEI
Associazione Pedagogisti Educatori Italiani
BOX – Le tappe del riconoscimento delle professioni educative e pedagogiche
| Anno | Provvedimento / Evento | Contenuto rilevante |
| 2017 | D.Lgs. 65/2017 | Istituisce il sistema integrato “0-6 anni” e definisce requisiti professionali per gli educatori nei servizi per l’infanzia. |
| 2017 | Legge 205/2017, commi 594-601 | Riconoscimento della figura dell’Educatore Professionale Socio-Pedagogico e del Pedagogista. |
| 2018 | DM 378/2018 e Nota MIUR 14176/2018 | Specifica i requisiti formativi minimi per lavorare nei servizi educativi per l’infanzia. |
| 2019-2023 | Sentenze TAR e Consiglio di Stato | Consolidano il riconoscimento delle competenze educative nei contesti socio-sanitari e scolastici. |
| 2024 | Legge 55/2024 | Istituisce l’Ordine delle Professioni Educative e Pedagogiche con Albo EPSP e Albo Pedagogisti. |
| 2024 | CCNL Sanità e CCNL Enti Locali | Inseriscono EPSP e Pedagogisti tra i profili professionali riconosciuti. |
| 2025 | Legge 109/2025 (conv. D.L. 90/2025) | Proroga al 31 marzo 2026 la scadenza per le domande di iscrizione. |

45 Responses
Suggerimenti:
1) Petizione con proposte succitate,
2) motivando con l’escursus giuridico succitato,
3) esponendo emergenza per lavoratori professionisti.
Grazie Vittoria, mi sembra un ottimo suggerimento!
Mi sembra tutto giusto, si potrebbe tentare con la petizione o comunque cercare di sistemare la situazione per l ennesima volta. Siamo tutti stufi e c’è necessità di un miglioramento il prima possibile.
La legge è giusto venga rispettata,ma per mia esperienza anche se lo fai presente molti ti dicono dopo vediamo.
1) Petizione
2)Coinvolgimento i professionisti
3) Sciopero nazionale organizzata da APEI
4) Una tavolata con le Coop per conoscere i veri professionisti.
Ciao Valbona, lo sciopero è una delle opzioni che stiamo valutando!
Considerazioni assolutamente condivisibili! Avanti APEI!
Grazie Rita, mi aiuti a farlo girare?
Tutti gli educatori dovrebbero scioperare senza andare più a lavoro per un paio di giorni e vediamo se non si trova una soluzione sciopero nazionale
Sciopero nazionale senza andare più a lavoro per qualche giorno vediamo se nn si muovono
È necessario che tutti gli Educatori e i Pedagogisti si mobilitino con tavole rotonde, convegni, incontri nelle scuole per tessere reti con tutte le figure professionali e garantire il successo nella crescita educativa.
Grazie all’ Apei che mostra da sempre attenzione puntuale e costante a tematiche urgenti da affrontare.
Cara Diana, hai centrato il punto! Dobbiamo essere più visibile e dire sempre la nostra senza timori! Se un intervento non è educativo oppure ancora peggio, è diseducativo… dobbiamo dirlo e spiegare perché.
Sciopero di massa di tutti gli educatori professionali socio- pedagogici e dei pedagogisti.
Tavole di incontri per raggiungere tutti i contesti dove tali figure operano ( soprattutto le scuole).
Sono con la nostra protesta e la mancata presenza sul lavoro, possiamo mobilitare anche tutte le famiglie che beneficiano dei servizi e dei nostri interventi.
Sciopero
Coinvolgere le Università e cercare di fargli prendere una posizione chiara, condivisa e finalmente volta al futuro.
Caro Giuseppe, ci stiamo provando da anni, ma se tu sei uno scarparo… le scarpe puoi fare! L’università non è in grado di cambiare, non ha le risorse umane per farlo. l’unica possibilità è quella di aprire a nuovi contributi esterni, aprendo le porte ai professionisti!
Lo so e me ne dolgo. Intanto però si continua a “sformare” pseudo professionisti che poi si devono andare a fare corsi privati per apprendere l’ABC della professione non sapendo, oggi, che farsene di ciò che diceva Rousseau e lasciando il campo ai tecnici. Non voglio fare polemiche sterili, ma ti assicuro che cadono le braccia. Va bene un mega sciopero, ma bisogna anche guardare chi siamo e cosa vogliamo essere nella realtà.
Sciopero….e ancora sciopero…
Non è possibile che ancora oggi con le difficoltà sociali, crisi educativa e mancanza di prospettive sul futuro…ci si prenda in giro ancora e ancora….raccogliamo firme.
caro Luigi, ci stiamo pensando sempre più seriamente!
Ottima analisi della situazione. A più di un anno dall’approvazione della legge 55/24
Prorogare sull’educazione e la pedagogia è un vero e proprio schiaffo alla cittadinanza, alla sua crescita e al benessere.
Il ristagno della politica è esso stesso una dichiarazione di schiarimento, avrebbe detto don Milani, chiaramente non nell’interesse dell’educazione. Ed un paese che non investe in modo serio nell’educazione è un paese che non ama i suoi cittadini.
Considerazioni molto condivisibili.
Questo stallo non porterà da nessuna parte, continuando a non tutelare né educatori né pegogisti né beneficiari dei nostri interventi.
È fondamentale che gli interventi educativi siano svolti da personale preparato e qualificato per fare ciò!
Io mi chiedo: chi ha veramente ha paura dell’ Albo e quindi di essere escluso ? Non certo chi ha la laurea o il titolo idoneo per farlo .
Non certo chi ha ben chiara la propria identità professionale!
Tra l’ altro per potersi iscrivere agli elenchi di educatori come fornitori di prestazioni educative per il Bando Hcp, bisogna dimostrare di aver inviato domanda all’ Albo, che di fatto non è ancora formato e chissà mai …
L’ Ordine andava formato subito e poi si sistemava tutto il resto …
cara Erika, l’ordine andava formato subito e poi sistemavamo noi le cose. E’ questo che andremo a dire al Ministro ! Purtroppo siamo stati ostacolati dalle altre associazioni che hanno chiesto l’abolizione dell’albo degli educatori, incasinando tutto!
Sicuramente uno sciopero massivo servirebbe…ma c’è la voglia dei professionisti di partecipare? Questo è un forte dubbio, molti sono terrorizzati oltre che sfiduciati….si sentono impotenti….beh forse una proposta sarebbe di eleggere da parte dei commissari dei tribunali i presidenti di regione x l’ ordine, così da lasciare a loro la responsabilità di smistare le varie iscrizioni e cominciare da subito le parti amministrative e eleggere il presidente nazionale. Così si prenderebbe 2 piccioni con una fava….ordine subito e sollevamento dei tribunali…evitando così le lungaggini date dalla mancanza di personale….calcolando che i tribunali presto subiranno una rivoluzione diventando tribunali unici e dove ci sarà una sezione giuridica dedicate alla famiglia e minori, inglobando i tribunali dei minori….noi dobbiamo entrare a fare parte e se rimaniamo così saremo all’ angolo!
Complimenti Alessandro! Ottima riflessione!
Avanti tutta !!
Per superare lo stallo occorre agire su più fronti: attivare un tavolo tecnico tra Ministeri e associazioni professionali.
Bisogna mettersi in contatto con i commissari dei vari tribunali e fare in modo di comunicare quante domande sono state già verificate sia per gli educatori professionali Socio Pedagogici sia per i Pedagogisti e cominciare a pubblicare i primi elenchi. Tutto questo potrebbe dare nuova forza al costituendo ordine e ai rispettivi albi. Avere già un numero di protocollo della propria domanda garantirebbe la nostra partecipazione a possibili concorsi e rassicurerebbe sia il servizio pubblico ché il privato.
Pienamente d’accordo. Le proroghe non risolvono il problema. È necessario concludere la costituzione dell’albo con un processo di digitalizzazione.
cara Erika, l’ordine andava formato subito e poi sistemavamo noi le cose. E’ questo che andremo a dire al Ministro ! Purtroppo siamo stati ostacolati dalle altre associazioni che hanno chiesto l’abolizione dell’albo degli educatori, incasinando tutto!
Leggo questo articolo con un misto di amarezza, frustrazione, vergogna e rabbia. E non sono solo io. Siamo migliaia.
Sono un educatore Professionale Socio-Pedagogico laureato, con oltre 13 anni di esperienza, di cui alcuni trascorsi all’estero, dove – permettetemi di ricordarlo – la figura dell’educatore è riconosciuta, rispettata, retribuita e inserita in un sistema che ne valorizza la competenza. Torno in Italia con la speranza che finalmente, dopo decenni di lavoro invisibile, precario e sottopagato, il nostro ruolo abbia trovato una collocazione dignitosa. E cosa trovo?
Un albo promesso con la Legge 55/2024, un anno fa. Un provvedimento storico, dicevano. Una svolta epocale per le professioni educative. E invece?
Un anno dopo, zero. Niente. Nulla. Assoluto silenzio istituzionale.
Ancora proroghe. Ancora scadenze spostate. Ancora Tribunali oberati, procedure caotiche, domande in attesa, colleghi in ansia, datori di lavoro che non sanno a chi affidare i servizi. E intanto, chi ha studiato, chi ha investito tempo e denaro nella propria formazione, chi ha lavorato con responsabilità e professionalità in contesti complessi, continua a essere trattato come un “bracciante del sociale”, come ben lucidamente denunciato nell’articolo.
E voi continuate a parlare di “proroghe”? Ma di cosa stiamo parlando? Di un sistema che rimanda, svilisce, procrastina, mentre il welfare italiano crolla sotto il peso di una **mancanza strutturale di figure professionali qualificate**?
La Legge 109/2025 che sposta la scadenza al 31 marzo 2026 non è una soluzione: è un insulto. È la prova che il nostro Ordine non è una priorità. È un’altra beffa, un’altra presa in giro per chi, ogni giorno, si alza la mattina per accompagnare, sostenere, educare, prevenire, costruire comunità.
E mentre i Tribunali annaspano sotto 250.000 domande, mentre i commissari lavorano in condizioni disumane, mentre le associazioni minori e contrarie all’Ordine vengono invitate ai tavoli ministeriali come se avessero lo stesso peso dell’APEI o di chi ha combattuto per anni, noi educatori siamo lasciati in ostaggio di un sistema che ci ignora.
Basta.
Io non credo più alle riunioni, ai tavoli tecnici, alle petizioni. Non con questo governo politico e istituzionale che ha dimostrato di non avere né volontà né capacità di attuare una legge che ha firmato.
L’unica soluzione credibile, a questo punto, è lo sciopero nazionale massivo.
Un’astensione collettiva dal lavoro che fermi i servizi educativi, i centri per minori, i progetti socio-educativi, i contesti residenziali. Perché se il sistema non ci vuole riconoscere, allora fermiamolo. Facciamo sentire il vuoto che lasciamo. Facciamo capire che senza di noi, niente funziona.
Non stiamo chiedendo favori. Stiamo chiedendo il rispetto di un diritto acquisito, di una legge approvata, di un ruolo strategico per il Paese. Vogliamo l’Ordine ora, non tra un anno, non tra due. E vogliamo che sia noi, e solo noi, a guidarlo – non associazioni improvvisate, non lobby di altre professioni, non ministeri distratti.
Il tempo delle proroghe è finito.
Il tempo delle promesse è finito.
È arrivato il tempo dell’azione.
E se l’azione deve essere lo sciopero, allora scioperiamo.
Con forza.
Con dignità.
Perché l’educazione non è un optional.
E noi non siamo più disposti a essere invisibili.
Demotivazione e sfiducia a dir poco , contratti di lavoro indecenti . 1300 euro al mese per il coordinamento pedagogico di strutture . La ricerca di lavoro un colloquio dietro l’altro con cooperative con sfruttamenti impensabili. 0 prospettive, ogni giorno a pensare purtroppo di cambiare lavoro completamente. È impossibile pagarsi un affitto e sopravvivere, conviene fare le commesse dopo anni di studio e formazione .
1) petizione
2) sciopero nazionale
3) tavola rotonda con le istituzioni coinvolte nella concessione dei servizi educativi (cooperative e consorzi)
Se solo si rendessero conto quanto è importante e prezioso il nostro lavoro…sarebbe tutto diverso!! Purtroppo siamo lavoratori di serie B!! Ma io dico non arrendiamoci…grazie APEI, grazie Presidente perché ci siete sempre!
“Con la Legge 55/2024 che ha istituito l’Ordine delle Professioni Educative e Pedagogiche con i suoi due albi — quello degli Educatori Professionali Socio-Pedagogici (EPSP) e quello dei Pedagogisti — si è compiuto un passaggio fondamentale: dallo stato di invisibilità istituzionale al pieno riconoscimento di un ruolo strategico per la società.” Molto chiara e completa l’esposizione fatta dal nostro Presidente con una sintesi che mette in evidenza ciò che è stato conquistato ma che può essere vanificato. E’ chiaro che a questo governo interessi poco tutto ciò che miri ad un miglioramento della società avendo come obiettivo lo status quo con un’alta percentuale di analfabeti funzionali… questo governo ha dimostrato di avere la volontà di perseguire i propri interessi e conservare il sistema vigente tirandosi vigliaccamente indietro e nascondendosi dietro alle proroghe e c’era d’aspettarselo che non avrebbe favorito il miglioramento del sistema educativo nè investito nell’ambito dell’istruzione. “Senza alfabeto, niente democrazia” come ha giustamente affermato Tullio De Mauro. La capacità di attuare la legge ce l’ha perché ha fatto passare ben altro…
È intollerabile che dopo anni di battaglie e una legge storica come la 55/2024 l’Albo resti bloccato da burocrazia e caos organizzativo. Il settore educativo e pedagogico è fondamentale per il futuro del Paese, ma viene trattato da schifo, come fosse di serie B, dove spesso chi non sa cosa fare finisce a fare l’educatore senza titoli idonei. Questa paralisi svilisce ancora di più le nostre professioni e continua a favorire chi gioca al ribasso, mantenendo il settore in mano a precarietà e sfruttamento. Basta proroghe: servono procedure snelle, digitali e strutture dedicate, altrimenti il “riconoscimento” resterà solo sulla carta.
La lotta dell’associazione Apei per la separazione delle figure pedagogiche è stata un fallimento ed ha contribuito pesantemente al risultato che nessuno vuole fare più l’educatore …la mancanza della figura educativa è drammatica, gli stipendi sono irrisori i turni massacranti ci mancava solo l’albo …. purtroppo siamo i peggiori educatori di noi stessi!!
Siamo arrivati fin qui con fatica, impegno e passione. Il riconoscimento giuridico delle nostre professioni non è stato un regalo, ma il frutto di anni di studi, lavoro silenzioso e battaglie culturali. Abbiamo investito tempo ed energie per formarci, acquisendo titoli accademici e competenze specialistiche che non possono e non devono essere svalutati. Essere professionisti significa garantire qualità, responsabilità e competenza, e questo deve tradursi anche in un compenso adeguato e dignitoso. Oggi, però, rischiamo che questo traguardo storico venga svuotato di senso a causa di ritardi, disorganizzazione e scarsa volontà politica. Non possiamo permettere che chi ha rispettato le regole e possiede i requisiti resti intrappolato in un limbo burocratico, mentre il valore della nostra professione si diluisce. Pedagogisti ed educatori sono pilastri del tessuto sociale: formano, accompagnano, includono, costruiscono futuro. Rimandare ancora significa lasciare bambini, famiglie, comunità e servizi senza figure qualificate, e significa mancare di rispetto a chi ha scelto questa vocazione. È il momento di agire con decisione, perché ogni giorno di attesa è un passo indietro per l’intero Paese.
Cara Alessandra,
le tue parole esprimono con forza e lucidità ciò che tanti pedagogisti ed educatori oggi sentono: amarezza, frustrazione e il timore che un traguardo tanto atteso venga svuotato del suo significato per l’inerzia di chi avrebbe il dovere di agire.
Hai perfettamente ragione: **la Legge 55/2024 non è un regalo**, ma il risultato di un percorso lungo, collettivo e appassionato, fatto di studio, pratica e battaglie culturali. E non possiamo tollerare che, a **450 giorni dalla sua promulgazione**, **l’assenza degli elenchi da parte dei Commissari e il mancato avvio delle elezioni** impediscano l’effettivo insediamento dell’Ordine e dei suoi Consigli regionali.
A ciò si aggiunge **un elemento che in pochi denunciano apertamente**: la presenza, ai tavoli ministeriali, di **una miriade di piccole scuole private di formazione e micro-associazioni, spesso sconosciute e non rappresentative**, che si stanno aggregando solo per ottenere **privilegi e riconoscimenti di comodo**, con l’obiettivo di **vendere corsetti di bassa qualità**, inutili e talvolta dannosi.
Questo **affollamento disordinato** ha prodotto un effetto paralizzante: **richieste di modifica radicale della legge**, contrarie allo spirito e agli equilibri già definiti, che hanno **impallato il tavolo tecnico** e **impedito al Ministero di chiudere con un decreto operativo** per l’indizione delle elezioni.
Come APEI, lo abbiamo detto chiaramente e lo continueremo a ribadire con forza: **se vogliamo davvero concludere il processo costitutivo dell’Ordine, il Ministero deve convocare solo le associazioni realmente rappresentative** — **non più di tre** — evitando la confusione di sigle prive di iscritti e storia.
L’APEI è nata proprio per dare voce a questa indignazione e per difendere, oggi come allora, la dignità delle professioni educative e pedagogiche. Non siamo spettatori: **stiamo continuando a denunciare pubblicamente il ritardo istituzionale, a sollecitare il Ministero della Giustizia, e a costruire una mobilitazione nazionale forte, unitaria e determinata.**
Ti invitiamo a trasformare questa rabbia in partecipazione attiva, perché l’Ordine può e deve essere la casa comune dei professionisti della pedagogia e dell’educazione.
👉 **[https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei)**
Con stima e determinazione,
**Dott. Alessandro Prisciandaro**
Presidente Nazionale APEI
Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani
Sono davvero indignata da tutto quello che sta accadendo, credo in ciò che ho studiato e credo nell’Apei facciamo qualcosa di concreto una volta per tutte : che si adempia la legge, non possiamo più subire queste umiliazioni, siamo professionisti seri e desideriamo che vengano riconosciuti i nostri diritti, firmiamo, facciamo petizioni, siamo in tantissimi ce la faremo senza alcun dubbio , la legge c’è non si può fare finta che non esista .
Cara Roberta,
la tua indignazione è pienamente condivisa. Ogni tua parola riflette lo stato d’animo di migliaia di educatori e pedagogisti che hanno rispettato la legge, creduto nella riforma e investito nella propria professionalità, e che oggi si trovano ancora umiliati da ritardi inaccettabili, scelte politiche miopi e tatticismi istituzionali.
Hai ragione: la legge 55/2024 esiste, è pienamente in vigore, e deve essere attuata. Non è accettabile che, a oltre 14 mesi dalla sua promulgazione, non siano stati ancora pubblicati gli elenchi degli aventi diritto al voto, bloccando di fatto l’intero processo democratico di costituzione dell’Ordine.
L’APEI non è mai rimasta ferma: abbiamo diffidato ufficialmente, scritto al Ministero, informato i Tribunali, denunciato pubblicamente ogni ritardo. Ma oggi è il momento di alzare il livello della mobilitazione.
Hai perfettamente ragione: servono azioni concrete, raccolte firme, mobilitazioni pubbliche. E siamo pronti a farle insieme a te e a tutti coloro che condividono questa battaglia.
Siamo in tantissimi, e uniti ce la faremo.
Restare in silenzio non è più un’opzione.
👉 Se ancora non l’hai fatto, entra a far parte dell’APEI:
https://www.portaleapei.net/associarsi-apei
Con determinazione,
Dott. Alessandro Prisciandaro
Presidente Nazionale APEI
Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani
Demotivazione e sfiducia sicuramente.
Ringraziamo voi di APEI per tutto il lavoro che state svolgendo. Uno sciopero o una petizione sarebbero il minimo. Ci sentiamo solo presi in giro. Si spera che si possa arrivare ad una conclusione ed un giusto riconoscimento quanto prima!!!!
Cara Dania,
sentiamo tutta la tua delusione, e condividiamo pienamente la demotivazione e la sfiducia che stanno attraversando tanti professionisti dell’educazione e della pedagogia. Ma proprio per questo, non possiamo permetterci di arrenderci adesso.
Grazie di cuore per le parole di sostegno all’APEI: non ci siamo mai fermati e non lo faremo ora. Hai perfettamente ragione: uno sciopero, una petizione, una mobilitazione forte e compatta… sono il minimo. E ci stiamo organizzando in questa direzione.
👉 È il momento di trasformare la rabbia in azione, la stanchezza in forza collettiva.
Siamo tanti, siamo competenti, siamo indispensabili.
E abbiamo una legge che deve essere attuata. Senza più rinvii, senza più prese in giro.
Uniti, ce la faremo.
👉 Se non l’hai ancora fatto, entra a far parte dell’APEI e camminiamo insieme:
https://www.portaleapei.net/associarsi-apei
Con determinazione e stima,
Dott. Alessandro Prisciandaro
Presidente Nazionale APEI
Sono venuta a conoscenza da poco di questo caos e ne rimango amareggiata, a dir poco. Mi dispiace proprio a livello concettuale che una professione venga svilita da una giungla di norme di cui doversi preoccupare più della propria professione stessa! Questo lede anche i diritti delle persone educande, per esempio ad avere accanto personale che “è” e non “fa”, visto che si è costretti ad impantanarsi nel tentativo anche solo di vedersi riconosciuti senza troppi ostacoli!
Cara Guendalina,
la tua amarezza è comprensibile, e purtroppo condivisa da tanti.
Ciò che hai scritto è potentissimo: “essere” e non semplicemente “fare” educatori e pedagogisti è la vera cifra della nostra professionalità. Ma questa identità oggi viene messa a rischio da un sistema che, invece di sostenere, intrappola in una giungla normativa chi ha titoli, competenze e passione.
Il danno non è solo per noi.
È per le bambine e i bambini, gli adolescenti, le famiglie, le comunità, che hanno diritto ad avere accanto professionisti riconosciuti, tutelati e messi nelle condizioni di operare pienamente.
Come APEI non ci stiamo più a questo svilimento.
Stiamo continuando a denunciare pubblicamente lo stallo, a sollecitare il Ministero, a chiedere che la legge venga attuata senza più tentennamenti, senza più rinvii.
👉 Se credi che questa battaglia sia anche tua, unisciti a noi.
Più siamo, più contiamo. E insieme possiamo davvero fare la differenza.
https://www.portaleapei.net/associarsi-apei
Con stima,
Dott. Alessandro Prisciandaro
Presidente Nazionale APEI
Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani
Sciopero Nazionale subito, dobbiamo far sentire la.nostra voce ,siamo davvero stanchi .
Ottima disamina.
Io sto iniziando a dubitare che le stesse associazioni non vogliano l’ordine (non tutte ).
Se fosse così, la situazione sarebbe davvero grave e con molti nodi.
Dobbiamo organizzare qualcosa di incisivo.