DDL 1712 In discussione al Senato

C’è un momento preciso, in ogni processo legislativo, in cui le parole smettono di essere dichiarazioni di principio e diventano fatti concreti. Quel momento è adesso. Martedì 21 aprile, in Commissione Giustizia al Senato, prende avvio la discussione del DDL 1712. Non un passaggio qualunque, ma una fase decisiva: si procede in sede redigente, senza ulteriori margini di modifica in Aula. In altre parole, è qui che si decide il destino dell’Ordine degli educatori professionali socio-pedagogici e dei pedagogisti.

Come chi segue l’APEI sa da molto tempo, è stata depositata sei mesi fa in Senato una proposta di legge di modifica della Legge 55/2024. Il provvedimento nasce con l’obiettivo dichiarato di “sbloccare” l’Ordine. Ma ciò che emerge con crescente evidenza è un rischio opposto: quello di smontare, pezzo dopo pezzo, l’impianto della Legge 55/2024. Una legge chiara, votata dal Parlamento, che ha stabilito un punto fermo non negoziabile: un Ordine articolato in due albi distinti, uno per gli educatori e uno per i pedagogisti. Questo equilibrio non è un dettaglio tecnico. È il riconoscimento di identità professionali, competenze, percorsi formativi e responsabilità diverse. Alterarlo significherebbe tornare indietro, generare confusione e indebolire l’intero sistema.

Ma l’impianto dell’ordine multialbo non è l’unico aspetto critico. Ancora più preoccupante è l’ipotesi di introdurre una commissione ministeriale con poteri sostitutivi rispetto agli organi eletti in attesa di avere gli organi. E poi, il sistema di governance, realizzato in modo da annullare le minoranze sul livello nazionale e troppo proporzionale tanto da essere ingovernabile nei livelli territoriali.  Una scelta che contraddice apertamente lo spirito e la lettera della legge: l’Ordine deve essere autonomo, guidato da rappresentanti eletti, non commissariato di fatto. Il ruolo del Ministero è regolamentare, non sostituirsi alla rappresentanza democratica.

Di fronte a tutto questo, la posizione di APEI è netta: 

  • Difendere la legge.
  • Garantire l’attuazione dell’Ordine.
  • Pretendere l’attuazione di quanto già approvato dal Parlamento.

Non si tratta di una questione tecnica o corporativa. È in gioco qualcosa di molto più profondo: la dignità professionale, l’autonomia delle comunità educative, il futuro di migliaia di professionisti che ogni giorno operano nei servizi, nei territori, nelle istituzioni.

Il messaggio alle istituzioni è semplice e non ammette ambiguità: applicare la legge, avviare le elezioni, rendere finalmente operativo l’Ordine.

Perché un Ordine che non nasce, o che nasce snaturato, non è una soluzione. È un problema in più.

Gianvincenzo Nicodemo

Vicepresidente nazionale Apei

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