Il mercato delle associazioni pedagogiche “di facciata” è esploso. Ma quante associazioni esistono davvero?

Lo scrivo da dentro, dopo molti anni di impegno professionale e associativo, accettando anche il rischio che qualcuno possa pensare che io voglia difendere il mio orticello.

Non è così. Il problema non è stabilire quale associazione sia “la migliore”, né sostenere che tutte le realtà nuove siano prive di valore. Il problema è capire quante delle sigle che oggi si presentano in rete come “nazionali”, “scientifiche”, “professionali” o “rappresentative” abbiano davvero alle spalle una comunità di professionisti, un’organizzazione, una produzione culturale e un’attività pubblicamente verificabile.

Negli ultimi anni il numero delle associazioni educative e pedagogiche presenti online sembra essersi moltiplicato. Costituire un’associazione, registrare un dominio, realizzare un logo e aprire alcune pagine social è relativamente semplice. Oggi, con l’intelligenza artificiale, lo è ancora di più: si possono produrre in pochi giorni statuti, codici deontologici, articoli, locandine, comunicati, webinar e interi siti apparentemente professionali.

Il problema non è l’intelligenza artificiale. Il problema è ciò che esiste realmente dietro la vetrina.

Una sigla nazionale non è necessariamente un’associazione nazionale

In rete incontriamo associazioni che utilizzano parole impegnative:

  • nazionale;
  • italiana;
  • coordinamento;
  • federazione;
  • istituto;
  • società scientifica;
  • registro professionale;
  • accreditamento;
  • certificazione.

Ma un nome altisonante non dimostra né la consistenza numerica né quella scientifica e professionale.

Un’associazione può definirsi “nazionale” anche se ha poche decine di soci, una sola sede effettivamente operativa e un gruppo dirigente coincidente quasi interamente con i fondatori. Può dichiarare di avere sedi regionali che, nella realtà, corrispondono semplicemente al domicilio o all’indirizzo e-mail di un referente. Può istituire un “comitato scientifico” composto da persone delle quali non sono indicati pubblicazioni, università di appartenenza, attività di ricerca o curriculum verificabili.

Tutto questo non è necessariamente illegittimo. Ma non dovrebbe essere confuso con una reale rappresentatività professionale o scientifica.

La ricognizione delle associazioni presenti in rete

Ho esaminato le principali realtà pedagogiche ed educative rintracciabili online, verificando cinque elementi:

  1. numero degli associati pubblicamente controllabile;
  2. statuto, organi e identità dei responsabili;
  3. presenza territoriale documentata;
  4. produzione scientifica e culturale;
  5. attività professionale e istituzionale verificabile.

La ricerca non consente di formulare una graduatoria e non autorizza a definire “falsa” un’associazione. Permette, però, di misurarne il grado di trasparenza pubblica.

AssociazioneConsistenza numerica verificabileEvidenze scientifiche e professionali reperite
APEIPubblica una pagina dedicata all’elenco degli associati; dichiara una presenza nazionale consolidataCostituita nel 2007; documenta assemblee, commissioni, iniziative istituzionali, aggiornamento professionale e la rivista Quaderni di pedagogia e pratiche educative. Sono disponibili anche alcuni bilanci, sebbene la pagina debba essere aggiornata con le annualità più recenti. Sito APEI, elenco soci, bilanci
ANPEÈ presente una pagina pubblica dedicata ai soci ordinari, anche se il numero complessivo non è immediatamente ricavabileStatuto, attività formative, pubblicazioni, bilancio consuntivo 2024 e iniziative politico-professionali sono pubblicamente rintracciabili. Sito ANPE
SINPEL’elenco 2026, aggiornato al 30 gennaio, contiene circa 1.460 nominativiCostituita con atto pubblico nel 1997; pubblica statuto, consiglio direttivo, codice deontologico, elenco degli iscritti, formazione e attività culturali. Statuto SINPE, elenco iscritti
ANPECL’elenco online contiene circa 1.350 nominativiCostituita nel 1997; pubblica statuto, organi, iscritti, materiali, formazione e rivista. La sua attività è concentrata sul sistema della “Pedagogia clinica”. Una parte rilevante dei nominativi appare anche nell’elenco SINPE: pertanto i due numeri non possono essere sommati come se rappresentassero comunità completamente distinte. Statuto ANPEC, elenco iscritti
APPPubblica un elenco dei soci attraverso un documento collegato al sito, ma il totale non è immediatamente leggibileSono disponibili statuto, atto costitutivo, codice deontologico, organigramma, curriculum dei dirigenti e un comitato scientifico nominativo. APP – Chi siamo, Comitato scientifico
AIEPLa pagina “Elenco dei soci”, al momento della verifica, riporta soltanto “pagina in aggiornamento”Sono pubblicati i nomi degli organi nazionali e le finalità statutarie; sono presenti soprattutto documenti e interventi normativi. Non è stato possibile ricavare dal sito la consistenza numerica né individuare una produzione scientifica strutturata e continuativa. AIEP – Chi siamo, elenco soci
Co.N.P.Ed.Nelle pagine esaminate non è stato reperito un elenco aggiornato che consenta di determinare facilmente il numero effettivo dei sociSono disponibili statuto, organizzazione, formazione, servizi, sedi e alcune iniziative politico-professionali. Il sito documenta, per esempio, un intervento sulla normativa regionale del Lazio per il sistema 0-6. Sito Co.N.P.Ed., iniziativa Lazio

Questi dati devono essere letti con prudenza. Un numero progressivo di iscrizione non coincide necessariamente con il numero degli associati attivi e in regola con la quota. Un elenco può comprendere iscritti storici, sospesi o non rinnovati. Inoltre, la presenza della stessa persona in più elenchi impedisce di sommare automaticamente i numeri.

Proprio per questo ogni associazione dovrebbe dichiarare annualmente almeno:

  • soci iscritti complessivi;
  • soci effettivamente attivi e in regola;
  • distribuzione regionale;
  • numero dei partecipanti alle assemblee;
  • bilancio consuntivo;
  • attività realizzate;
  • incarichi e audizioni istituzionali;
  • pubblicazioni e risultati scientifici prodotti.

Associazione professionale e società scientifica non sono la stessa cosa

Un’altra fonte di confusione è la sovrapposizione tra rappresentanza professionale e ricerca scientifica.

La SIPED, per esempio, è una società scientifica attiva dal 1989, orientata principalmente agli studiosi e alla ricerca accademica. Promuove gruppi di lavoro, convegni e la rivista Pedagogia Oggi, dotata di ISSN e di procedure di valutazione dei contributi. Non può quindi essere valutata con gli stessi criteri di un’associazione professionale che offre tutela, servizi, consulenza e rappresentanza a pedagogisti ed educatori. SIPED

Allo stesso modo, la presenza di un “comitato scientifico” non trasforma automaticamente un’associazione professionale in società scientifica. Occorre verificare:

  • chi ne fa parte;
  • quali titoli scientifici possiede;
  • quali ricerche sono state effettivamente realizzate;
  • dove sono pubblicati i risultati;
  • se esiste una rivista con ISSN;
  • se gli articoli sono sottoposti a revisione;
  • se vengono prodotti dati, studi e documenti citabili.

Una raccolta di webinar, interviste e articoli divulgativi può avere valore culturale, ma non equivale automaticamente a una produzione scientifica.

L’equivoco delle certificazioni associative

La Legge 55/2024 ha istituito l’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative e i relativi albi. Da quel momento occorre distinguere chiaramente:

  • l’iscrizione a un’associazione, che è volontaria;
  • l’iscrizione all’albo professionale, regolata dalla legge;
  • gli attestati associativi;
  • le certificazioni rilasciate da organismi accreditati;
  • i semplici attestati di partecipazione a un corso.

Un’associazione non può attribuire una laurea, creare un titolo professionale riservato dalla legge o sostituirsi all’Ordine.

Lo stesso MIMIT precisa che la presenza di un’associazione nel proprio elenco non costituisce un riconoscimento giuridico della professione, non è una graduatoria di qualità e non rappresenta un giudizio ministeriale di affidabilità. L’attestazione associativa, inoltre, non è un requisito necessario per esercitare una professione. Chiarimenti MIMIT

Dunque, anche la formula “associazione riconosciuta dal Ministero” deve essere esaminata attentamente. Essere inseriti in un elenco informativo non significa essere un Ordine, essere accreditati scientificamente o rappresentare la maggioranza dei professionisti italiani.

La nuova “fuffa associativa”

Le associazioni meno verificabili presentano spesso alcuni segnali ricorrenti:

  • usano definizioni nazionali senza pubblicare il numero dei soci;
  • mostrano molte cariche ma pochi associati identificabili;
  • annunciano sedi regionali senza indicare attività, recapiti e responsabili;
  • parlano di riconoscimenti ministeriali senza precisarne la natura;
  • promettono certificazioni e qualifiche dal valore poco chiaro;
  • non pubblicano bilanci o relazioni annuali;
  • non documentano assemblee democratiche;
  • non rendono conoscibili curricula e incarichi dei dirigenti;
  • definiscono “scientifica” qualsiasi iniziativa formativa;
  • producono prevalentemente post, dirette social e locandine;
  • intervengono su ogni argomento senza mostrare commissioni di studio o documenti approfonditi;
  • chiedono quote associative senza spiegare concretamente come vengono utilizzate.

Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, dimostra una frode. Ma la loro combinazione deve indurre un professionista alla prudenza.

Il discriminante non è l’anzianità e non è nemmeno la grandezza. Una piccola associazione può essere seria, competente e trasparente. Una grande associazione può diventare burocratica, autoreferenziale o vivere di rendita.

Il discriminante è la verificabilità.

Le domande da fare prima di associarsi

Prima di versare una quota bisognerebbe dedicare almeno trenta minuti a queste verifiche:

  1. Quanti sono i soci attivi e dove posso consultarne l’elenco?
  2. Chi sono realmente il presidente, i consiglieri e i responsabili regionali?
  3. Come sono stati eletti e quando si è svolta l’ultima assemblea?
  4. Il bilancio è consultabile?
  5. Quali attività sono state concretamente realizzate negli ultimi dodici mesi?
  6. Quali risultati professionali e istituzionali sono documentabili?
  7. Chi compone il comitato scientifico e quali pubblicazioni possiede?
  8. Esistono sedi territoriali realmente operative?
  9. Quali servizi vengono offerti e chi li eroga?
  10. L’eventuale attestazione rilasciata quale valore giuridico possiede?
  11. È possibile parlare con associati che non ricoprono cariche?
  12. Cosa accade in caso di reclamo, dimissioni o mancato rinnovo?

Se un’associazione risponde pubblicamente e con precisione, è un interlocutore verificabile. Se risponde soltanto con slogan, fotografie, autocertificazioni di prestigio e promesse generiche, occorre fermarsi.

Prima di scegliere un’associazione, come prima di scegliere un master

Quando scegliamo un master, verifichiamo i docenti, il programma, il soggetto che rilascia il titolo, le lezioni, gli ex corsisti e gli sbocchi professionali.

Perché non dovremmo fare lo stesso prima di scegliere chi sostiene di rappresentarci?

Associarsi non significa acquistare un logo da inserire nel curriculum. Significa affidare a qualcuno una parte della nostra identità professionale, della nostra rappresentanza pubblica e della credibilità dell’intera categoria.

Un’associazione reale non esiste soltanto quando deve riscuotere la quota annuale. Esiste nelle assemblee, nelle persone, nei territori, negli studi, nei documenti, nelle battaglie professionali, nei servizi, nei bilanci e nei risultati.

Nel mercato digitale delle sigle, la reputazione può essere simulata. La presenza reale no.

La domanda, quindi, non è soltanto: «Quanto costa associarsi?».

La domanda corretta è: chi c’è davvero dietro questa sigla, quanti sono, cosa hanno prodotto e cosa hanno concretamente fatto per la professione?

Prima di scegliere un master si verificano i contenuti. Prima di scegliere un’associazione bisogna verificarne l’esistenza sostanziale. Perché una sigla si crea in un giorno, ma una comunità professionale si costruisce soltanto nel tempo.

APEI: una presenza numerica, professionale e istituzionale verificabile

Tra le associazioni esaminate, l’APEI – Associazione Pedagogisti Educatori Italiani – presenta una delle più ampie e documentabili consistenze associative e una continuità d’azione che non si limita alla comunicazione online.

Costituita nel 2007, l’APEI ha raggiunto la soglia di circa 4.000 pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici, censiti attraverso un elenco pubblico ordinato per numero di iscrizione. Non si tratta quindi soltanto di follower, contatti social o iscritti a una newsletter, ma di professionisti nominativamente verificabili. L’associazione pubblica inoltre statuto, codice deontologico, organi nazionali, articolazioni territoriali, commissioni, attività formative e servizi per gli associati. Elenco soci APEI

Naturalmente anche per l’APEI resta importante distinguere tra iscrizioni complessivamente registrate e soci in regola con la quota nell’anno in corso. Tuttavia, l’esistenza di un elenco nominativo pubblico permette una verifica incomparabilmente più concreta rispetto a una semplice dichiarazione numerica non accompagnata da dati consultabili.

Le Commissioni nazionali

La consistenza di un’associazione non si misura soltanto contando i soci, ma verificando quanti di essi partecipino realmente alla produzione di idee, documenti, progetti e iniziative.

L’APEI ha costituito Commissioni nazionali dedicate ai principali ambiti di esercizio delle professioni pedagogiche ed educative. Le Commissioni hanno il compito di esaminare le proposte legislative e governative, approfondire i problemi professionali, produrre documentazione e formulare proposte al Consiglio nazionale. Non sono quindi semplici denominazioni inserite in un organigramma, ma luoghi nei quali i soci possono confrontare esperienze e competenze professionali. Commissioni nazionali APEI

Tra le aree attualmente attive o in fase di sviluppo rientrano:

  • scuola e Unità di Pedagogia Scolastica;
  • sistema integrato zerosei;
  • disabilità e progetto di vita;
  • servizi sociosanitari;
  • CTU, CTP e pedagogia giuridica;
  • intelligenza artificiale e benessere pedagogico digitale;
  • educazione alimentare, benessere e stili di vita;
  • pedagogia nelle organizzazioni e nelle aziende;
  • educazione non formale;
  • pedagogia, letteratura e diffusione della cultura libraria;
  • professioni educative nei diversi servizi territoriali.

Le Commissioni rappresentano anche uno strumento per evitare che le posizioni pubbliche dell’associazione siano affidate esclusivamente alle opinioni del presidente. Prima di intervenire su temi complessi – scuola, disabilità, sanità, giustizia, infanzia, intelligenza artificiale – occorre infatti costruire uno spazio di approfondimento tra professionisti che lavorano concretamente in quei settori.

La rivista “Quaderni di pedagogia e pratiche educative”

L’APEI promuove anche la rivista semestrale “Quaderni di pedagogia e pratiche educative”, nata per costruire un ponte tra ricerca pedagogica, esercizio professionale e pratiche sviluppate nei servizi.

La rivista pubblica esperienze, studi sul campo, riflessioni metodologiche e contributi professionali attraverso specifiche call for papers. Il suo obiettivo è attribuire dignità scientifica alla pedagogia agita, facendo emergere il sapere prodotto quotidianamente da educatori e pedagogisti nei servizi educativi, sociali, scolastici, giudiziari, sociosanitari e territoriali.

Non si tratta, dunque, di un semplice contenitore di comunicati associativi. La rivista intende sottoporre le esperienze professionali a un processo di riflessione, confronto e validazione comunitaria, affinché la pratica non rimanga un sapere individuale e disperso, ma possa diventare patrimonio condiviso della categoria. La rivista APEI, Quaderni di pedagogia e pratiche educative

L’Assemblea nazionale di Napoli del 2026

La presenza reale di un’associazione si misura anche attraverso la capacità di incontrarsi, discutere, votare e assumere decisioni collettive.

L’ultima Assemblea nazionale APEI si è tenuta a Napoli dal 3 al 7 luglio 2026 ed è stata dedicata al tema:

“Benessere pedagogico. Educatori professionali socio-pedagogici e pedagogisti per le famiglie, le scuole e le comunità”.

L’Assemblea non ha avuto soltanto una funzione celebrativa. Ha affrontato l’attuazione della Legge 55/2024, il futuro dell’Ordine professionale, la programmazione associativa 2026-2027, l’approvazione del rendiconto, la modifica dello statuto e la riorganizzazione nazionale dell’associazione.

Nel corso dei lavori sono intervenuti i responsabili delle Commissioni, i componenti del Consiglio nazionale, i rappresentanti regionali, il Comitato tecnico-scientifico, la direzione della rivista e numerosi soci.

A Napoli sono stati inoltre presentati o sviluppati:

  • la Carta del Benessere Pedagogico;
  • il progetto dell’Unità di Pedagogia Scolastica;
  • il rafforzamento delle Commissioni nazionali;
  • uno spazio dedicato agli autori e alla cultura pedagogica libraria;
  • la programmazione del quindicesimo percorso nazionale di aggiornamento professionale;
  • la nuova organizzazione territoriale e partecipativa dell’associazione;
  • la piattaforma politico-professionale “Riprendiamoci la Pedagogia”.

Il programma pubblico dell’Assemblea riporta relatori, responsabili delle Commissioni, rappresentanti regionali, temi degli interventi e modalità di partecipazione. È un esempio concreto di tracciabilità della vita associativa. Assemblea nazionale APEI 2026 a Napoli

Quindici anni di aggiornamento professionale

L’APEI ha costruito nel tempo un proprio sistema di aggiornamento professionale, giunto nel 2026 alla quindicesima edizione.

Il percorso non si limita all’acquisto di corsi esterni, ma valorizza il confronto tra colleghi, la presentazione di esperienze, la discussione delle pratiche e la costruzione di una comunità professionale. I soci possono proporre contributi, progetti e approfondimenti da sottoporre alla valutazione del Comitato tecnico-scientifico.

Questa continuità è significativa: un’associazione professionale non dovrebbe comparire soltanto quando c’è una nuova legge, una scadenza per l’iscrizione all’Albo o una campagna di tesseramento. Dovrebbe accompagnare stabilmente i propri soci nell’aggiornamento e nell’elaborazione della loro identità professionale. Aggiornamento professionale APEI

Dalla Legge 205/2017 alla Legge 55/2024

Uno degli elementi che maggiormente distingue una presenza associativa reale da una presenza puramente virtuale è la capacità di incidere nei processi istituzionali.

L’APEI ha svolto un’attività continuativa per il riconoscimento giuridico dell’educatore professionale socio-pedagogico e del pedagogista. Ha partecipato al dibattito parlamentare che ha preceduto la disciplina confluita nei commi 594-601 della Legge 205/2017, con la quale sono stati definiti per la prima volta a livello nazionale:

  • titoli professionali;
  • livelli di qualificazione;
  • ambiti lavorativi;
  • disposizioni transitorie;
  • distinzione tra educatore socio-pedagogico ed educatore sanitario.

Il lavoro non si è concluso con l’approvazione della legge. L’APEI ha seguito la sua applicazione, promosso incontri nazionali e territoriali, segnalato interpretazioni scorrette, contrastato bandi illegittimi e sostenuto il riconoscimento dei professionisti nei servizi scolastici, educativi, sociali e sociosanitari. La documentazione parlamentare conserva anche memorie ufficiali presentate dall’associazione. Memoria APEI pubblicata dal Senato

L’impegno è proseguito per l’istituzione dell’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative. VITA ha definito l’APEI come l’associazione che più ha sostenuto la necessità dell’Ordine degli educatori socio-pedagogici, poi istituito con la Legge 55/2024. VITA: il ruolo dell’APEI per l’Ordine

Questo percorso dimostra che il ruolo dell’associazione non nasce dopo l’approvazione delle leggi per rivendicarne il risultato, ma si sviluppa attraverso anni di interlocuzioni, proposte, audizioni, documenti e mobilitazione della categoria.

L’audizione sul DDL 1712 e la difesa della Legge 55/2024

Nel 2026 l’APEI è stata ufficialmente audita dalla II Commissione Giustizia del Senato nell’ambito dell’esame del DDL 1712, il cosiddetto DDL Nordio, che propone modifiche rilevanti alla Legge 55/2024 e all’assetto dell’Ordine.

L’audizione si è svolta il 4 giugno 2026, nella seduta n. 313. La presenza dell’APEI, il documento depositato e il collegamento alla registrazione video risultano negli archivi ufficiali del Senato. Audizioni sul DDL 1712, archivio della II Commissione

L’APEI non si è limitata a esprimere genericamente contrarietà. Ha analizzato il disegno di legge, illustrato le conseguenze professionali delle modifiche e formulato proposte correttive.

È opportuno usare una terminologia parlamentare precisa: un’associazione non può formalmente “presentare emendamenti” in Commissione, prerogativa riservata a senatori, relatori e Governo. Può però:

  • elaborare proposte emendative;
  • trasmetterle ai parlamentari;
  • illustrarle durante le audizioni;
  • sollecitarne la sottoscrizione e il deposito;
  • predisporre documenti tecnici a supporto dei lavori parlamentari;
  • analizzare e rendere comprensibili alla categoria gli emendamenti depositati.

APEI ha svolto tutte queste attività, chiedendo in particolare la tutela dei due profili professionali, la rappresentanza equilibrata tra pedagogisti ed educatori, il rispetto delle iscrizioni già accolte, il superamento delle disparità tra dipendenti e liberi professionisti e una costruzione dell’Ordine realmente partecipata.

Parallelamente ha seguito sedute, dossier ed emendamenti del Governo, della relatrice, della maggioranza e delle opposizioni, informando costantemente i professionisti attraverso documenti, dirette e approfondimenti.

Questa è una forma concreta di rappresentanza: non limitarsi a pubblicare la notizia, ma studiare gli atti, intervenire nel procedimento e restituire alla categoria gli sviluppi del dibattito parlamentare.

La presenza sui mezzi di informazione

L’attività pubblica dell’APEI è rintracciabile anche fuori dai suoi canali istituzionali.

Negli anni l’associazione e il suo presidente sono intervenuti regolarmente su testate nazionali specializzate nel welfare e nella scuola.

Su VITA sono stati pubblicati contributi riguardanti:

  • l’istituzione dell’Ordine;
  • la dignità delle professioni educative;
  • la presenza di pedagogisti ed educatori nei servizi sociosanitari;
  • la carenza di educatori;
  • le retribuzioni e le condizioni di lavoro;
  • la necessità di una grande professione educativa;
  • il rapporto tra formazione universitaria, lavoro e sistema dei servizi.

Tra i contributi più recenti figurano gli interventi sulla carenza di educatori e sulla necessità di retribuirli e riconoscerli come professionisti laureati. Archivio degli articoli su VITA

Su Orizzonte Scuola sono documentati interventi APEI sul pedagogista scolastico, sull’Unità di Pedagogia Scolastica, sull’educazione affettiva e sessuale, sulla violenza a scuola, sui servizi zerosei, sulle professioni educative e sulle modifiche legislative. APEI e violenza scolastica, Unità di Pedagogia Scolastica

Su La Tecnica della Scuola l’APEI è intervenuta, tra l’altro, sul ruolo dei professionisti pedagogici, sull’intelligenza artificiale, sulla violenza e il disagio giovanile, sull’inclusione scolastica, sugli assistenti all’autonomia e alla comunicazione e sul valore educativo della democrazia. Indagine APEI sull’intelligenza artificiale, intervento sul valore educativo della democrazia

Queste pubblicazioni non dimostrano automaticamente la correttezza di ogni posizione sostenuta dall’associazione. Dimostrano però una presenza riconoscibile, continuativa e sottoposta al confronto pubblico.

Una presenza social che documenta attività reali

APEI è presente quotidianamente su Facebook, LinkedIn e sugli altri canali social. Ma la rilevanza non consiste semplicemente nel numero dei post.

Le piattaforme vengono utilizzate per:

  • pubblicare documenti e comunicati;
  • convocare assemblee e commissioni;
  • diffondere bandi e opportunità lavorative;
  • segnalare bandi ritenuti discriminatori;
  • informare sull’iscrizione agli albi;
  • commentare le novità legislative;
  • trasmettere dirette di approfondimento;
  • presentare attività regionali;
  • promuovere l’aggiornamento professionale;
  • raccogliere candidature e disponibilità per gruppi di lavoro;
  • rendere conto degli incontri istituzionali;
  • mantenere un confronto quotidiano con migliaia di educatori e pedagogisti.

La presenza digitale, pertanto, non sostituisce l’associazione reale, ma ne rende visibili le attività. Dietro le pagine social sono rintracciabili persone, commissioni, assemblee, documenti, iniziative territoriali, audizioni e prese di posizione pubbliche.

Una realtà che può essere verificata

APEI non deve essere considerata seria perché lo afferma il suo presidente. Deve essere valutata attraverso ciò che rende controllabile:

  • circa 4.000 soci censiti nominativamente;
  • un elenco pubblico degli associati;
  • una storia avviata nel 2007;
  • organi associativi identificabili;
  • un’articolazione nazionale e territoriale;
  • commissioni professionali;
  • un Comitato tecnico-scientifico;
  • un percorso continuativo di aggiornamento;
  • una rivista semestrale;
  • assemblee nazionali documentate;
  • interventi sulla stampa specializzata;
  • interlocuzioni istituzionali;
  • audizioni parlamentari;
  • memorie e proposte emendative;
  • attività di tutela della professione;
  • un confronto quotidiano con pedagogisti ed educatori attraverso i social.

Questo non significa che l’associazione non possa essere criticata o che ogni sua scelta sia necessariamente corretta. Al contrario, un’organizzazione realmente democratica deve accettare il confronto e rendere conto del proprio operato.

Significa, però, che chi vuole valutare la consistenza dell’APEI non deve affidarsi a slogan o autocertificazioni: può controllare nomi, documenti, attività, pubblicazioni, assemblee, audizioni e risultati.

È esattamente questo il criterio che dovrebbe essere applicato a tutte le associazioni: non ciò che dichiarano di essere, ma ciò che permettono realmente di verificare.

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4 Responses

  1. Buongiorno a tutti, confermo e concordo con quanto scritto dal Presidente Nazionale Alessandro Prisciandaro, quando ho deciso di associarmi ad Apei , la mia scelta è innanzitutto dettata dalla conoscenza dell’ associazione sul campo, dalla reperibilità fisica del Presidente e dei rappresentanti ( molti li conosco personalmente) , ma soprattutto perché mi sento rappresentata .Sempre in prima linea per difendere i nostri diritti, una associazione fatta di professionisti seri e in “carne e ossa”. , ho partecipato a tutte le assemblee svolte nella mia città, ma Apei si confronta in tutte le Regioni dove ha commissione regionale e rappresentanti regionali. Sempre aperta al dialogo e al confronto, la prima a battersi per la legge n 55 del 2024, mentre migliaia di noi presentavamo domanda presso i Tribunali di ogni capoluogo di Regione, ha istituito info point sul territorio nazionale per aiutare i colleghi per la compilazione della domanda . Ci tiene sempre aggiornati su quanto accade avendo cura di riferire ogni esito delle assemblee e delle interlocuzioni avute al Senato ( per il DDL 1712 e per la legge n 55 del 2024). Sono sempre d’accordo con le proposte, dall’ unità di pedagogia scolastica all’ educazione sessuoaffettiva nelle scuole. Ogni mio pensiero su come dovrebbe svolgersi la nostra professione si sposa perfettamente con le proposte di Apei.

    • Sono stata docente, attualmente in pensione ma sempre attiva il pensionamento non è stato la fine di un traguardo,ma l’inizio a poter svolgere la professione di Pedagogista….Sono una veterana APEI e fiduciosa nelle prossime prospettive future al riconoscimento della nostra legge all’albo.Il nostro presidente nazionale Alessandro Presciandaro avrà sempre il mio supporto di stima a proseguire di ciò che è un nostro diritto Albo Pedagogisti

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