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classe che discute in cerchio

Educare ai sentimenti per ricostruire la scuola come comunità: la sfida pedagogica del nostro tempo

By Articoli, Commenti su fatti di attualitàNessun commento

di Samuele Amendola – Pedagogista ed Educatore –  Vicepresidente Nazionale APEI e Presidente APEI Sicilia

Nel cuore della scuola italiana si apre oggi una sfida di fondamentale importanza pedagogica: restituire centralità all’educazione alle relazioni e ai sentimenti in quanto fondamento dell’intero processo di apprendimento di un essere umano. Una sfida che non può riguardare un settore specialistico né l’inserimento a scuola di una disciplina aggiuntiva, ma che chiama in causa l’identità culturale e pedagogica della scuola stessa. Come emerge chiaramente dall’articolo del pedagogista Samuele Amendola, in pubblicazione sul prossimo numero della rivista scientifica Quaderni di pedagogia e pratiche educative, dal titolo “Educazione alle relazioni e ai sentimenti come sfondo integratore dell’apprendimento”, la dimensione relazionale, delle emozioni e dei sentimenti, non può essere trattata come una “materia” separata, né delegata ad interventi sporadici tenuti da presunti esperti. Deve rappresentare, invece, lo sfondo integratore che permette ai saperi di diventare esperienza, significato e quindi crescita e che fa sì che le esperienze di vita quotidiane e le biografie personali trovino riscontro ed occasioni di confronto nei contenuti delle discipline curriculari. In un tempo segnato dalla fluidità relazionale, dalla solitudine educativa, dall’assenza di punti di riferimento e dall’impoverimento dei legami comunitari, la scuola è chiamata a recuperare la sua funzione più autentica: essere luogo di formazione integrale della persona, dove mente, cuore e relazione procedono insieme. Questa visione è profondamente pedagogica: non riguarda “l’emozionalismo”, ma il riconoscimento che ogni apprendimento nasce e si sviluppa in un contesto di relazione significativa.

Perché “educazione sessuo-affettiva” è un’espressione fuorviante

Nel dibattito educativo contemporaneo si utilizza sempre più spesso l’espressione educazione sessuo-affettiva. Tuttavia, dal punto di vista pedagogico, questo termine presenta molte criticità. In primo luogo, esso rischia di ridurre l’educazione ai sentimenti e alle relazioni alla sola dimensione della sessualità, subordinando l’esperienza relazionale a un ambito specifico anziché riconoscerla come sfondo formativo dell’intera crescita umana, all’interno di quella che Maria Montessori definiva “educazione cosmica”. Inoltre, l’educazione sessuo-affettiva spesso si traduce in interventi informativi o tecnicistici perdendo di vista la dimensione educativa autentica, che consiste nell’accompagnare pedagogicamente i processi di consapevolezza, di riflessione e maturazione relazionale nel tempo. Questa impostazione favorisce anche una frammentazione dell’azione educativa, affidata a interventi episodici e separati dal curricolo scolastico. Per questo è pedagogicamente più corretto parlare di educazione alle relazioni e ai sentimenti, collocando la sessualità all’interno di un orizzonte di senso più ampio.

I sentimenti come trama educativa dell’apprendimento

L’educazione ai sentimenti, nella sua valenza pedagogica, non coincide con l’immediatezza delle emozioni, in quanto, come ricorda Bauman, “le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”: è un processo culturale, relazionale e valoriale, quindi educativo, che permette alla persona di orientarsi nel mondo, di dare senso alle esperienze e di costruire la propria personalità. L’articolo richiama con chiarezza come il sentimento diventi strumento educativo, attraverso il quale l’alunno impara a conoscere se stesso e gli altri e a vivere in una comunità fondata sulla responsabilità e sul rispetto di tutti e di ciascuno. Non si tratta di “insegnare” ciò che si prova, ma di creare ambienti che favoriscano la maturazione dei sentimenti, trasformando l’aula in una comunità riflessiva in cui ogni esperienza, come il dialogo, il conflitto, la cooperazione, la cura educativa, diventi occasione di crescita condivisa. Una scuola che assume questa prospettiva non aggiunge un nuovo contenuto al curricolo ma lo trasforma dandogli una cornice di senso più ampia e legata alle esperienze di vita degli alunni. Letteratura, storia, scienze, educazione civica, arte, musica, educazione motoria: ogni disciplina diventa un laboratorio di umanità, un contesto in cui il sapere disciplinare incontra le dimensioni etiche, relazionali e sentimentali dell’esperienza scolastica e più in generale umana.

Corresponsabilità e autenticità pedagogica

Una delle riflessioni più attuali dell’articolo riguarda la scuola come comunità educante: un ambiente in cui docenti, famiglie, educatori, dirigenti e studenti condividono la responsabilità della crescita. La relazione educativa viene riconosciuta come incontro autentico, luogo in cui l’alunno si sente visto, ascoltato e accompagnato. Non esiste educazione ai sentimenti senza coerenza educativa degli adulti: la qualità delle relazioni tra gli adulti nella scuola è la prima forma di testimonianza pedagogica per gli studenti.

Perché servono le Unità di Pedagogia Scolastica

Uno dei punti più innovativi riguarda il ruolo delle Unità di Pedagogia Scolastica, composte da pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici, viste come risorsa strategica per la scuola di oggi. Il documento sottolinea come queste figure garantiscano una lettura pedagogica dei bisogni educativi e un accompagnamento competente nella costruzione di percorsi relazionali. La loro presenza non risponde a un’emergenza, ma a una visione: promuovere benessere scolastico, prevenire il disagio attraverso la progettazione pedagogica e quindi prevenzione educativa primaria, sostenere la didattica relazionale dei docenti, costruire alleanze significative con le famiglie e il territorio.

Superare il tecnicismo: l’educazione non è un “protocollo”

Il documento mette in guardia dal rischio sempre più evidente di tecnicizzazione dell’educazione ai sentimenti. Quando la scuola affida questo compito a interventi estemporanei o programmi standardizzati, si perde la dimensione formativa profonda che deriva da una relazione educativa costante, riflessiva, guidata da intenzionalità pedagogica. Educare ai sentimenti richiede continuità, progettualità pedagogica e professionalità educativa, non attività occasionali. Non si tratta di aggiungere ore, ma di trasformare lo sguardo: vedere nella quotidianità scolastica, nei gesti, nelle parole, nei conflitti, nei silenzi, il vero terreno educativo e formativo.

Verso una pedagogia umanistica del sentire e dell’incontrare

L’orizzonte che emerge è quello di una pedagogia umanistica, che restituisce all’educazione la sua missione originaria: formare l’umano nell’uomo. Una scuola che educhi al sentire, al pensare, al vivere insieme; una scuola che sappia generare significati, responsabilità, relazioni; una scuola che aiuti bambini e ragazzi a costruire un progetto di vita fondato sulla dignità, sul rispetto, sulla solidarietà. Educare ai sentimenti significa, in definitiva, aiutare la vita. Significa offrire agli studenti non solo strumenti per conoscere il mondo, ma anche per abitarlo con consapevolezza, empatia, senso di comunità.

Per una scuola che fa crescere persone

La scuola che vogliamo costruire non è quella che moltiplica contenuti, ma quella che moltiplica significati. Non è la scuola che parla ai ragazzi, ma quella che parla con loro. Non è la scuola che riempie, ma quella che accompagna. E questa trasformazione, culturale prima che organizzativa, può diventare realtà solo mettendo al centro la pedagogia e valorizzando le professionalità educative all’interno di una comunità scolastica che cresce e apprende insieme.

La formazione degli educatori e dei pedagogisti nel contesto della istituzione del nuovo ordine professionale

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The Training of Educators and Educationalists in the Context of the Establishment of the New Professional Order

di Gianvincenzo Nicodemo


Abstract. Il termine per l’iscrizione in prima applicazione agli elenchi degli aventi diritto in relazione agli albi degli educatori professionali socio-pedagogici e dei pedagogisti scadrà il 31 marzo 2026. La Legge 55/2024 ha istituito queste professioni ordinistiche, apportando cambiamenti significativi alle professioni educative, sociali e ai servizi correlati. Fra le novità principali c’è il valore abilitante attribuito alla laurea in scienze dell’educazione L19. Questo saggio propone riflessioni utili a orientare i percorsi universitari in base alla nuova normativa 

Abstract. The deadline for the initial registration in the lists of those entitled, aimed at the establishment of the registers of socio-pedagogical professional educators and pedagogists, is 31 March 2026—this deadline has already been extended several times. Law 55/2024, which establishes the regulated professions of socio-pedagogical professional educator and pedagogist, introduces a profound change not only to the field of educational professions, but to the entire sector of social professions and socio-educational, social care, and socio-health services. Among the changes introduced, the one that primarily concerns university pathways is the recognition of qualifying value to the degree in Educational Sciences (L19). This essay aims to bring to the discussion table some elements intended to suggest, to those responsible at the university level, the perspective towards which to orient university study programmes in light of the aforementioned legislation. 

Keywords: academic background; educationalists; educational sciences; social educators; university

Bibliografia

Ansa (2023). Università: Bernini, al via le lauree abilitanti per educatori e pedagogisti. 

Balduzzi, L., & Pironi, T. (2017). L’educatore al nido. Linee guida per la formazione. Carocci Editore. 

Bastianoni, P., & Spaggiari, L. (2016). Il tirocinio curricolare nel corso di laurea in Scienze dell’educazione dell’Università di Ferrara. Pedagogia più Didattica. Teorie e Pratiche educative, 2(1), 89-101. 

Bertoli, M., et al. (2022). La circolarità teoria-pratica nel tirocinio universitario: una ricerca esplorativa. Annali online della didattica e della formazione docente, 14(23), 123-145. +1

Bonaiuti, G., et al. (2021). La preparazione al tirocinio: strategie e strumenti per l’accompagnamento degli studenti. Giornale Italiano della Ricerca Educativa, 14(27), 45-62. +1

Briganti, G., & Nicodemo, G. (2024). L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista: profili professionali e ambiti di intervento alla luce della Legge 55/2024. Educazione Aperta, 15, 1-20. 

Bufalino, G. (2013). Tirocinio e inserimento lavorativo: il punto di vista delle aziende. Formazione & Insegnamento, 11(3), 167-180. 

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Consorzio universitario Almalaurea (2024). Rapporto 2024 sul Profilo dei Laureati. 

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Fioravanti, M. (2003). La pedagogia come scienza: tra teoria e prassi. Nuova Secondaria, 21(5), 45-58. 

Fioravanti, M. (2007). Fondamenti di pedagogia generale. Carocci Editore. +1

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Miatto, S., et al. (2021). Il tirocinio curricolare come spazio euristico per l’apprendimento trasformativo. Formazione, Lavoro, Persona, 11(32), 78-95. +1

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MIM (2023b). Linee guida per i corsi di laurea in Scienze dell’educazione e in Pedagogia. +1

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Nicodemo, G. (2023). Il pedagogista e l’educatore professionale alla luce della nuova normativa. Professionalità Studi, 15, 112-130. 

Nicodemo, G. (2025). Principi e strumenti per le professioni pedagogiche ed educative. (In corso di stampa). 

Nicodemo, G., & Manzo, A. (2024). L’educatore nei servizi per l’infanzia: nuovi requisiti e prospettive. Infanzia, 51(3), 189-204. 

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Saglietti, M., & Cerantola, G. (2020). Competenze e professionalità dell’educatore socio-pedagogico. Rivista Italiana di Educazione Familiare, 17(2), 145-162. 

Playful Learning: il gioco come strumento pedagogico e di inclusione in classe

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Sample Playful Learning: Game-Based Education as a Tool for Classroom Inclusion

di Camilla Sciandra

Abstract. Nel panorama educativo contemporaneo, l’inclusione scolastica richiede approcci didattici capaci di valorizzare le differenze, ridurre le barriere e promuovere la partecipazione attiva di ogni studente. Il Playful Learning, inteso come apprendimento attraverso il gioco, si configura come metodologia inclusiva che integra dimensioni cognitive, emotive e sociali, sostenuta da solide basi teoriche (Vygotskij, Dewey, Bruner, Resnick). L’articolo esplora i fondamenti scientifici di questo approccio, descrive i principi cardine (coinvolgimento attivo, creatività, collaborazione e adattabilità), e presenta strategie operative come gamification, escape room educative, storytelling interattivo e role-playing, arricchite da esempi di applicazione in contesti scolastici eterogenei. Sono analizzati risultati di ricerche e casi studio che evidenziano benefici in termini di engagement, competenze sociali, resilienza e performance accademiche. Le prospettive future puntano a una sempre maggiore integrazione con le tecnologie digitali e con i principi dell’Universal Design for Learning, per garantire un’istruzione equa e partecipativa. 

Abstract. In today’s educational context, fostering inclusion requires teaching methods that value diversity, remove barriers, and actively engage all learners. Playful Learning—learning through play—emerges as an inclusive methodology integrating cognitive, emotional, and social dimensions, grounded in strong theoretical frameworks (Vygotsky, Dewey, Bruner, Resnick). This article explores the scientific foundations of this approach, outlines its core principles (active engagement, creativity, collaboration, adaptability), and presents operational strategies such as gamification, educational escape rooms, interactive storytelling, and role-playing, enriched with examples from diverse school contexts. It analyses research findings and case studies showing benefits in terms of engagement, social skills, resilience, and academic achievement. Future perspectives point towards deeper integration with digital technologies and the principles of Universal Design for Learning, ensuring equitable and participatory education for all 

Keywords: learning; classroom; inclusion; teaching; play 

Bibliografia

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Bruner, J. (1996). The Culture of Education. Harvard University Press. 

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Canevaro, A. (2006). Pedagogia speciale: la riduzione dell’handicap. Erickson. 

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Lillard, A. S., et al. (2013). The impact of pretend play on children’s development: A review of the evidence. 

Li, X., Zhang, S., & Chen, H. (2024). A systematic literature review of playful learning in primary education (2014–2023). Education 3–13. Advance online publication. 

Meyer, A., Rose, D. H., & Gordon, D. (2014). Universal Design for Learning: Theory and Practice. CAST Professional Publishing. 

Quek, L. H., Low, J. Y., Ong, G.-B., & Shorey, S. (2024). Educational escape rooms for healthcare students: A systematic review. Nurse Education Today, 130, 105967. 

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Zosh, J. M., et al. (2018). Learning through play: a review of the evidence. LEGO Foundation 

Oltre l’ascolto e l’arte dell’educare attraverso il suono: la visione musicale di Rudolf Steiner nel contesto della rivoluzione pedagogica del Novecento

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Oltre l’ascolto e l’arte dell’educare attraverso il suono: la visione musicale di Rudolf Steiner nel contesto della rivoluzione pedagogica del Novecento

Beyond Listening and the Art of Educating through Sound: Rudolf Steiner’s Musical Vision within the Context of the Twentieth-Century Pedagogical Revolution

di Evelyn Grazia Nericcio

Abstract. Si presentano gli orientamenti pedagogici musicali interni alla tradizione Steiner-Waldorf, confrontandoli con i filoni principali della didattica musicale novecentesca: l’elemento comune di fondo è l’adesione e la rielaborazione del cosiddetto “metodo attivo”, che mette il discente al centro del processo educativo, stimolandone la partecipazione spontanea e l’apprendimento in forma personale e rielaborata dei contenuti didattici. Da ultimo, si propone un possibile schema per una successiva indagine sul campo. 

Parole chiave: educazione musicale; metodo attivo; multidisciplinarietà; Rudolf Steiner; scuole Steiner-Waldorf. 

Abstract. The musical pedagogical guidelines within the Steiner-Waldorf tradition are presented and compared with the main strands of twentieth-century music education: the common underlying element is the adherence to and reworking of the so-called “active method”, which places the learner at the centre of the educational process, stimulating spontaneous participation and personalised, reworked learning of the educational content. Finally, a possible outline for a field study is proposed. 

Keywords: musical education; active method; multidisciplinarity; Rudolf Steiner; Steiner-Waldorf schools 

Bibliografia

Addessi, A. R. (2022a). Proposte metodologiche per l’educazione musicale nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. In Addessi, A. R. (Ed.), (2022). Manuale di metodologia dell’educazione musicale. UTET. 

Biasutti, M. (2015). Elementi di didattica della musica. Strumenti per la scuola dell’infanzia e primaria. Carocci. 

Bouchet, Ch. (2016). Rudolf Steiner. La sua vita, il suo pensiero. L’Età dell’Acquario. 

Buck, M. F., & Hoffmann, A.-K. (2024). Introduction. Waldorf Education as an (Inter)National Phenomenon and Subject of Discourse. In M. F. Buck & A.-K. Hoffmann (Eds.), Critically Assessing the Reputation of Waldorf Education in Academia and the Public: Early Endeavours of Expansion, 1919–1955. Routledge. 

Chiappetta Cajola, L., & Rizzo, A. L. (2016). Musica e inclusione. Teorie e strategie didattiche, Carocci. 

Chistolini, S. (2018). La formazione degli insegnanti alla pedagogia Waldorf. Biografia della Scuola Rudolf Steiner di Roma. FrancoAngeli. 

Coppi, A. (2017). Community music. Nuovi orientamenti pedagogici. FrancoAngeli. 

Delalande, F. (2001). La musica è un gioco da bambini. FrancoAngeli. 

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Educare WALDORF FVG Cooperativa Sociale ONLUS. (2023). Musica, https://www.educarewaldorf.it/scuola-waldorf/la-pedagogia-steiner-waldorf/musica/ (ultimo accesso 17.08.2025) 

Gallicchio, A. (2022). Dalcroze nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. In Addessi, A. R. (Ed.), (2022). Manuale di metodologia dell’educazione musicale. Einaudi. Giardino dei Cedri (2020). 

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Pignataro, P. V. (2014), La pedagogia relazionale di Loris Malaguzzi. CLEUP. 

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Scuola Rudolf Steiner “Il Giardino dei Cedri”. Associazione Pedagogica Steineriana di Roma. (2020). https://www.giardinodeicedri.it/la-musica-nella-scuola-steineriana/ (ultimo accesso 17.08.2025). 

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Wünsch, W. (2002). Formare l’uomo attraverso la musica. L’insegnamento della musica nella Scuola Waldorf. Il capitello del sole. 

Il caso Trieste. I ricreatori

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Il caso Trieste. I ricreatori 

The Case of Trieste. The Recreational Centers 

di Gianluca Marcon 

Abstract. Il capitolo analizza la nascita e l’evoluzione dei ricreatori comunali di Trieste, istituzioni parascolastiche sorte all’inizio del Novecento con finalità educative, sociali e politiche. Ricostruisce il contesto storico multietnico della città e approfondisce il ruolo di Nicolò Cobolli, evidenziando l’intreccio fra pedagogia positivista, igiene, metodo scientifico e obiettivi irredentisti. L’istituzione dei ricreatori rispondeva alla necessità di offrire ai giovani delle classi popolari un’alternativa alla strada, integrando scuola, sport, arti e attività manuali. La seconda parte esamina l’evoluzione del servizio e l’impatto delle recenti normative (Legge 205/2017 e Legge 55/2024) sul riconoscimento della figura dell’educatore socio-pedagogico, discutendo la conformità dei concorsi pubblici del Comune di Trieste. Emergono criticità in termini di requisiti di accesso e allineamento alle disposizioni nazionali. Il contributo conclude sottolineando la necessità di un pieno allineamento tra politiche locali e quadro statale per garantire un servizio educativo di qualità, inclusivo e rispettoso delle professionalità riconosciute. 

Parole chiave: educazione; irredentismo; ricreatori; Trieste; normativa. 

Abstract. The chapter examines the origins and evolution of Trieste’s municipal recreational centers, created in the early twentieth century with educational, social, and political aims. It reconstructs the city’s multiethnic historical context and explores the role of Nicolò Cobolli, highlighting the interplay among positivist pedagogy, hygiene, scientific method, and irredentist goals. The centers offered working-class youth an alternative to street life by integrating school, sports, arts, and manual activities. The second part analyzes the evolution of the service and the impact of recent legislation (Law 205/2017 and Law 55/2024) on the recognition of the socio-pedagogical educator, discussing the compliance of the Municipality of Trieste’s public competitions. It identifies critical issues about entry requirements and alignment with national provisions. The paper concludes by stressing the need for full alignment between local policies and the national framework to ensure a high-quality and inclusive educational service that respects recognized professional standards. 

Keywords: education; irredentism; recreational centers; Trieste; legislation.

Bibliografia

Comune di Trieste. (2023). Ricreatorio Comunali – Determinazione Dirigenziale n. 697/2023. Approvazione calendario attività ludico-sportive anno educativo 2022-2023. Trieste: Comune di Trieste. Recuperato da https://bandieconcorsi.comune.trieste.it/contenuti/allegati/Dx%20697_23.pdf 

Costituzione della Repubblica Italiana. (1947). Costituzione della Repubblica Italiana. Roma: Gazzetta Ufficiale. Recuperato da https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=117 

Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. (2017). Legge 27 dicembre 2017, n. 205. Bilancio di previsione dello Stato per lanno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 (17G00222). Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 302 del 29-12-2017 – Suppl. Ordinario n. 62. Recuperato da https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/12/29/17G00222/sg 

Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. (2024). Legge 15 aprile 2024, n. 55: Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali. Recuperato da https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/04/23/24G00072/SG 

Milazzi, L. (1974). I ricreatori comunali a Trieste. Udine: Del Bianco Editore 

Statuto dei Ricreatori comunali. (1908). Approvato dalla Delegazione municipale nella seduta del 27 gennaio n. 4631/08.VI. Trieste: Biblioteca Civica.  

Sicurezza e cultura: il valore del contributo pedagogico in un contesto tecnico 

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Sicurezza e cultura: il valore del contributo pedagogico in un contesto tecnico 

Ramona Fossa 

Abstract. L’articolo espone la collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri di Genova per la redazione di un progetto educativo e di prevenzione sulla sicurezza con approccio pedagogico. 

Dimostro come la sicurezza, oltre l’adempimento tecnico, diventi cultura condivisa attraverso obiettivi educativi chiari, linguaggi accessibili e metodologie attive. 

Parole chiave: Pedagogia; sicurezza; cultura della prevenzione; interdisciplinarità; progettazione educativa; educazione civica; inclusione scolastica. 

Abstract. This paper reports on the collaborative initiative the Order of Engineers of Genoa for the drafting of an educational and prevention project on safety with the pedagogical approach. 

It illustrates how safety, beyond mere technical compliance, can be cultivated as a shared culture through well-defined educational objectives, accessible communication, and proactive methodological strategies. 

Keywords: Pedagogy; safety; prevention culture; interdisciplinarity; educational planning; civic education; school inclusion.