Alessandro Prisciandaro, presidente nazionale Apei

L’intelligenza artificiale generativa (IAg) ha reso l’informazione accessibile in modo immediato e capillare. Tuttavia, la velocità con cui le risposte vengono prodotte rischia di sostituire la profondità cognitiva con l’immediatezza. Se, come evidenziato da studi internazionali, solo una minoranza di utenti verifica e confronta le informazioni ricevute da un chatbot, si apre una questione pedagogica cruciale: come evitare che l’automatizzazione del sapere conduca a una riduzione del pensiero critico e alla creazione di soggetti cognitivamente eterodiretti.

Recenti studi (MIT Media Lab, 2024) mostrano che l’uso non guidato dell’IA riduce il coinvolgimento cognitivo e la varietà espressiva dei testi prodotti. Una rassegna sistematica del 2024 conferma che l’over-reliance all’IA può compromettere capacità analitiche e decisionali. Al contempo, istituzioni come UNESCO e OECD hanno richiamato la necessità di sviluppare competenze di AI literacy, fondamentali per integrare pensiero critico, etica e verifica delle fonti nei processi educativi.

Nel luglio 2025, l’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (APEI) ha realizzato un questionario online sull’uso dell’IA, che ha raccolto oltre 500 risposte da educatori e pedagogisti in Italia. L’obiettivo era esplorare le pratiche, le percezioni e le esigenze formative della categoria.

– Diffusione: 46% usa l’IA saltuariamente, 22% regolarmente, 27% ne ha sentito parlare ma non la usa, 5% non la conosce.
– Ambiti di utilizzo: scrittura e revisione testi (29%), progettazione educativa (27%), aggiornamenti normativi (25%), nessun uso specifico (29%).
– Progettazione educativa: 36% non l’ha mai usata ma vorrebbe provarla, 30% la usa qualche volta, 22% non la ritiene utile, 12% la usa spesso.
– Efficienza: 38% dichiara risparmio di tempo parziale, 29% significativo, 28% non saprebbe valutare.
– Fiducia: 67% solo dopo verifica, 22% poca, 6% nulla, 5% completa.
– Qualità percepita: 53% vede benefici solo con uso critico, 18% solo in alcuni contesti, 16% indecisi, 13% rischio di banalizzazione.
– Formazione: quasi 80% richiede percorsi mirati (55% se accessibili, 28% assolutamente, 11% non interessati).

L’indagine evidenzia tre aspetti chiave: 

  • la curiosità diffusa ma accompagnata da scarsa fiducia; 
  • il rischio di omologazione educativa derivante dall’uso dell’IA per testi e progetti;
  • una forte domanda formativa che segnala la necessità di linee guida e percorsi pedagogici di accompagnamento. La pedagogia è dunque chiamata a un ruolo attivo: non subire l’IA, ma integrarla criticamente per stimolare riflessione, autonomia e pluralità delle fonti.

L’IA generativa non sostituirà l’educatore, ma rischia di creare una cultura pedagogica omologata. La pedagogia deve insegnare a utilizzare l’IA senza subirla, promuovendo lentezza del pensiero, confronto tra pari e spirito critico. In questo senso, la pedagogia rappresenta una garanzia per la democrazia e per la formazione di cittadini capaci di discernimento, non di mera accettazione passiva.

52 Responses

  1. A mio avviso,essendo una veterana e proveniente da una scuola di pensiero dell”Ilustrissima M.Montessori ritengo che IA limiti la Conoscenza ,Capacità e Creatività .E come fa a replicare le Esperienze?E il problema solving?Questa tecnologia non avvicina….o forse sono io ande’ negli anni

    • Gentile Rachela,

      la sua riflessione coglie un punto essenziale: la conoscenza viva, quella che nasce dall’esperienza diretta, dalla creatività e dalla capacità di affrontare problemi inediti, non può essere sostituita da un algoritmo. La lezione montessoriana ci ricorda che l’educazione autentica è fatta di mani, di relazioni, di sperimentazione e di libertà interiore, aspetti che nessuna intelligenza artificiale può replicare fino in fondo.

      Come APEI vogliamo aprire un confronto serio su questi temi, perché il rischio di un uso acritico della tecnologia è reale: se l’IA diventa scorciatoia cognitiva, allora limita la crescita; se invece è accompagnata da una guida pedagogica, può diventare strumento utile ma mai sostitutivo dell’esperienza educativa.

      Per questo stiamo organizzando un seminario di approfondimento proprio sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra educazione, pedagogia e intelligenza artificiale, al quale sarà un piacere invitarla a intervenire e portare la sua esperienza.

      L’APEI lavora per costruire una comunità scientifica pedagogica capace di incidere con competenza nelle scelte ministeriali, e la sua voce di veterana è un contributo prezioso.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei).

      Un caro saluto,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale *Quaderni di Pedagogia

  2. Concordo pienamente con la linea di pensiero espressa dall’ Apei e dal Presidente, rispetto all’ utilizzo dell’ IA.
    La conoscenza e la curiosità sono sempre un valore aggiunto, che ci consentono di analizzare i pro e i contro di un sistema, ma che mai debba essere sostituita con la formazione, con l’ esperienza e con la scientificità del nostro agire educativo.
    Quindi, sì alla conoscenza ,ma no ( mai) nell’ affidarsi passivamente senza alcun senso critico.
    In una professione umana, basata sulle relazioni, sensazioni, emozioni e osservazioni, come la nostra, nessuna innovazione artificiale dovrebbe mai interferire snaturando l’ essenza del nostro ” sentire pedagogico”, che va oltre ogni forma di aiuto automatizzato.

    • Cara Iole,

      grazie per le sue parole che restituiscono con chiarezza la centralità del nostro agire pedagogico: la conoscenza è strumento prezioso, ma diventa autentica solo quando si intreccia con esperienza, sensibilità e capacità critica. Il rischio maggiore, come lei evidenzia, è l’affidarsi passivamente alla tecnologia: in tal caso l’IA non sarebbe più supporto, ma sostituzione indebita di ciò che rende l’educazione viva e umana.

      Come APEI vogliamo proprio custodire e rilanciare questa prospettiva: una professione radicata nella relazione, nelle emozioni, nella scientificità pedagogica. Per questo stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra educazione, pedagogia e intelligenza artificiale, dove voci come la sua saranno fondamentali.

      Il nostro obiettivo è creare una comunità scientifica pedagogica capace di incidere con competenza nelle scelte ministeriali e di riaffermare il valore insostituibile del “sentire pedagogico”.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei).

      Con stima,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale *Quaderni di Pedagogia

  3. Condivido pienamente la riflessione: la vera sfida non è tecnica ma pedagogica. L’IA generativa, se non guidata, rischia di ridurre la profondità del pensiero e di produrre soggetti “eterodiretti”. Sta a noi educatori trasformarla da stampella cognitiva a occasione di confronto critico, insegnando a verificare, contestualizzare e dubitare.

    Dal punto di vista psicologico, l’uso passivo può indebolire motivazione e varietà espressiva, mentre l’uso consapevole può rafforzare autonomia e autoefficacia. La pedagogia resta dunque garanzia di pluralità e democrazia, perché insegna la lentezza del pensiero e il valore del dialogo tra pari.

    E forse – ironicamente – la differenza tra un educatore e un algoritmo è che il primo sa quando tacere: un silenzio che stimola più di mille risposte automatiche.

    • Caro Andrea,

      la sua riflessione coglie il nodo cruciale: la vera sfida è pedagogica, non tecnica. Senza guida educativa, l’IA rischia davvero di impoverire il pensiero critico e di produrre soggetti “eterodiretti”, come lei giustamente sottolinea. È nostro compito, invece, trasformarla in occasione di confronto, di verifica e di dubbio, preservando quella lentezza del pensiero che educa alla profondità e alla democrazia.

      È qui che la pedagogia mostra tutta la sua forza: custodire pluralità, dialogo e crescita umana. Accolgo con piacere anche la sua ironia: il silenzio dell’educatore, carico di ascolto e attesa, vale più di mille risposte automatiche. È ciò che nessun algoritmo potrà mai replicare.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale: sarà un’occasione preziosa per far emergere contributi come il suo.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei).

      Con viva stima,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

  4. Buongiorno…PENSO CHE L.IA C È LA STIAMO SUBENDO, OVUNQUE APRIAMO I NOSTRI MEDIA C È LA RITROVIAMO…BISOGNA URGENTEMENTE EDUCARE AD USARLA…… SPECIE I GIOVANI……STA QUASI PREDENDO IL POSTO DELLA RICERCA…RIFLESSIONE.. STUDIO….ECC,.DELLA PERSONA. UN TEMPO CI INVITAVANO MOLTO ALLA LETTURA E ALLA RICERCA, OGGI VEDI I GIOVANI CHE ANCHE I COMPITI RICERCHE.. FANNO PRIMA CON L I.A.BISOGNA SOLO EDUCARE, IL COMPITO DELL EDUCATORE A SCUOLA POTRBBE ESSERE ANCHE QUESTO…E OLTRE!

    • Cara Carla,

      ha perfettamente ragione: l’IA è ormai ovunque e rischiamo di subirla più che di governarla. Proprio per questo diventa urgente un’educazione all’uso consapevole, soprattutto per i giovani. Non possiamo permettere che sostituisca lo studio, la ricerca personale, la riflessione critica e il gusto della lettura: il rischio è una conoscenza superficiale e omologata.

      Il compito degli educatori, come lei sottolinea, è proprio quello di insegnare a distinguere, ad approfondire e a non fermarsi alla risposta facile e immediata. L’IA può diventare strumento, ma solo se guidata da una prospettiva pedagogica, mai se lasciata come scorciatoia.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, perché crediamo che solo una comunità scientifica pedagogica possa orientare con competenza le scelte educative e ministeriali.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei).

      Un caro saluto,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

  5. Io penso che se nell’immediatezza si ha la necessità di avere una risposta ad una cosa che non si conosce, sicuramente l’IA è un aiuto, ma se dopo la risposta non c’è l’ approfondimento serve a poco, inoltre, come sappiamo in campo educativo non esistono ricette, ma tutto il sapere teorico ci aiuta a comprendere quali siano le giuste modalità d’ azione e le giuste strategie da utilizzare, in campo educativo bisogna essere pronti al cambio di direzione immediato.
    L’ IA è un aiuto che bisogna saper utilizzare, risponde ai nostri comandi, che se non vengono dati in maniera adeguata possono dare risposte non corrette.

    • Cara Carmela Linda,

      la sua osservazione è molto lucida: l’IA può essere un aiuto nell’immediatezza, ma se non è accompagnata dall’approfondimento rischia di restare un sapere superficiale e sterile. In campo educativo, come lei ricorda, non esistono ricette universali: serve la capacità di interpretare, di cambiare direzione, di adattare strategie in base ai contesti e alle persone.

      Ecco perché la pedagogia resta insostituibile: non si limita a fornire risposte, ma educa a porsi domande, a costruire significati e ad assumersi la responsabilità di scelte educative sempre uniche. L’IA, senza questa cornice, diventa solo uno strumento passivo, incapace di cogliere la complessità dell’agire educativo.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, proprio per affrontare con serietà e competenza questo tema cruciale.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei).

      Con stima,
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      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

  6. Permettete un richiamo da lontano …regolamentare tutela tutte le nostre attività, che siano sociali o interiori . Peccato che nel caso della tecnologia ed ora con IA, manchi questo aspetto fondamentale per la tutela della società.
    Tutela sì! Perché si sostituisce a noi, al nostro pensiero, al nostro spirito critico, ai nostri amici, alle nostre mansioni lavorative, ecc. Utilissima ,ma con il grande rischio di subirla!

    Contrastare l’innovazione assolutamente no! Ma regolamentare per il benessere emotivo è un dovere imprescindibile.

    Non aver bisogno degli altri è un rischio elevato!

    • Cara Maierli,

      il suo richiamo è prezioso: l’innovazione non va demonizzata, ma va regolamentata con criteri chiari e con un’attenzione costante alla tutela della persona e della società. È proprio questo il nodo: senza una cornice etica e pedagogica, l’IA rischia di sostituirsi al pensiero critico, alle relazioni, alle responsabilità professionali, minando il benessere individuale e collettivo.

      Come educatori non dobbiamo subire la tecnologia, ma orientarla. Contrastare l’innovazione sarebbe sterile, ma governarla è un dovere imprescindibile. L’educazione resta il luogo in cui questo equilibrio può essere custodito: perché nessun algoritmo potrà mai sostituire il valore della relazione e il bisogno reciproco degli altri.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, proprio per riflettere insieme su come accompagnare la trasformazione senza perdere l’essenza educativa.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei).

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      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
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  7. Buongiorno e buona domenica a tutti , non posso che essere d’accordo con la linea di pensiero dell’Apei , del Presidente e dei miei studi. Sicuramente l’intelligenza artificiale può velocizzare l’acquisizione di informazioni e facilitare la reperibilità di queste INFORMAZIONI. Ma si tratta sempre di informazioni , non di FORMAZIONE , il rapporto umano può formare , ritorniamo sempre agli stessi argomenti, come quando ci fu l’avvento di internet , adesso c’è l’intelligenza artificiale ( già l’etimologia della parola dovrebbe sciogliere i dubbi ).

    • Cara Roberta,

      grazie per la sua riflessione che mette a fuoco un punto decisivo: l’IA può fornire informazioni, ma non può mai sostituire la formazione, che nasce dall’incontro umano, dalla relazione educativa e dal processo trasformativo che solo l’esperienza condivisa può garantire.

      Come lei ricorda, è lo stesso dibattito che si aprì con l’avvento di internet: oggi come allora, la differenza la fa la pedagogia, capace di orientare l’uso degli strumenti senza confondere la velocità di accesso ai dati con la profondità della crescita personale.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, perché riteniamo indispensabile riaffermare che la formazione, quella vera, resta patrimonio dell’umano e non potrà mai essere delegata a un algoritmo.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei).

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  8. La mia preoccupazione e’ che dato che l’IA fornisce risposte belle pronte e confezionate a qualunque tema o domanda richiesta, si arriverà a leggere sempre meno libri, incrementando l’analfabetismo funzionale. Questo discorso può valere sia per i professionisti che per gli studenti.

    • Cara Sara,

      la sua preoccupazione è fondata e condivisa: l’IA, offrendo risposte immediate e già confezionate, rischia di ridurre il tempo dedicato alla lettura e alla ricerca personale, con il pericolo concreto di alimentare l’analfabetismo funzionale. È un rischio che riguarda non solo gli studenti, ma anche i professionisti, se smettono di coltivare la profondità dello studio e il confronto con i testi.

      Per questo ribadiamo che la pedagogia ha un compito decisivo: educare a usare l’IA senza rinunciare alla lentezza della lettura, alla capacità di interpretare e di criticare, al piacere della conoscenza coltivata nel tempo. La tecnologia non deve diventare scorciatoia, ma semmai stimolo a scavare più a fondo.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, proprio per affrontare insieme questi nodi cruciali.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei).

      Con stima,
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  9. Concordo con la posizione anche se penso che essere critichi è sicuramente positivo poiché gli esperti, spiegando il funzionamento della IA, sostengono che l’ intelligenza artificiale è comunque il prodotto dell’ uomo e dalle nostre informazioni si forma…. ricordiamoci ci che non possiamo essere dominati dalla macchina ma l’ uomo a dominarla….quindi come gestirla è sicuramente un problema formativo e pedagogico!

    • Cara Stefania,

      ha colto perfettamente il punto: l’IA è e resta un prodotto dell’uomo, costruita a partire dalle informazioni che noi stessi le forniamo. Non è la macchina a doverci dominare, ma siamo noi a doverla governare. Ed è proprio qui che entra in gioco la pedagogia: senza un orientamento formativo e critico, il rischio è di subire lo strumento invece che guidarlo.

      Essere critici, come lei sottolinea, non significa rifiutare l’innovazione, ma assumerla con consapevolezza, affinché resti sempre al servizio della crescita umana e non viceversa.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, per affrontare insieme le sfide educative che questa trasformazione ci pone davanti.

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  10. Buongiorno a tutti. Sono molto critica verso l’AI e credo che, come pedagogisti, ci si debba interrogare su come creare pensieri critici che possano mantenere un livello di autodeterminazione che garantisca il confronto dei contributi di ognuno, evitando la mera omologazione. Nell’interrogarmi sul “come fare”, credo che siano da modificare fortemente gli approcci formativi, puntando sul confronto, dialogo e soluzioni “botton up”, che pongano in evidenza come la formazione attraverso il confronto non possa essere in alcun modo sostituito da una macchina.

    • Cara Silvia,

      la sua posizione è chiara e condivisibile: come pedagogisti non possiamo limitarci a osservare l’impatto dell’intelligenza artificiale, ma dobbiamo interrogarci su come preservare e potenziare il pensiero critico e l’autodeterminazione delle persone. Il rischio dell’omologazione è reale e riguarda tanto i professionisti quanto gli studenti.

      Ha ragione anche sul “come fare”: occorre ripensare gli approcci formativi, valorizzando il dialogo, il confronto autentico e i processi dal basso, che rendono ogni persona partecipe e responsabile. Nessuna macchina potrà mai sostituire la ricchezza del confronto umano, capace di generare soluzioni nuove e di custodire la pluralità delle voci.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, proprio per aprire uno spazio di riflessione e confronto su questi nodi cruciali.

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  11. Mi ritengo in parte d’accordo con quanto espresso in questo articolo. Anche se riconosco il pericolo di diventare passivi e di inficiare i processi cognitivi con un forte utilizzo dell’IA, dall’altra parte la considero uno strumento da cui poter prendere alcuni spunti a cui peró aggiungere l’attivismo personale nella creazione della conoscenza. Dunque l’IA non deve essere centrale, ma solamente uno strumento ulteriore di cui avvalersi. Sarebbe importante condurre uno studio sull’utilizzo dell’IA per poter formare un metodo che non penalizzi i principi pedagogici, ma che anzi li tuteli.

    • Cara Ilaria,

      apprezzo molto il suo equilibrio: riconoscere i rischi di passività e impoverimento cognitivo legati all’uso dell’IA è fondamentale, ma altrettanto importante è non demonizzare lo strumento. Come lei sottolinea, l’IA può offrire spunti utili, a patto che resti sullo sfondo e non diventi mai il centro dei processi formativi, che devono invece fondarsi sull’attivismo personale e sulla costruzione autonoma della conoscenza.

      Molto interessante anche la sua proposta di condurre studi mirati sull’utilizzo dell’IA in campo educativo: è proprio attraverso la ricerca che possiamo individuare un metodo capace di integrare la tecnologia senza tradire i principi pedagogici, anzi rafforzandoli.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, un’occasione preziosa per sviluppare insieme anche piste di ricerca come quella che lei propone.

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      • Caro Salvatore,

        la sua testimonianza è particolarmente preziosa, perché porta con sé non solo la competenza pedagogica e psicologica, ma anche l’esperienza tecnica di chi ha vissuto da vicino i primi sviluppi dei sistemi meccanici e informatici. Questo sguardo lungo ci aiuta a leggere l’attualità dell’IA generativa con maggiore profondità.

        Condivido con lei l’idea che l’IA, pur nelle sue capacità proliferative, non potrà mai sostituire il libero arbitrio, i sentimenti, le emozioni, la coscienza: tutti elementi propri dell’umano che nessuna macchina potrà replicare. Proprio per questo la pedagogia ha un compito decisivo: modulare il rapporto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, garantendo che la seconda non scavalchi mai la prima, ma resti sempre al suo servizio.

        Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, occasione importante per riflettere insieme su queste dimensioni.

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        Alessandro Prisciandaro
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  12. Il tema di grande attualità sulla intelligenza artificiale generativa, stante le sue molteplici implicazioni, assume un segnale e una fonte di riflessione anche sul versante pedagogico.
    In verità il tema delle prime forme di intelligenza artificiale iniziarono con lo studio dei servo/meccanismi alla fine degli anni 60 e ne fui in qualche modo protagonista essendo io, prima ancora di pedagogista e psicologo, un perito elettronico, sin dagli inizi degli anni settanta. Tornando al tema, stimolato dalla iniziativa di Prisciandaro, posso senz’altro esprimere una grande soddisfazione per i risultati fin qui raggiunti dalle varie applicazioni della AI generativa e dei sistemi di semplificazione ad ampio spettro che il suo impiego comporta. Una riflessione da fare è, tuttavia, quella di considerare i sistemi complessi della AI come frutto della programmazione umana e che va oltre la programmazione stessa con le intrinseche proliferazioni. Ovviamente è da tenere presente che ogni firma di intelligenza artificiale può superare sé stessa per effetto delle proliferazioni, ma che in alcun modo essa può sostituirsi al libero arbitrio, ai sentimenti, alle emozioni. Una macchina, seppure intelligente e proliferativa difficilmente potrà avere un vissuto emozionale, né potrà stabilire se deve eseguire un lavoro per Arcidiacono o
    Prisciandaro se non viene, seppure attraverso meccanismi proliferativi, programmata a priori
    La macchina,quindi, non ha nulla a che vedere con la coscienza è con il libero arbitrio. Detto ciò è necessaria , comunque, una pedagogia in grado di modulare il rapporto tra intelligenza neuronale e intelligenza artificiale.

  13. Il tema della Intelligenza artificiale proliferativa mi è familiare e ne seguo le conseguenze con grande interesse. Il tema per me è antico in quando essendo io prima che pedagogista e psicologo anche un perito elettronico di vecchia data, ricordo come già, da studente di elettronica alla fine degli anni sessanta iniziarono a funzionare i primi servo/meccanismi. Tornando al tema stimolato da Prisciandaro non vi è dubbio che oggi stiamo vivendo momenti di grandi trasformazioni che, tuttavia, se non pedagogicamente seguiti possono dare luogo a fraintendimenti: l’ EI proliferativa può generare ben al di là di quanto programmato ma fino ad un certo punto: essa non possiede coscienza e libero arbitrio, cioè, non può decidere, per esempio, se lavorare per Arcidiacono o Prisciandaro, se non dentro i termini di una programmazione anche delle possibili proliferazioni. Ciò implica una grande differenza tra Intelligenza neuronale ( che percepisce e genera emozioni, sentimenti, libero arbitrio) e la EI che seppure proliferativa e generativa non può generare e vivere i cosiddetti qualia, ovvero le emozioni che solo la coscienza umana (forse anche indipendentemente delle teti neuronali) può generare. Bene quindi aprire a delle riflessioni pedagogiche per dare un senso e una umanizzazione a quanto velocemente
    sta accadendo.

  14. L’idea o il desiderio di farsi servire dalle macchine è da tempo un pensiero che l’umanità ha, ma così come il muscolo perde tono ed elasticità se si sta per troppo tempo “comodamente” seduti o distesi sul divano o a letto, così il pensiero non evolve se omologato e non esercitato: l’obiettivo del – lasciar traccia di sé nel mondo, nel proprio mondo, nel proprio spicchio di realtà, ma anche nel mondo in generale, confligge, a mio avviso con l’originalità che è propria di ciascuno e che è il motore dell’evolversi del pensiero e di conseguenza della realtà. Molto modestamente vorrei porre una riflessione: Abbiamo bisogno di formarci noi per primi per poi educare i ragazzi e non solo loro a non lasciarsi abbagliare dalle nuove tecnologie? Senza demonizzarle, anzi arricchendole dei pensieri e apporti individuali?

    • Caro Francesco,

      la sua riflessione è molto efficace: l’immagine del muscolo che perde tono se non allenato rende bene il rischio che corriamo con il pensiero quando, invece di esercitarlo, lo affidiamo passivamente alle macchine. L’originalità e la creatività sono ciò che rende ciascuno unico e ciò che permette alla realtà stessa di evolvere: nessun algoritmo può sostituirle.

      Ha ragione quando sottolinea che il primo compito è formare noi stessi, per poter poi educare i ragazzi – e non solo loro – a un uso critico e consapevole delle nuove tecnologie. Non si tratta di demonizzarle, ma di arricchirle con l’apporto personale, con la traccia originale che ciascuno di noi lascia nel mondo.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale: sarà l’occasione per portare anche riflessioni come la sua, che richiamano all’essenza dell’educazione.

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  15. In un mondo dove tutto corre velocemente, sicuramente avere uno strumento come questo è un ottima invenzione.Tuttavia se da una parte possiamo parlare di un innovazione tecnologica che permette di operare ad ampio raggio nella nostra vita quotidiana, dall’altra parte ci ritroviamo ad avere uno strumento asettico e privo di emotività, che sostituisce la base delle nostre relazioni. Sopratutto toglie la possibilità di fare dei ragionamenti logici,un esercizio molto importante per il benessere dell’essere umano dal punto evolutivo durante il suo percorso di vita. A mio avviso tutta questa tecnologia porterà una profonda spaccatura a livello mentale ed emotivo dell’uomo,perché viene fatto un uso spropositato di questo mezzo.

    • Cara Mariangela,

      ha descritto con grande chiarezza la contraddizione che viviamo: l’IA è una straordinaria innovazione tecnologica, utile e capace di semplificare molti aspetti della vita quotidiana, ma al tempo stesso è uno strumento asettico, privo di emotività, che rischia di erodere la qualità delle relazioni umane.

      Il pericolo maggiore, come lei sottolinea, è la perdita dell’esercizio del ragionamento logico e critico, fondamentale per la crescita evolutiva della persona. Un uso spropositato della tecnologia rischia di generare squilibri profondi, sia sul piano mentale che su quello relazionale ed emotivo.

      È qui che la pedagogia diventa decisiva: solo un’educazione consapevole può restituire all’uomo la capacità di governare lo strumento, senza subirlo, custodendo l’essenza umana fatta di pensiero, emozioni e relazioni autentiche.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, per riflettere insieme su queste sfide cruciali.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei)

      Un caro saluto,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

  16. Buongiorno. Non si sta forse esagerando nel voler necessariamente intervenire su qualunque tematica alla moda? Per me l’AI è solo uno strumento come il computer, internet o i social. Chissà fra 30 anni quali progressi funzionali avrà fatto la scienza. A me, sinceramente, fanno molta più paura i vari “governatori politici”. Credo che una sana critica pedagogica si dovrebbe rivolgere al cosiddetto “Uomo” e alla sua progressiva disumanizzazione. La dinamite di per sé non ha mai ucciso nessuno, così come penso che l’AI dipenda dall’uso che se ne faccia. Educhiamo i giovani all’empatia e al sano altruismo invece di insegnargli a vincere sempre e comunque. E magari un giorno utilizzeranno l’AI per ripristinare un certo equilibrio sociale vivendo in un mondo più pulito, sotto ogni punto di vista. Scusate l’utopia, ma preferisco ancora crederci. Grazie per le critiche. Saluti

    • Caro Giuseppe,

      la sua riflessione è molto lucida e richiama a una verità che spesso dimentichiamo: non è lo strumento in sé a determinare i rischi, ma l’uso che l’uomo ne fa. La storia ci insegna che ogni innovazione – dalla dinamite all’elettricità, da internet ai social – ha portato opportunità e pericoli, sempre in relazione al contesto e alle scelte umane.

      Ha ragione: la critica pedagogica deve rivolgersi innanzitutto all’uomo, al rischio di una progressiva disumanizzazione, al venir meno di empatia e altruismo. L’IA può diventare occasione per ripristinare un equilibrio, ma solo se accompagnata da una formazione che educhi al rispetto, al senso del limite e alla responsabilità.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, proprio per aprire un dibattito critico che non ceda né all’entusiasmo ingenuo né al rifiuto sterile.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei)

      Con viva cordialità,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

    • Caro Gabriele,

      la ringrazio molto per il suo apprezzamento. È importante sapere che il lavoro svolto viene percepito come chiaro ed esauriente, perché l’obiettivo di APEI è proprio quello di stimolare riflessione e confronto serio su temi che toccano da vicino il nostro agire educativo e pedagogico.

      Proprio per approfondire ulteriormente queste questioni stiamo organizzando un seminario sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, al quale sarà un piacere averla con noi.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei)

      Con gratitudine e cordialità,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

  17. Nonostante l’immediatezza dell’ IA che consente in tempo reale la risposta ai quesiti che ci poniamo in alcuni istanti, l’ nformazione non può assolutamente essere confusa con la formazione, per far sì che si raggiungano obiettivi educativi, si acquisiscano abilità e competenze l’ iter è sempre quello degli approfondimenti adeguati che vedono coinvolte strategie e metodologie didattiche e pedagogiche che non è possibile sostituire con strumenti informatici.
    Insegnare equivale a imprimere un segno attraverso un’ idonea formazione di saperi allargando gli orizzonti ad evidenziare personalità che sappiano riempire le pagine vuote della conosco con la più alta espressione di sé stessi.

    • Cara Diana,

      la sua riflessione mette in luce un punto decisivo: non dobbiamo mai confondere l’informazione con la formazione. La prima può essere immediata, rapida, persino affascinante nella sua velocità, ma la seconda richiede tempo, metodo, strategie e soprattutto una guida pedagogica capace di trasformare i saperi in crescita autentica.

      Come lei sottolinea, insegnare significa lasciare un segno, aprire orizzonti, accompagnare ogni persona a esprimere sé stessa nel modo più pieno e originale. Nessuno strumento informatico potrà mai sostituire questo processo, che è profondamente umano e relazionale.

      Come APEI stiamo organizzando un seminario di approfondimento sul testo dell’audizione INDIRE e sul rapporto tra pedagogia e intelligenza artificiale, per riflettere insieme su come custodire la centralità della formazione nell’era digitale.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei)

      Con stima,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

  18. L’intelligenza artificiale a scuola non è solo “tempo risparmiato”.
    Il vero valore sta nella qualità dei testi prodotti, nella riduzione del carico cognitivo e nelle energie liberate per la relazione educativa.
    Il prompting consapevole diventa così una nuova forma di alfabetizzazione digitale: imparare a fare domande, valutare criticamente le risposte, non delegare il pensiero.
    L’IA non sostituisce la riflessione critica: può essere un catalizzatore maieutico, se guidata da una visione pedagogica.
    La sfida non è “se usarla”, ma come usarla per rafforzare pensiero critico, inclusione e progettualità.

    • Caro Pier Paolo,

      la sua visione appare forse un po’ troppo ottimista. Parlare di “riduzione del carico cognitivo” come valore aggiunto rischia di scivolare in una pericolosa scorciatoia: la fatica del pensiero, lo sforzo della ricerca, la lentezza della riflessione sono ciò che forma davvero. Se deleghiamo all’IA proprio questa parte, che cosa resta all’educazione se non un involucro vuoto?

      Il “prompting consapevole” può sembrare una nuova alfabetizzazione, ma non illudiamoci: imparare a fare domande a una macchina non equivale a imparare a interrogare il mondo, a leggere criticamente la realtà, a generare sapere condiviso. Qui la posta in gioco non è l’efficienza, ma la qualità umana del pensiero.

      Come pedagogisti non possiamo accontentarci di trasformare l’IA in un “catalizzatore maieutico”: il rischio è che diventi piuttosto un anestetico cognitivo, una comoda stampella che impoverisce più che rafforzare il pensiero critico.

      Per questo come APEI insistiamo: la sfida non è come usarla al meglio, ma come impedire che sostituisca ciò che è insostituibile – la formazione, la relazione, il dialogo vivo tra persone.

      La invito ad associarsi all’APEI: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei)

      Con fermezza,
      Alessandro Prisciandaro
      Presidente Nazionale APEI
      Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

  19. Commento della Dott.ssa Assunta Di Basilico

    L’articolo proposto dal Presidente nazionale APEI, Alessandro Prisciandaro, offre una riflessione di straordinaria attualità e spessore, capace di porre in dialogo le sfide della contemporaneità con i fondamenti pedagogici ed educativi che orientano la nostra professione. L’analisi sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa apre infatti a un nodo cruciale: la differenza tra informazione immediata e conoscenza autentica, tra automatizzazione del sapere e formazione di un pensiero critico e creativo.

    Gli studi citati, da LeDoux a Siegel fino alle recenti ricerche del MIT e delle istituzioni internazionali, mettono in evidenza quanto l’intelligenza artificiale, se non guidata da competenza e responsabilità, possa diventare un fattore di omologazione cognitiva, indebolendo la varietà espressiva e il radicamento del pensiero critico. L’educazione, tuttavia, non si limita a fornire strumenti tecnici: essa è arte e scienza della formazione integrale della persona, e proprio per questo è chiamata oggi ad accompagnare l’uso dell’IA con consapevolezza, prudenza e senso etico.

    Dal punto di vista pedagogico, ciò implica una doppia sfida: da un lato educare le nuove generazioni a un uso critico e creativo delle tecnologie, sviluppando quella che le istituzioni internazionali definiscono AI literacy; dall’altro, salvaguardare la lentezza del pensiero, l’approfondimento, la pluralità delle fonti, la capacità dialogica e il confronto fra pari. La scuola e i professionisti dell’educazione sono dunque chiamati a preservare l’autonomia del pensiero, difendendo l’unicità dei percorsi formativi e il valore insostituibile della relazione educativa.

    Dal punto di vista psicologico, l’articolo mette in luce un altro rischio importante: l’eterodirezione cognitiva. Se l’IA diventa sostituto del pensiero e non suo stimolo, i giovani rischiano di abituarsi a risposte immediate ma superficiali, riducendo la loro capacità di analizzare, discernere e scegliere con responsabilità. L’educatore, in questa prospettiva, diventa mediatore e guida: colui che insegna a riconoscere i limiti della macchina, a valorizzare la propria esperienza emotiva e relazionale, a coltivare l’autenticità della parola e la profondità del dialogo.

    Trovo particolarmente significativo il dato emerso dal questionario APEI: la forte domanda formativa espressa dagli educatori. È la conferma che non ci troviamo di fronte a un rifiuto della tecnologia, ma alla volontà di comprenderla, governarla e trasformarla in risorsa per la crescita. Questo atteggiamento, che unisce curiosità e prudenza, è il segno di una categoria professionale viva, critica e orientata al bene comune.

    In conclusione, l’articolo del Presidente Prisciandaro rappresenta un contributo prezioso per stimolare un dibattito serio e costruttivo. L’intelligenza artificiale non sostituirà l’educatore, ma sarà l’educatore, se ben formato, a determinare se l’IA diventerà strumento di emancipazione o di omologazione. La pedagogia e la psicologia, insieme, hanno il compito di custodire la libertà del pensiero e la ricchezza delle emozioni, facendo sì che la tecnologia diventi alleata e non padrona.

    La nostra collaborazione, insieme ad altri colleghi e professionisti del settore, sarà certamente di auspicio per tutti: per gli educatori, per le istituzioni, per le famiglie e soprattutto per le nuove generazioni, che meritano una formazione capace di coniugare scienza, coscienza e umanità.

    Dott.ssa Assunta Di Basilico
    Educatrice Pedagogista Psicologa

  20. Gentile Dott.ssa Di Basilico,

    la ringrazio per il suo articolato contributo, ma permetta una nota polemica. Quando leggiamo testi che si riempiono di riferimenti a LeDoux, Siegel, MIT e ad “istituzioni internazionali”, corriamo il rischio di spostare il dibattito dal piano pedagogico concreto a quello accademico e autoreferenziale. La vera sfida, invece, non è citare grandi studi, ma tradurre tutto questo nella pratica quotidiana dei servizi educativi, delle scuole, delle comunità in cui lavoriamo.

    Lei parla giustamente di “AI literacy” e di eterodirezione cognitiva, ma non possiamo nasconderci dietro formule eleganti: la realtà è che oggi in Italia i pedagogisti e gli educatori non hanno ancora riconoscimento pieno nei contratti, faticano a entrare nei contesti istituzionali e spesso restano invisibili nelle scelte ministeriali. Senza una forte comunità pedagogica che abbia voce politica e capacità di incidere, ogni discorso sull’uso critico dell’IA rischia di restare una riflessione colta ma sterile.

    Come APEI stiamo costruendo proprio questo: una comunità scientifica pedagogica che sappia non solo analizzare, ma intervenire con competenza nelle decisioni pubbliche. Non ci basta ribadire che “l’IA non sostituirà l’educatore”: dobbiamo fare in modo che l’educatore sia messo nelle condizioni di governare davvero il cambiamento, non solo di commentarlo.

    La invito quindi a portare la sua voce critica dentro questo processo collettivo e a non fermarsi al piano delle analisi, ma ad associarsi e contribuire al lavoro concreto che stiamo portando avanti: [https://www.portaleapei.net/associarsi-apei](https://www.portaleapei.net/associarsi-apei)

    Con fermezza e stima,
    Alessandro Prisciandaro
    Presidente Nazionale APEI
    Direttore editoriale Quaderni di Pedagogia

    • Gentilissimo Presidente Prisciandaro,
      La ringrazio sinceramente per la Sua risposta e per l’opportunità di questo dialogo, che considero prezioso e arricchente.
      Il mio intervento nasceva con spirito tecnico e riflessivo, certamente non per suscitare dubbi sulla mia presenza attiva e concreta nella comunità pedagogica ed educativa. Al contrario, intendo confermare con forza la mia volontà di affiancare e sostenere l’intera comunità degli educatori e dei pedagogisti, riconoscendo la centralità di APEI in questo processo collettivo che ci vede uniti in un momento storico di particolare delicatezza.

      Se nelle mie parole è emerso un registro accademico, esso voleva essere un contributo di prospettiva, non una distanza. La mia formazione e la mia esperienza mi portano spesso a intrecciare il piano scientifico con quello pedagogico, ma non ho alcun dubbio che il vero compito oggi sia tradurre queste riflessioni in azioni concrete, nei servizi, nelle scuole, nei territori e nelle comunità.

      Condivido profondamente la Sua osservazione: la vera sfida è ottenere il pieno riconoscimento della nostra professione, perché la pedagogia è una scienza autentica, viva e funzionale, capace di incidere concretamente nei processi educativi e sociali. E proprio per questo sento forte la responsabilità di partecipare e sostenere, insieme a Lei e a tutti i colleghi, il cammino che APEI sta portando avanti.
      Non c’è, da parte mia, alcuna distanza né riserva: vi è invece la volontà sincera di esserci, di contribuire, di camminare fianco a fianco con la nostra comunità professionale. Credo che solo unendo rigore scientifico e prassi educativa, riflessione e azione, potremo dare forza a una voce comune che abbia peso politico, culturale e sociale.
      La ringrazio per l’invito che mi ha rivolto e Le confermo la mia piena disponibilità a collaborare e a contribuire al lavoro che APEI sta costruendo con tanta passione e determinazione.
      Con stima e viva gratitudine,

      Dott.ssa Assunta Di Basilico
      Educatrice – Pedagogista – Psicologa

      • Presidente mi dice:
        La invito quindi a portare la sua voce critica dentro questo processo collettivo e a non fermarsi al piano delle analisi, ma ad associarsi e contribuire al lavoro concreto che stiamo portando avanti

        Gentilissimo Presidente,
        Il mio punto di vista è netto: sono contraria all’uso dell’Intelligenza Artificiale in campo educativo, perché rischia di congelare il pensiero originale e di sostituire la creatività con risposte standardizzate.
        Io credo nelle emozioni autentiche, nei rapporti sociali costruttivi e nell’educazione emotiva, che formano cervelli reattivi, funzionali e decisivi. L’IA, al contrario, ci conduce verso un pensiero omologato e fragile.
        Temo che a breve vedremo con chiarezza i danni cognitivi di un affidamento eccessivo a questi strumenti. Per questo difendo con forza la” pedagogia come scienza viva”, capace di custodire la libertà del pensiero e la ricchezza delle relazioni umane.

        Con stima,
        Dott.ssa Assunta Di Basilico

  21. Ovviamente non posso che essere in linea con il pensiero dell’Apei , l’intelligenza artificiale può essere di ausilio per velocizzare la reperibilità delle informazioni , ma mai potrà sostituire l’essere umano , il potere , il calore di uno sguardo, di un abbraccio , di un sorriso , e mai potrà creare una relazione. Le nostre Professioni si basano sulla relazione , e il sostantivo “artificiale” è già di per sé dissonante rispetto alla nostra umanità , che dobbiamo sempre più salvaguardare dalla crescente “omologazione” nascosta dalla modernità e dalla digitalizzazione.

  22. Buon Giorno!
    Brevissimamente.
    Prima dovra’ venire Primariamente la Persona Umana poi secondariamente l’I.A della quale si servira’. Mi battero’ a spada tratta sempre per questo.
    Il direttore della mia universita’ della triennale LUMSA Calogero Caltagirone e’ intervenuto a Bruxelles Publicamente al Dibbattito Dubblico per la Questione Etica dell’I.A. Era ora l’intervento serio delle Universita’ sia per il discorso I.A sia da fare ancora bene per il discorso Pedagogisti a Scuola. Ultimi due aspetti per non tediare nessuno. Vissuto della persona e Sforzo. Qualsiasi professionista che non valuti questi due inderogabili aspetti fallira’ parola d’Onore.
    Buona Continuazione di Giornata.

    • PS: Preciso all’Epoca il Prof. Calogero Caltagirone era Ex Direttore quando era attiva fino all’2011 dell’Universita’ Paritaria Lumsa Sede distaccata di Caltanissetta.
      La Magistrale in pedagogia invece l’ho fatta in universita’ pubblica a Noto (SR). Ho un ventaglio completo sempre aperto e fluido di esperienze.

      • (Errore: Preciso Esperienze di Studio. Rispetto per chi ha piu esperienza in campo lavorativo.)

        • Scusate la punteggiatura ma a scuola non ero mai bravo ne di matematica ne di italiano (avevo la testa sulle nuvole e a creare Bellezza nel Mondo misero). D’altronte neanche sono un prof. di Italiano. Per fare il Pedagogista serve sopratutto l’essere il Sentire. Le emozioni non hanno punteggiatura.

  23. Sono pienamente d’accordo con lei. L’IA è uno strumento che per molti versi è sicuramente efficace e può contribuire all’avanzamento tecnologico e con esso tutti i benefici che può comportare. Ma, come in tutto quel che ci è “nuovo”, dobbiamo saper prevedere anche i rischi. E i rischi, in questo caso, sono evidenti.
    L’IA, se utilizzata senza alcun controllo e senza nessuna regola, può portarci ad un deterioramento delle nostre capacità critiche e di ragionamento. Il rischio è quello di utilizzarla senza gli strumenti adeguati per saperne riconoscere i limiti. Un fenomeno simile si è già verificato con l’esplosione dei social, che ci erano totalmente nuovi e non abbiamo saputo con quali modalità offrirli ai nostri giovani, non abbiamo saputo prevenire i rischi che ad oggi risultano evidenti; ci siamo lasciati travolgere.
    Bene, a fronte dunque di esperienze che abbiamo già vissuto, oggi mi parrebbe urgente affiancare all’uso dell’I.A. anche una formazione su come utilizzarla, sui rischi concreti a cui può portare se usata con poca coscienza.
    Uno strumento ci aiuta davvero nella misura in cui noi sappiamo come adoperarlo, se questo finisce per sostituirsi a noi portandoci a un regresso umano inizierei a prendere la questione sul serio.

  24. Col progresso scientifico e tecnologico diventa necessaria una rideterminazione del rapporto esistente fra uomo e macchina. In origine le riflessioni ed i problemi nacquero conseguentemente alla centralità assunta dalla produzione in un sistema capitalistico dominato dalla necessità di abbattere i tempi necessari per arrivare al massimo del profitto. Allora non esisteva ancora la figura professionale del pedagogista ma le persone più critiche e sensibili nei confronti dell’uomo e della sua umanità da proteggere, certamente sì, si lottava soprattutto per rivendicare i diritti dei lavoratori. Nel celebre film “Tempi moderni”, un operaio viene “assorbito” dal sistema che lo fa diventare un ingranaggio, lo deumanizza, lo aliena. Oggi conosciamo molto bene le cause, le condizioni di lavoro ancora problematiche in diverse parti del mondo. Papa Francesco è intervenuto molte volte sul tema affermando la centralità dell’uomo e la sua dignità: proprio queste ultime devono essere sempre difese affinché solo lui, l’uomo, sia artefice consapevole dei processi produttivi in ogni ambito dell’attività umana. Di recente si è sviluppato una sorta di diffidenza nei confronti della macchina e delle nuove tecnologie diventate sempre più sofisticate e complicate tanto da minacciare di sfuggire al controllo umano nello sviluppare una loro autonomia. Seguendo l’evoluzione del rapporto uomo-macchina tramite la rappresentazione letteraria e filmica fantascientifica, possiamo individuare due interpretazioni opposte nelle quali una vede la perdita di centralità dell’uomo, la sua disumanizzazione e spersonalizzazione, l’altra tende a voler creare un “qualcosa” che possa pensare, agire “sentire” come l’uomo senza però sostituirlo. Quest’ultima sembra essere la più adeguata all’esigenza utilitaristica che pone la “macchina”, quale essa sia, al suo servizio. Un tentativo per esorcizzare questa nuova creatura? Forse, perché l’IA utilizza linguaggi differenti da quelli che contraddistinguono l’essere umano e gli hanno permesso di comunicare con gli altri nel mondo reale… ma da tanto tempo ormai esiste anche una realtà virtuale, quella di un mondo digitalizzato in cui i linguaggi di programmazione e di algoritmi sono alla base delle applicazioni ed anche della stessa intelligenza artificiale ignoti ai più e visti con diffidenza. Io sono fra questi perché credo che il pensiero sia alla base di ogni forma comunicativa e l’IA non può sostituire quello umano soprattutto di fronte alle situazioni in cui è sempre lui, l’uomo a presiedere ogni processo che può comportare anche la possibilità dell’errore con conseguente riflessione e formulazione delle ipotesi. Come ex docente penso però alla sua utilizzazione nella razionalizzazione del metodo didattico ma ancor più, per esempio, all’impiego della realtà aumentata e della realtà virtuale finalizzato al coinvolgimento dello studente poiché può suscitare in lui una forte curiosità durante la lezione che possa essere di scienze, di storia e di italiano. Si spera così di spingerlo a leggere effettivamente sul libro, studiarlo e memorizzare al meglio tutte le informazioni. Certamente sarà compito e bravura del docente far sì che ciò possa accadere, è lui che deve essere in grado di creare effettivamente interesse ed essere la linea guida alle due realtà.

  25. Col progresso scientifico e tecnologico diventa necessaria una rideterminazione del rapporto esistente fra uomo e macchina. In origine le riflessioni ed i problemi nacquero conseguentemente alla centralità assunta dalla produzione in un sistema capitalistico dominato dalla necessità di abbattere i tempi necessari per arrivare al massimo del profitto. Allora non esisteva ancora la figura professionale del pedagogista ma le persone più critiche e sensibili nei confronti dell’uomo e della sua umanità da proteggere, certamente sì, si lottava soprattutto per rivendicare i diritti dei lavoratori. Nel celebre film “Tempi moderni”, un operaio viene “assorbito” dal sistema che lo fa diventare un ingranaggio, lo deumanizza, lo aliena. Oggi conosciamo molto bene le cause, le condizioni di lavoro ancora problematiche in diverse parti del mondo. Papa Francesco è intervenuto molte volte sul tema affermando la centralità dell’uomo e la sua dignità: proprio queste ultime devono essere sempre difese affinché solo lui, l’uomo, sia artefice consapevole dei processi produttivi in ogni ambito dell’attività umana. Di recente si è sviluppato una sorta di diffidenza nei confronti della macchina e delle nuove tecnologie diventate sempre più sofisticate e complicate tanto da minacciare di sfuggire al controllo umano nello sviluppare una loro autonomia. Seguendo l’evoluzione del rapporto uomo-macchina tramite la rappresentazione letteraria e filmica fantascientifica, possiamo individuare due interpretazioni opposte nelle quali una vede la perdita di centralità dell’uomo, la sua disumanizzazione e spersonalizzazione, l’altra tende a voler creare un “qualcosa” che possa pensare, agire “sentire” come l’uomo senza però sostituirlo. Quest’ultima sembra essere la più adeguata all’esigenza utilitaristica che pone la “macchina”, quale essa sia, al suo servizio. Un tentativo per esorcizzare questa nuova creatura? Forse, perché l’IA utilizza linguaggi differenti da quelli che contraddistinguono l’essere umano e gli hanno permesso di comunicare con gli altri nel mondo reale… ma da tanto tempo ormai esiste anche una realtà virtuale, quella di un mondo digitalizzato in cui i linguaggi di programmazione e di algoritmi sono alla base delle applicazioni ed anche della stessa intelligenza artificiale ignoti ai più e visti con diffidenza. Io sono fra questi perché credo che il pensiero sia alla base di ogni forma comunicativa e l’IA non può sostituire quello umano soprattutto di fronte alle situazioni in cui è sempre lui, l’uomo a presiedere ogni processo che può comportare anche la possibilità dell’errore con conseguente riflessione e formulazione delle ipotesi. Come ex docente penso però alla sua utilizzazione nella razionalizzazione del metodo didattico ma ancor più, per esempio, all’impiego della realtà aumentata e della realtà virtuale finalizzato al coinvolgimento dello studente poiché può suscitare in lui una forte curiosità durante la lezione che possa essere di scienze, di storia e di italiano. Si spera così di spingerlo a leggere effettivamente sul libro, studiarlo e memorizzare al meglio tutte le informazioni. Certamente sarà compito e bravura del docente far sì che ciò possa accadere, è lui che deve essere in grado di creare effettivamente interesse ed essere la linea guida alle due realtà.

  26. Anche se Esperienze lavorative nel privato (Come, ultimamente, CEO: Amministratore Azienda Agricola Familiare/Capo Giardiniere di Corte e dei progetti nel pubblico come sopratutto il Servizio Civile nel Sociale, al S.E.R.T dell’Ospedale o il Libero Tirocinio alle scuole Elementari e medieli li tengo anche io).

  27. Caro Presidente,
    condivido le sue considerazioni: l’IA generativa non è una minaccia in sé, ma lo diventa se utilizzata senza consapevolezza critica. La rapidità delle risposte rischia di sostituire la profondità del pensiero, e per questo il compito dei pedagogisti è oggi più che mai strategico.
    La pedagogia ha infatti la responsabilità di:
    Accompagnare le persone a non subire la tecnologia, ma ad integrarla in modo riflessivo;

    Coltivare lentezza e profondità, antidoti all’immediatezza dell’IA, stimolando il confronto, l’argomentazione e la capacità di discernimento;

    Contrastare l’omologazione, promuovendo pluralità di fonti e pensiero divergente, per evitare che l’educazione si riduca a schemi standardizzati;

    Sostenere la formazione continua, rispondendo alla forte domanda emersa dall’indagine APEI e trasformandola in percorsi strutturati di AI literacy;

    Tutela democratica: un’educazione guidata dal pensiero critico è garanzia di cittadini liberi, capaci di scegliere e non solo di accettare passivamente.

    L’IA può essere una risorsa straordinaria se il suo utilizzo viene orientato da una visione pedagogica: solo così diventa strumento di emancipazione, non di dipendenza.

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