Il possibile disimpegno politico del ministro Nordio, lo stallo del DDL 1712 e la necessità di rendere pienamente operativa la Legge 55/2024
Alessandro Prisciandaro
Pedagogista, Presidente nazionale APEI – Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani
Abstract
Le indiscrezioni giornalistiche sul possibile disimpegno politico del ministro della Giustizia Carlo Nordio pongono nuovi interrogativi sul destino del DDL 1712, che modifica la Legge 15 aprile 2024, n. 55, istitutiva dell’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative. L’eventuale arresto del disegno di legge allontanerebbe il rischio di uno stravolgimento dell’equilibrio tra pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici, ma potrebbe determinare un ulteriore rinvio della piena operatività dell’Ordine. Il contributo ricostruisce le origini della controversia, esamina le principali criticità del progetto di riforma e propone il ritorno all’impianto originario della Legge 55/2024: un Ordine unitario, articolato in due Albi dotati di pari dignità.
Parole chiave: professioni pedagogiche, pedagogista, educatore professionale socio-pedagogico, Legge 55/2024, DDL 1712, Ordine professionale.
Una notizia politica che riguarda il futuro delle professioni pedagogiche
Un articolo pubblicato il 15 settembre 2026 da Il Fatto Quotidiano riferisce che il ministro della Giustizia Carlo Nordio potrebbe non essere ricandidato alle elezioni politiche del 2027 e che, nella fase conclusiva della legislatura, sarebbe intenzionato a limitarsi all’ordinaria amministrazione, rinunciando a promuovere ulteriori riforme potenzialmente divisive.
Si tratta, al momento, di una ricostruzione giornalistica e non di una decisione formalizzata. La notizia, tuttavia, solleva una domanda di particolare rilevanza per il mondo pedagogico ed educativo: quale sarà il destino del DDL 1712, presentato dal ministro Nordio per modificare profondamente la Legge 15 aprile 2024, n. 55?
Non è possibile concludere che il disegno di legge sia stato ritirato o definitivamente abbandonato. Un provvedimento già assegnato al Parlamento può continuare il proprio iter fino a quando non intervengano un atto formale di ritiro, una decisione politica della maggioranza o la conclusione della legislatura. Il possibile disimpegno del ministro, però, potrebbe ridurre sensibilmente la volontà politica necessaria per condurre a termine una riforma già fortemente controversa.
Per l’APEI questa prospettiva presenta due aspetti profondamente diversi.
Da una parte, l’eventuale accantonamento del DDL 1712 allontanerebbe il rischio di uno stravolgimento dell’assetto stabilito dalla Legge 55/2024. Dall’altra, lo stallo parlamentare potrebbe ritardare ancora la costituzione degli organi nazionali e la piena operatività dell’Ordine, prolungando una situazione d’incertezza che coinvolge migliaia di pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici.
La Legge 55/2024 come conquista storica
La Legge 55/2024 ha rappresentato una tappa fondamentale nel processo di riconoscimento delle professioni pedagogiche ed educative.
Dopo un’attesa durata decenni, il legislatore ha riconosciuto la specificità del pedagogista e dell’educatore professionale socio-pedagogico, istituendo un unico Ordine professionale articolato in due Albi:
- l’Albo dei pedagogisti;
- l’Albo degli educatori professionali socio-pedagogici.
La scelta di un Ordine unitario non ha cancellato le differenze tra i due profili. Al contrario, le ha collocate all’interno di una cornice comune, riconoscendo la complementarità delle funzioni e la pari dignità delle professioni.
Il pedagogista e l’educatore professionale socio-pedagogico possiedono livelli formativi, responsabilità e competenze differenti, ma partecipano entrambi alla costruzione dei processi educativi, alla promozione dell’autonomia delle persone e al miglioramento della qualità della vita nelle comunità.
L’impianto della legge nasceva quindi da un equilibrio delicato: unità della cultura pedagogica, distinzione dei profili e pari dignità ordinistica.
Come molte normative innovative, anche la Legge 55/2024 presentava alcune criticità applicative. Erano necessarie correzioni tecniche, precisazioni interpretative e disposizioni capaci di accompagnare più efficacemente la fase transitoria. Non era però necessario riscrivere radicalmente la legge né rimetterne in discussione i principi fondamentali.
Dalle correzioni tecniche a una riforma sostanziale
Nel 2024 l’APEI chiese e ottenne di essere ascoltata dal Ministero della Giustizia, proponendo interventi limitati e mirati. L’obiettivo era rendere la legge più chiara, correggere alcune incongruenze e permettere all’Ordine di diventare pienamente operativo senza alterare l’equilibrio tra le due professioni.
Altre organizzazioni professionali, a partire dall’ANPE e dalle associazioni che ne hanno condiviso l’impostazione, avanzarono invece richieste di portata più ampia, volte a modificare significativamente la struttura dell’Ordine e il rapporto tra i due Albi.
Da questo confronto è progressivamente emersa una proposta che non si limitava più alla manutenzione tecnica della Legge 55/2024. Il successivo DDL 1712 ha aperto la strada a una revisione del sistema elettorale, della composizione degli organi ordinistici, della rappresentanza dei due Albi e della posizione dei professionisti dipendenti.
Ciò che avrebbe dovuto rappresentare un rapido intervento correttivo si è così trasformato in un conflitto politico e professionale. Il risultato non è stato il miglioramento della legge, ma il rallentamento della sua piena attuazione.
È necessario riflettere criticamente sulle responsabilità che hanno prodotto questa situazione. La tutela di una professione non può essere perseguita riducendo lo spazio, la rappresentanza o l’autonomia di un’altra professione. Un Ordine non dovrebbe essere concepito come il luogo nel quale un gruppo conquista una posizione dominante, ma come un’istituzione pubblica chiamata a garantire competenza, responsabilità, correttezza professionale e tutela dei cittadini.
Le criticità del DDL 1712
Il DDL 1712 e alcuni emendamenti presentati nel corso dell’esame parlamentare hanno sollevato numerose preoccupazioni.
Una delle questioni principali riguarda la rappresentanza degli educatori professionali socio-pedagogici negli organi territoriali e nazionali dell’Ordine. Un sistema non adeguatamente equilibrato potrebbe determinare una presenza marginale degli educatori nei luoghi nei quali vengono assunte decisioni che riguardano direttamente la loro professione.
Un secondo problema riguarda la distinzione tra professionisti autonomi e professionisti dipendenti. Le formulazioni prospettate rischiano di creare regimi differenziati, con conseguenze sulla partecipazione alla vita ordinistica, sull’esercizio della professione e sulla stessa percezione dell’autonomia professionale.
Essere dipendenti di un’amministrazione pubblica, di una cooperativa o di un ente del Terzo settore non significa rinunciare alla propria identità professionale. Il rapporto di lavoro non può trasformare il professionista in un semplice esecutore, né può giustificare una riduzione delle garanzie, dei diritti e delle responsabilità riconosciute agli iscritti all’Ordine.
Un’ulteriore criticità riguarda il rischio di alterare la relazione tra i due Albi. L’Ordine istituito dalla Legge 55/2024 non è l’Ordine di una professione principale alla quale ne viene aggiunta una secondaria. È l’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative: una casa comune nella quale pedagogisti ed educatori devono poter partecipare in condizioni di effettiva dignità e rappresentanza.
L’Ordine come garanzia per i cittadini
La discussione sul DDL 1712 non riguarda esclusivamente gli interessi di pedagogisti ed educatori.
Un Ordine professionale svolge una funzione pubblica. Garantisce la qualificazione degli iscritti, vigila sul rispetto delle norme deontologiche, tutela le persone che si rivolgono ai professionisti e contribuisce alla costruzione di standard adeguati di intervento.
Pedagogisti ed educatori operano nei servizi per l’infanzia, nelle scuole, nelle comunità per minori, nei servizi sociali e sociosanitari, nella disabilità, nelle dipendenze, nei percorsi di inclusione, nel sostegno alle famiglie, negli interventi di contrasto alla povertà educativa e negli Ambiti territoriali sociali.
Il ritardo nella piena operatività dell’Ordine non danneggia, dunque, soltanto i professionisti. Indebolisce anche la tutela dei cittadini e la qualità del sistema educativo e sociale.
Ogni ulteriore rinvio prolunga l’incertezza sui titoli, sulle competenze, sugli ambiti di attività e sulle responsabilità professionali. In un momento storico nel quale aumentano la complessità educativa, il disagio giovanile, la fragilità delle famiglie e le disuguaglianze, il Paese avrebbe bisogno di valorizzare la cultura pedagogica, non di lasciarla prigioniera di conflitti corporativi.
Fermare lo stravolgimento, completare l’Ordine
Il possibile ritiro politico di Carlo Nordio non deve diventare il pretesto per abbandonare il percorso ordinistico.
Se non esistono più le condizioni per proseguire l’esame del DDL 1712, il Governo dovrebbe chiarirlo apertamente e ritirare il provvedimento. Se, invece, il Parlamento ritiene necessario intervenire, dovrebbe limitarsi alle correzioni tecniche indispensabili, salvaguardando l’architettura fondamentale della Legge 55/2024.
Occorre, nello stesso tempo, procedere senza ulteriori ritardi alla piena operatività dell’Ordine nazionale.
La soluzione indicata dall’APEI resta chiara:
un Ordine unitario, due Albi e pari dignità professionale.
Questa impostazione non nega le differenze formative e funzionali tra pedagogisti ed educatori. Le riconosce, le valorizza e le colloca all’interno di una comunità professionale fondata sulla comune cultura pedagogica.
È inoltre necessario superare qualsiasi distinzione discriminatoria tra professionisti autonomi e dipendenti. L’autonomia professionale non dipende dal contratto di lavoro, ma dalle competenze, dalle responsabilità, dalla deontologia e dalla capacità di assumere decisioni coerenti con il mandato educativo.
Una responsabilità verso le nuove generazioni
L’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative non può essere ridotto a una questione burocratica o corporativa.
Il suo significato più autentico riguarda il riconoscimento pubblico dell’educazione come funzione essenziale per lo sviluppo democratico del Paese. Riconoscere pedagogisti ed educatori significa affermare che i processi di crescita, formazione, inclusione e costruzione dell’autonomia devono essere affidati a professionisti qualificati e responsabili.
Le indiscrezioni sul futuro politico del ministro Nordio possono segnare la fine del contestato percorso del DDL 1712. Non devono, però, trascinare con sé l’Ordine e le aspettative di migliaia di professionisti.
La politica ha il dovere di distinguere tra il destino di un ministro e quello di un’istituzione professionale prevista da una legge dello Stato.
Il ministro può decidere di tornare ai propri studi e alle proprie letture. L’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative, invece, deve essere messo nelle condizioni di iniziare pienamente il proprio cammino.
Il DDL 1712 può fermarsi. L’Ordine deve partire.
E deve partire nel rispetto del principio che ha ispirato la migliore parte della Legge 55/2024: la costruzione di una casa comune nella quale pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici possano esercitare le proprie funzioni con autonomia, responsabilità e pari dignità.
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Ottima analisi