Intelligenza Artificiale e professioni educative: non sarà sostituito chi educa, ma chi svolge attività standardizzabili

di Alessandro Prisciandaro – Presidente Nazionale APEI

L’ultimo rapporto dedicato all’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mercato del lavoro italiano offre una chiave di lettura che dovrebbe interessare da vicino anche il mondo della scuola, dell’educazione e della pedagogia. L’IA non sostituirà intere professioni, ma tenderà ad automatizzare quelle attività che risultano ripetitive, prevedibili, standardizzabili e facilmente traducibili in procedure.

Questa distinzione è fondamentale per comprendere quale futuro attenda le professioni educative.

Da tempo il dibattito pubblico oscilla tra due estremi: da una parte chi annuncia la scomparsa di numerose professioni, dall’altra chi minimizza l’impatto della rivoluzione digitale. La realtà è più complessa. Non saranno le professioni a scomparire, ma cambierà profondamente il modo di esercitarle.

Il rischio non è l’Intelligenza Artificiale, ma la burocratizzazione delle professioni educative

Per educatori professionali socio-pedagogici e pedagogisti il vero rischio non consiste nell’essere sostituiti dall’IA.

Il rischio è un altro: aver progressivamente ridotto il proprio ruolo a una sequenza di adempimenti amministrativi, compilazione di documentazione, produzione di relazioni, raccolta dati, applicazione di protocolli e, sempre più spesso, somministrazione di strumenti standardizzati.

Se una professione viene identificata prevalentemente con queste attività, è inevitabile che molte di esse possano essere svolte da sistemi di Intelligenza Artificiale in modo più rapido, economico ed efficiente.

Ma è davvero questa la pedagogia?

La relazione educativa non è un algoritmo

L’educazione non consiste nel compilare modelli.

La pedagogia non coincide con la somministrazione di test.

Educare significa costruire contesti di apprendimento, leggere la complessità delle relazioni umane, accompagnare bambini, adolescenti e adulti nei processi di crescita, promuovere autonomia, responsabilità, partecipazione e senso critico.

Sono processi che richiedono interpretazione, presenza, intenzionalità educativa, capacità di modificare continuamente il proprio intervento in funzione della persona e del contesto.

L’Intelligenza Artificiale può supportare questi processi, ma non può sostituirli.

Può suggerire, organizzare informazioni, predisporre materiali, elaborare dati, ma non può costruire una relazione educativa autentica.

Anche la scuola è chiamata a cambiare

La riflessione riguarda inevitabilmente anche il sistema scolastico.

Per anni la scuola ha investito soprattutto sulla digitalizzazione degli strumenti: registro elettronico, piattaforme, dispositivi, ambienti virtuali.

Oggi emerge con forza una nuova esigenza: educare all’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale.

Non basta insegnare agli studenti a utilizzare ChatGPT o altri sistemi generativi.

Occorre sviluppare competenze critiche, capacità di valutazione delle fonti, autonomia di giudizio, responsabilità nell’utilizzo degli strumenti digitali.

Queste sono competenze eminentemente pedagogiche.

Serve una governance pedagogica della trasformazione digitale

L’Intelligenza Artificiale non rappresenta soltanto una questione tecnologica.

È soprattutto una questione educativa.

Ogni innovazione modifica i modi di apprendere, comunicare, lavorare, costruire relazioni e partecipare alla vita democratica.

Per questo motivo la scuola non può affrontare questa trasformazione esclusivamente con competenze informatiche o tecniche.

Servono competenze pedagogiche capaci di interrogarsi sul significato educativo dell’innovazione.

L’educazione deve tornare ad essere il criterio attraverso cui valutare la tecnologia e non viceversa.

Il valore aggiunto delle professioni pedagogiche

L’Intelligenza Artificiale renderà ancora più evidente ciò che distingue le professioni educative da tutte le attività automatizzabili.

Il valore aggiunto di educatori e pedagogisti non risiede nella produzione di documenti, ma nella capacità di costruire ambienti educativi inclusivi, favorire il benessere delle persone, sostenere lo sviluppo delle comunità educanti e accompagnare i processi di crescita lungo tutto l’arco della vita.

Proprio per questo è necessario evitare una deriva tecnicistica che trasformi progressivamente queste professioni in semplici esecutori di procedure o somministratori di strumenti valutativi.

L’IA può assumersi il peso della parte più ripetitiva del lavoro.

Le professioni pedagogiche devono recuperare il tempo e lo spazio per fare ciò che nessuna macchina può realizzare: educare.

Una sfida che riguarda il futuro della scuola

L’Intelligenza Artificiale non decreta la fine delle professioni educative.

Al contrario, ne evidenzia la necessità.

In una società sempre più attraversata da tecnologie intelligenti, la vera emergenza non sarà imparare a utilizzare gli algoritmi, ma imparare a rimanere umani.

Ed è proprio questo il compito storico della pedagogia: aiutare persone e comunità a crescere, sviluppando pensiero critico, responsabilità, capacità relazionali e partecipazione.

Se la scuola saprà cogliere questa sfida, l’Intelligenza Artificiale non rappresenterà una minaccia, ma un’opportunità per restituire centralità all’educazione e riconoscere finalmente il ruolo strategico delle professioni pedagogiche nella costruzione della società del futuro.

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5 Responses

  1. L’intelligenza artificiale non potrà mai sostituirsi all’uomo e ancor meno alla figura dell’educatore. A tal proposito una delle peculiarità fondamentali dell’educazione, riconosciuta fin dalla storia della pedagogia e già presente nell’antica Grecia, è infatti la capacità di costruire relazioni autentiche e perché ciò avvenga è indispensabile l’empatia, una capacità intrinseca della persona che non può essere progettata, programmata o ridotta a un semplice meccanismo algoritmico. Educare significa entrare in relazione con l’altro, comprenderne i bisogni, ascoltarlo, accompagnarlo nella crescita e rappresentare un esempio attraverso il proprio comportamento. Tutti questi elementi appartengono a una comunicazione autentica e a una relazione educativa sana, aspetti che l’intelligenza artificiale può supportare.
    L’intelligenza artificiale potrebbe invece rappresentare un valido aiuto nel ridurre il tempo dedicato alla compilazione di documenti e alle procedure, consentendo all’educatore di concentrarsi maggiormente sulla relazione educativa e di intervenire con tempestività quando la situazione lo richiede, senza essere rallentato da passaggi burocratici spesso complessi e articolati

    • L’intelligenza artificiale NON può sostituire il lavoro dellu oppure di una professionista come in caso concreto l’educatore.
      L’uomo è nato per avere confronto faccia – faccia e non affidare tutto alla tecnologia.
      Le persone bisognosi hanno bisogno di essere educati, aiutati, insegnanti verso l’autonomia.

  2. Buonasera a tutti, caro Presidente Nazionale Alessandro Prisciandaro, da Educatrice Professionale sociopedagigica,Pedagogista e socia Apei, non posso fare altro che concordare con le tesi dell’ Apei . La pedagogia è la scienza dell’ Educazione, crea relazioni e supporta gli esseri umani, ciò che produce non è replicabile, l’educazione non è un esperimento scientifico, crea qualcosa di unico come unico è l’essere umano. La pedagogia come riflessione sull’educazione nacque nell’ antica Grecia intorno al quarto , quinto secolo a.C. , e da allora , accompagna lo sviluppo dell’ uomo , si evolve e cambia insieme a lui . Adesso siamo in un momento storico molto importante, siamo alla soglia di un grande cambiamento,grazie alla legge n 55 del 2024 che votata dal Parlamento Italiano ne ha di fatto istituito gli albi delle professioni educative, avremo pari dignità e diritti come tutti gli altri professionisti, e sicuramente non ci faremo intimorire dall’ intelligenza artificiale che di fatto è uno strumento creato dall’ uomo per facilitare e velocizzare alcuni compiti; impareremo ad usarla mentre la insegniamo, perché i professionisti dell’educazione fanno questo , si mettono sempre in gioco, trasformano mentre sono trasformati

  3. L’intelligenza artificiale non può sostituirsi all’uomo soprattutto nel campo dell’educazione.

  4. sono d’accordo con ciò che dici, penso che l’intelligenza artificiale rappresenti un’ opportunità per le professioni educative purché venga utilizzata come strumento di supporto semplificando molte attività…. Ma penso anche che l’ascolto, l’empatia, l’osservazione e la capacità di comprendere i bisogni educativi siano aspetti che richiedono necessariamente la presenza e la competenza umana, per questo motivo non penso che l’IA possa sostituire un pedagogista, ma che possa renderne il lavoro più efficace se utilizzata con senso critico ed etico.

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