Il recente passaggio del Disegno di Legge n. 1712 dalla sede redigente alla sede referente presso la 2ª Commissione Giustizia del Senato rappresenta un fatto politico e istituzionale di grande rilievo per il futuro delle professioni pedagogiche ed educative.
Non si tratta di una semplice modifica tecnica dell’iter parlamentare, ma di un cambiamento che incide direttamente sugli equilibri democratici e sulla possibilità, per le categorie professionali coinvolte, di partecipare realmente al processo legislativo.
Nella fase iniziale, il DDL era stato assegnato alla Commissione in sede redigente, una procedura che attribuisce alla Commissione stessa poteri molto ampi nella definizione del testo normativo, riducendo fortemente il ruolo dell’Aula parlamentare e comprimendo gli spazi di discussione e modifica.
In concreto, quella scelta appariva come un tentativo di accelerare l’approvazione di un intervento destinato a incidere profondamente sulla Legge 55/2024, la norma che ha finalmente riconosciuto e ordinato le professioni pedagogiche ed educative in Italia.
Molti osservatori hanno colto immediatamente il rischio politico e istituzionale insito in tale impostazione: il pericolo di uno stravolgimento sostanziale dell’impianto originario della legge attraverso una procedura rapida e poco aperta al confronto pubblico e parlamentare.
Fin dall’inizio, l’APEI – Associazione Pedagogisti Educatori Italiani – ha espresso una posizione netta e critica nei confronti del provvedimento e soprattutto della modalità scelta per la sua approvazione.
L’associazione ha denunciato:
- il rischio di svuotamento della rappresentanza democratica degli albi;
- l’eccessiva centralizzazione ministeriale prevista dal nuovo assetto;
- la possibilità concreta di marginalizzazione dell’albo degli educatori professionali socio-pedagogici;
- la sottrazione di poteri agli organismi territoriali elettivi;
- la compressione del confronto democratico su una materia che coinvolge centinaia di migliaia di professionisti.
La critica dell’APEI non si è limitata a una posizione corporativa o difensiva, ma ha assunto un carattere più ampio, legato alla tutela della qualità democratica del processo di costruzione ordinistica delle professioni educative.
La Legge 55/2024, infatti, rappresenta il risultato di un lungo percorso culturale, professionale e parlamentare che ha riconosciuto il valore pedagogico ed educativo come dimensione autonoma, distinta da approcci meramente sanitari, burocratici o amministrativi.
Per questa ragione, ogni modifica dell’impianto normativo richiede necessariamente un confronto aperto, partecipato e rispettoso della pluralità delle esperienze professionali presenti nel settore.
Il passaggio del DDL alla sede referente assume dunque un significato preciso: il Governo è stato costretto a rinunciare a una procedura accelerata che rischiava di trasformarsi in un vero e proprio blitz legislativo.
Si riapre così uno spazio democratico fondamentale.
Con la sede referente:
- la Commissione torna ad avere una funzione istruttoria;
- l’Aula del Senato recupera centralità;
- diventano possibili emendamenti e modifiche più ampie;
- si amplia il confronto politico;
- le associazioni professionali possono intervenire in maniera più incisiva attraverso proposte tecniche, osservazioni ed emendamenti.
In altre parole, il testo non è più blindato.
Per il mondo pedagogico ed educativo ciò rappresenta un passaggio importante non soltanto sul piano procedurale, ma anche simbolico e culturale.
Significa riaffermare che le professioni educative non possono essere governate senza il coinvolgimento diretto di chi quotidianamente opera nei servizi, nelle scuole, nei territori, nei contesti socio-educativi e socio-sanitari.
Significa difendere una concezione democratica dell’Ordine professionale, fondata sulla partecipazione, sulla rappresentanza e sull’autonomia culturale delle professioni pedagogiche.
Significa, soprattutto, ricordare che dietro le norme non vi sono soltanto assetti amministrativi, ma persone, professionisti, storie lavorative, servizi educativi e diritti sociali.
La partita parlamentare sul DDL 1712 è dunque tutt’altro che chiusa.
Ma il passaggio dalla sede redigente alla sede referente dimostra che il confronto pubblico, la mobilitazione professionale e la capacità delle associazioni di incidere nel dibattito istituzionale possono ancora produrre effetti concreti nel processo democratico.

One response
In un momento estremamente delicato sia sotto l’aspetto geopolitico , le guerre, la crisi educativa ,morale e di valori dei nostri ragazzi , i femminicidi, sempre piú minori allo sbando, sempre più famiglie Senza una bussola ben precisa , la soluzione c’è ed è visibile a tutti: la nostra società ha assoluto bisogno di EDUCAZIONE , lo sosteneva anche Nelson Mandela :” l’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo”.Il DDL 1712 ci riporta spaventosamente indietro. I professionisti dell’educazione,Educatori professionali socio pedagogici e Pedagogisti ci sono,siamo oltre 350.000 in attesa dopo aver regolarmente presentato domanda presso i Tribunali dei capoluoghi di ogni regione,dopo la legge n 55 del 2024 che ne ha di fatto istituito gli albi delle professioni educative . Aspettiamo da troppi anni, un riconoscimento che spetta di diritto ad ogni professionista, giusto trattamento, giusta dignità e adeguato stipendio.La soluzione c’è: dare attuazione alla nostra legge già votata dal Parlamento Italiano, da Educatrice Professionale socio pedagogica Pedagogista e socia Apei non posso che esortare il Governo ad essere recettivo nei confronti non solo di tanti professionisti ma di tutta la società che rischia di non avere un futuro.