{"id":3090,"date":"2026-01-18T17:52:12","date_gmt":"2026-01-18T16:52:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quadernidipedagogia.it\/?p=3090"},"modified":"2026-01-18T18:04:17","modified_gmt":"2026-01-18T17:04:17","slug":"violenza-giovanile-cronaca-e-scuola-quando-il-linguaggio-politico-smette-di-educare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.quadernidipedagogia.it\/en\/violenza-giovanile-cronaca-e-scuola-quando-il-linguaggio-politico-smette-di-educare\/","title":{"rendered":"Violenza giovanile, cronaca e scuola: quando il linguaggio politico smette di educare"},"content":{"rendered":"<p><em>di Alessandro Prisciandaro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Presidente nazionale Apei<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Questa mattina mi sono preso il tempo di fare un esercizio semplice, ma necessario: ho cercato in rete, una per una, le dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell\u2019Istruzione e del Merito,&nbsp;<strong>Giuseppe Valditara<\/strong>, in relazione ai numerosi fatti di cronaca che negli ultimi mesi hanno visto giovani e studenti coinvolti in episodi di violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non per spirito polemico.<br>Ma per capire che idea di scuola, di educazione e di giovent\u00f9 emerge oggi dal linguaggio pubblico di chi guida il Ministero dell\u2019Istruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il quadro che ne esce \u00e8 coerente, ma profondamente problematico: una narrazione emergenziale, securitaria, spesso emotiva, in cui l\u2019educazione \u00e8 evocata come parola, ma raramente praticata come politica.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><a><\/a><strong>\u201cI giovani risolvono i conti con i coltelli\u201d<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Tra le frasi pi\u00f9 riprese dai media spicca l\u2019affermazione:<br><em>\u00abSono sbalordito che i giovani risolvano i propri conti con i coltelli\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una frase che colpisce, ma non educa.<br>Esprime stupore morale, non comprensione pedagogica. Trasforma un fatto drammatico in una rappresentazione generazionale e sposta l\u2019attenzione dai processi educativi mancati ai comportamenti individuali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019educazione serve proprio a insegnare che i conflitti non si \u201crisolvono\u201d con la violenza.<br>Se oggi accade il contrario, la domanda educativa non \u00e8 \u201ccosa fanno i giovani\u201d, ma \u201cdove e come abbiamo smesso di educare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il linguaggio istituzionale descrive i ragazzi pi\u00f9 che interrogare gli adulti, l\u2019educazione arretra e lascia spazio alla stigmatizzazione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><a><\/a><strong>Sicurezza o educazione?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Un altro asse ricorrente delle dichiarazioni ministeriali \u00e8 il richiamo alla sicurezza:<br><em>\u00abBasta feticismi ideologici: la sicurezza non \u00e8 repressione\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il punto, per\u00f2, non \u00e8 negare il tema della sicurezza.<br>Il punto \u00e8 chiedersi cosa accade quando la sicurezza prende progressivamente il posto dell\u2019educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Metal detector, controlli, misure straordinarie possono forse rassicurare l\u2019opinione pubblica, ma non costruiscono competenze relazionali, n\u00e9 prevengono il disagio. La scuola non \u00e8 un luogo da presidiare: \u00e8 un ambiente educativo da abitare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la risposta politica alla violenza \u00e8 prevalentemente securitaria, significa che l\u2019educazione \u00e8 gi\u00e0 stata data per persa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><a><\/a><strong>Autorit\u00e0, regole e fraintendimenti educativi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il richiamo al rispetto dell\u2019autorit\u00e0 e delle regole \u00e8 un altro elemento centrale del discorso pubblico:<br><em>\u00abServe rispetto dell\u2019autorit\u00e0 e delle regole\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma il rispetto non nasce dall\u2019autorit\u00e0 invocata. Nasce dall\u2019autorit\u00e0 educativa costruita nel tempo, attraverso relazioni significative, coerenza adulta, presenza quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Le regole funzionano quando hanno senso.<br>E il senso non si impone per decreto: si apprende attraverso processi educativi continui.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlare di autorit\u00e0 senza parlare di educatori, pedagogisti, tempo educativo e progettazione significa ridurre la scuola a un sistema di controllo, non di formazione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><a><\/a><strong>Educazione alla responsabilit\u00e0: slogan o politica?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Quando il Ministro afferma che&nbsp;<em>\u201cserve educazione alla responsabilit\u00e0\u201d<\/em>, tocca un punto cruciale.<br>Ma senza politiche coerenti, anche questa affermazione rischia di restare uno slogan.<\/p>\n\n\n\n<p>Educare alla responsabilit\u00e0 significa investire in presenze educative stabili, riconoscere le professionalit\u00e0 educative, lavorare sui contesti e non solo sui singoli.<br>Senza educatori e pedagogisti strutturalmente presenti nella scuola, l\u2019educazione alla responsabilit\u00e0 resta una formula retorica, buona per i comunicati stampa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><a><\/a><strong>La medicalizzazione del disagio<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Un ulteriore elemento critico \u00e8 la tendenza a trattare il disagio giovanile prevalentemente come questione clinica, attraverso il ricorso crescente a psicologi e interventi specialistici.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una confusione pericolosa.<br>Lo psicologo non sostituisce l\u2019educatore.<br>La scuola non \u00e8 un ambulatorio.<br>Il disagio educativo non \u00e8 sempre una patologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il disagio viene medicalizzato:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>il problema viene spostato sull\u2019individuo;<\/li>\n\n\n\n<li>il contesto viene assolto;<\/li>\n\n\n\n<li>il lavoro educativo quotidiano, preventivo e relazionale viene cancellato.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><a><\/a><strong>Raccontare solo la paura<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Infine, colpisce la narrazione complessiva dei giovani che emerge dal discorso pubblico: una giovent\u00f9 raccontata soprattutto attraverso la cronaca nera, la violenza, l\u2019incapacit\u00e0 di gestire i conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una narrazione che parla alla pancia dei benpensanti, non alla responsabilit\u00e0 educativa del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Un Ministro dell\u2019Istruzione dovrebbe saper raccontare anche la giovent\u00f9 che cresce, che si impegna, che resiste nonostante le assenze educative.<br>Dovrebbe parlare ai giovani, non solo dei giovani.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><a><\/a><strong>Educazione o ordine pubblico?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La violenza giovanile non \u00e8, prima di tutto, un problema di ordine pubblico.<br>\u00c8 il sintomo di un vuoto educativo strutturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 l\u2019educazione rester\u00e0 marginale nel discorso politico, ogni appello alla sicurezza sar\u00e0 solo la certificazione di un fallimento non riconosciuto.<br>E quel fallimento non pu\u00f2 essere scaricato sui ragazzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimettere l\u2019educazione al centro non \u00e8 un\u2019opzione ideologica: \u00e8 una necessit\u00e0 democratica.<strong>Alessandro Prisciandaro<br><\/strong>Presidente Nazionale APEI \u2013 Associazione Pedagogisti Educatori Italiani<br>329\/7309309<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Prisciandaro Presidente nazionale Apei Questa mattina mi sono preso il tempo di fare un esercizio semplice, ma necessario: ho cercato in rete, una per una, le dichiarazioni 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