{"id":3876,"date":"2026-06-23T10:30:47","date_gmt":"2026-06-23T08:30:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quadernidipedagogia.it\/?p=3876"},"modified":"2026-06-23T10:30:48","modified_gmt":"2026-06-23T08:30:48","slug":"vannacci-e-il-ritorno-della-scuola-della-selezione-una-risposta-pedagogica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.quadernidipedagogia.it\/en\/vannacci-e-il-ritorno-della-scuola-della-selezione-una-risposta-pedagogica\/","title":{"rendered":"Vannacci e il ritorno della scuola della selezione: una risposta pedagogica"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"wp-block-heading\">Vannacci e il ritorno della scuola della selezione: una risposta pedagogica<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci sulla possibilit\u00e0 di separare gli studenti in base al merito stanno suscitando un acceso dibattito pubblico. Secondo Vannacci, infatti, sarebbe opportuno recuperare modelli scolastici che prevedano una suddivisione degli alunni in base ai risultati ottenuti. Le sue parole meritano attenzione:\u00abQuando noi uscivamo dalle scuole medie mi ricordo benissimo: chi prendeva ottimo e distinto andava nelle sezioni A e B dei licei, chi prendeva buono e sufficiente andava nelle sezioni C e D\u00bb. E ancora: \u00abQuesto \u00e8 a favore di tutti. I pi\u00f9 bravi e i pi\u00f9 diligenti sono aiutati in quanto messi nelle stesse condizioni e i meno bravi avranno pi\u00f9 possibilit\u00e0 di avere un supporto che li riporti al livello dei pi\u00f9 bravi\u00bb. Infine, Vannacci arriva a definire tale modello addirittura inclusivo: \u00abLo vedo come un fattore, usando un termine che a voi piace molto, inclusivo piuttosto che discriminante, poter aiutare ognuno raggruppandolo per caratteristiche simili\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro queste affermazioni non vi \u00e8 soltanto una proposta organizzativa sulla scuola. Vi \u00e8 una precisa idea di persona, di societ\u00e0 e di educazione. Ed \u00e8 proprio qui che la pedagogia \u00e8 chiamata a intervenire.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La nostalgia della scuola che divide<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vannacci propone di guardare ai sistemi francesi, tedeschi e inglesi come modelli di riferimento. \u00abIn Francia, in Germania, in Inghilterra sembra funzionare bene\u00bb. E ancora: \u00abIn Germania gli studenti vengono messi nei vari livelli; durante l&#8217;ora di matematica i pi\u00f9 bravi vanno in un&#8217;aula e i meno bravi vanno a essere supportati nell&#8217;altra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;argomento \u00e8 semplice: se si raggruppano studenti simili tra loro, l&#8217;apprendimento migliora. Ma questa apparente semplicit\u00e0 nasconde una domanda molto pi\u00f9 profonda. La scuola deve servire a classificare o a emancipare? Perch\u00e9 la funzione della scuola non pu\u00f2 essere ridotta all&#8217;efficienza dell&#8217;apprendimento disciplinare. La scuola \u00e8 il luogo in cui una societ\u00e0 decide quale idea di essere umano trasmettere alle nuove generazioni.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dal soggetto in divenire al soggetto classificato<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da John Dewey a Paulo Freire, da Lev Vygotskij a Jerome Bruner, la pedagogia contemporanea considera l&#8217;essere umano un progetto aperto. Nessun bambino coincide con il voto che riceve. Nessun adolescente coincide con una pagella.<br>Nessuna persona coincide con la fotografia di un determinato momento della sua vita. L&#8217;educazione esiste proprio perch\u00e9 gli esseri umani cambiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando invece si sostiene che i ragazzi debbano essere separati in base al rendimento scolastico, si introduce una logica diversa: il soggetto non \u00e8 pi\u00f9 una persona in crescita, ma una persona classificata. La pedagogia conosce bene questo rischio. Le differenze temporanee diventano identit\u00e0 permanenti. Le difficolt\u00e0 diventano etichette. Le potenzialit\u00e0 diventano destini.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una cultura della gerarchia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le dichiarazioni di Vannacci richiamano inevitabilmente una stagione storica che l&#8217;Europa democratica ha cercato di superare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non perch\u00e9 esista una sovrapposizione diretta tra la proposta odierna e le politiche scolastiche del fascismo storico. Sarebbe una semplificazione. Ma perch\u00e9 il principio culturale di fondo presenta analogie significative. Anche i sistemi educativi autoritari del Novecento attribuivano alla scuola il compito di selezionare, distinguere e gerarchizzare gli individui. L&#8217;obiettivo era individuare precocemente chi fosse destinato a guidare e chi invece dovesse occupare posizioni subordinate. La scuola cessava cos\u00ec di essere uno strumento di emancipazione collettiva per trasformarsi in un meccanismo di distribuzione delle opportunit\u00e0. Quando oggi si ripropone una divisione stabile tra &#8220;pi\u00f9 bravi&#8221; e &#8220;meno bravi&#8221;, riaffiora la stessa idea: il valore delle persone pu\u00f2 essere misurato, ordinato e collocato all&#8217;interno di una gerarchia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 esattamente il paradigma che la pedagogia democratica ha contestato per tutto il Novecento.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il linguaggio educa<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro elemento merita attenzione. Vygotskij ci ha insegnato che il linguaggio non descrive semplicemente la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La costruisce. Quando il dibattito pubblico parla continuamente di &#8220;pi\u00f9 bravi&#8221; e &#8220;meno bravi&#8221;, di studenti da separare per merito o rendimento, non produce soltanto una classificazione tecnica. Produce una rappresentazione culturale. Gli studenti imparano a vedere s\u00e9 stessi e gli altri attraverso quelle categorie. Nasce cos\u00ec il fenomeno dell&#8217;etichettamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi viene collocato tra i &#8220;migliori&#8221; tende a sviluppare aspettative elevate. Chi viene collocato tra i &#8220;meno capaci&#8221; rischia di interiorizzare la propria posizione. La pedagogia conosce da decenni questo meccanismo. Le aspettative possono diventare profezie che si auto avverano.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il falso mito della normalit\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da Maria Montessori ad Andrea Canevaro, passando per tutta la pedagogia speciale contemporanea, \u00e8 stata progressivamente demolita l&#8217;idea che esista una normalit\u00e0 educativa a cui tutti debbano adeguarsi. Anche l&#8217;ICF dell&#8217;OMS ha spostato il focus dal deficit alla relazione tra persona e contesto. La domanda non \u00e8 pi\u00f9: &#8220;Cosa manca a questo studente?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma: &#8220;Quali condizioni possiamo creare affinch\u00e9 questo studente possa esprimere le proprie potenzialit\u00e0?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La differenza \u00e8 enorme. Nel primo caso si educa la persona ad adattarsi. Nel secondo si educa il contesto a essere accessibile. La proposta di Vannacci, invece, sembra riportare il baricentro sul soggetto da classificare e non sul sistema educativo da migliorare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La scuola della Costituzione<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Costituzione italiana assegna alla scuola una missione molto diversa da quella evocata nelle dichiarazioni del generale. L&#8217;articolo 3 non si limita a proclamare l&#8217;uguaglianza. Impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona umana. Questo significa che la scuola non nasce per certificare le differenze. Nasce per ridurle. Non nasce per separare. Nasce per costruire opportunit\u00e0. Non nasce per individuare vincitori e sconfitti. Nasce per consentire a ciascuno di partecipare pienamente alla vita sociale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una responsabilit\u00e0 educativa<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Don Lorenzo Milani scriveva: &#8220;Il problema degli altri \u00e8 uguale al mio. Sortirne tutti insieme \u00e8 la politica. Sortirne da soli \u00e8 l&#8217;avarizia&#8221;. In questa frase \u00e8 racchiusa una delle pi\u00f9 profonde lezioni pedagogiche del Novecento. La scuola democratica non \u00e8 una gara. \u00c8 una comunit\u00e0. Non misura semplicemente prestazioni. Costruisce relazioni. Non divide le persone in categorie di valore. Le accompagna nella scoperta delle proprie possibilit\u00e0. Per questo motivo il problema delle dichiarazioni di Vannacci non riguarda soltanto l&#8217;organizzazione scolastica. Riguarda il modello di societ\u00e0 che esse sottintendono. Una societ\u00e0 che torna a classificare anzich\u00e9 comprendere. A selezionare anzich\u00e9 educare. A gerarchizzare anzich\u00e9 includere. La pedagogia contemporanea continua invece a ricordarci una verit\u00e0 fondamentale: le persone non sono il loro rendimento scolastico. Sono molto di pi\u00f9. Ed \u00e8 proprio questo &#8220;molto di pi\u00f9&#8221; che una scuola democratica ha il dovere di custodire, proteggere e sviluppare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 la scuola della Repubblica non nasce per scegliere chi merita di salire. Nasce per impedire che qualcuno venga lasciato indietro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n<div class=\"sharing-default-minimal post-bottom\"><div class=\"nectar-social default\" data-position=\"\" data-rm-love=\"0\" data-color-override=\"override\"><div class=\"nectar-social-inner\"><a href=\"#\" class=\"nectar-love\" id=\"nectar-love-3876\" title=\"Love this\"> <i class=\"icon-salient-heart-2\"><\/i><span class=\"love-text\">Love<\/span><span class=\"total_loves\"><span class=\"nectar-love-count\">0<\/span><\/span><\/a><a class='facebook-share nectar-sharing' href='#' title='Share this'> <i class='fa fa-facebook'><\/i> <span class='social-text'>Share<\/span> <\/a><a class='twitter-share nectar-sharing' href='#' title='Share this'> <i class='fa icon-salient-x-twitter'><\/i> <span class='social-text'>Share<\/span> <\/a><a class='linkedin-share nectar-sharing' href='#' title='Share this'> <i class='fa fa-linkedin'><\/i> <span class='social-text'>Share<\/span> <\/a><a class='pinterest-share nectar-sharing' href='#' title='Pin this'> <i class='fa fa-pinterest'><\/i> <span class='social-text'>Pin<\/span> <\/a><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vannacci e il ritorno della scuola della selezione: una risposta pedagogica Le recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci sulla possibilit\u00e0 di separare gli studenti in base al merito stanno suscitando un acceso dibattito pubblico. 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